Cinema isolano, cinema isolato

Massimo Arciresi

Cinema isolano, cinema isolato

- martedì 24 Gennaio 2012 - 13:16

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a ben tre esempi di ‘cinema isolano’, realizzati in rinomate e ambite località vacanziere, attraverso la mentalità e le abitudini dei loro abitanti

di Massimo Arciresi

Numerosi sono gli esempi di cinema ambientato in Sicilia e Sardegna. Se dei film sulla prima, anche per una questione di radici, sappiamo di più, sfruttata com’è da un punto di vista commerciale, la seconda è stata al centro di diverse pellicole uscite nell’ultimo biennio: Sos laribiancos – I dimenticati di Piero Livi, Arcipelaghi di Giovanni Columbu, Pesi leggeri di Enrico Pau, fino al recentissimo La destinazione del carabiniere di Piero Sanna. Esempi di cinema minimale, se non eclatanti quantomeno dignitosi, tutti con il denominatore comune dell’orgoglio di alcuni personaggi, radicato e caparbio, di appartenere a una cultura diversa, tipica di chi è lontano dalla terra ferma.

Tornando alla nostra Trinacria, in quattordici mesi circa, abbiamo assistito a ben tre esempi, assai diversi, eppure accomunati da una ruvidezza non fastidiosa del passaggio come della narrazione di ‘cinema isolano’, realizzati in rinomate e ambite località vacanziere, proposte, però, nella loro quotidianità e attraverso la mentalità e le abitudini dei loro abitanti, nonché tramite gli scrutamenti fanciulleschi dei loro irriducibili protagonisti.

Il primo a essere distribuito è stato Iris (2002), insolita incursione nell’universo infantile (e per una volta innocente) da parte di Aurelio Grimaldi, abituato a soggetti ben più turpi. Istruendo e pedinando la sua vera figlioletta Arancia Cecilia di soli quattro anni, il regista, prendendo dichiaratamente spunto da Il palloncino bianco dell’iraniano Jafar Panahi, ci mostra la candida determinazione di Maria, decisa a portare dei fiori alla madre che fa il compleanno per non essere da meno dei fratellini. I tanti incontri e le reazioni spontanee della bambina, oltre a intenerire, riportano a una condizione pura e pragmatica, forse comune, in modo diverso, persino gli adulti che vivono sulla stessa isola; che è Ustica.

A Lampedusa è invece ambientato Respiro, uscito poco dopo con discreto successo, soprattutto per il suo autore Emanuele Crialese, nel quale la bella e svanita Grazia (un’ottima Valeria Golino nella foto) fa parlare di sé i conterranei per il suo comportamento disinibito e naturale. Tanto che il marito medita seriamente di farla ricoverare a Milano. I figli le vogliono molto bene, ma quello che sembra capirla di più è Pasquale (Francesco Casisa) che l’aiuta a nascondersi. Crialese prova che è possibile filmare con stile pure i panorami aridi, rifuggendo dalle cartoline e applicando con sapienza un crescendo drammatico che approda al suggestivamente simbolico finale.

E’ giunto da poco sugli schermi L’isola, che la palermitana Costanza Quatriglio, che si è fatta le ossa con il cortometraggio e il documentario, ha girato quasi interamente a Favignana (c’è una surreale puntata a Trapani, vista come la ‘grande città’). E’ la vicenda della vitale Teresa (Veronica Guarrasi, gelosa del fratello maggiore Turi (Ignazio Ernandes). Quest’ultimo è ‘condannato’ a fare il pescatore: ma per lui essere un marinaio sarebbe già un traguardo, costituirebbe la possibilità di sottrarsi a un’eredità che non gli interessa. Il padre, però, (il sempre apprezzabile Marcello Mozzarella), sembra non lasciargli scampo. Ripresa con taglio verista, la piccola opera riscatta la sua naiveté, talvolta impreziosita dai piccoli gesti dei personaggi, talaltra leggermente esibita, con la sincerità dello sguardo.

La disperazione in questa pellicola, come nella precedente citata, c’è, ma resta nascosta, impercettibile, impenetrabile in ogni moto di testardaggine. Insomma, è nato un filone? E’ ancora presto per dirlo.

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Un commento

  1. lea ha detto:

    interessante

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    0

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