Ancora oggi… al di là dello Stretto

Redazione

Ancora oggi… al di là dello Stretto

- giovedì 09 Maggio 2013 - 09:25
Ancora oggi… al di là dello Stretto

Ricerca di nuove esperienze? Miraggio di una società più meritocratica e più aperta? Qualunque sia la ragione che alimenta l’esodo dei siciliani verso l’estero, il fenomeno migratorio in Sicilia è di nuovo in crescita, trascinandosi dietro una grande fuga di talenti

di Patrizia Romano

La storia dell’emigrazione siciliana può essere distinta in due grandi fasi: la prima, che va dalla fine del Diciannovesimo secolo agli inizi del Ventesimo e che registra un grande esodo dei siciliani verso l’America;  la seconda, che inizia intorno agli anni Cinquanta e che si prefigge come meta prevalentemente l’Europa.

Dopo un periodo di tregua, in cui il fenomeno si riduce notevolmente, assistiamo, negli ultimi anni, a una sua ripresa. Certo non parliamo più di esodo di massa, ma, anche se in maniera silenziosa, il flusso migratorio riprende. Anche se, per certi versi, cambia la tipologia di migrante, sempre di migrazione si tratta.

 Al di là, comunque, delle battute d’arresto che il fenomeno ha registrato in certi periodi dell’ultimo decennio, e a prescindere dal suo andamento altalenante, la comunità emigrata continua ad aumentare sia per nuove partenze, che proseguono, sia per crescita interna. Oggi all’estero si contano 4 milioni 116 mila e 623 italiani, di cui il 55% circa di origine meridionale. Ancora come allora, la regione che registra più emigrati è la Sicilia, con 646 mila 993 unità e con una maggiore concentrazione in Europa. Tra i comuni siciliani, la provincia con il tasso più alto di emigrati è quella agrigentina, perfettamente in linea con il  rapporto emigrazione/povertà.

All’inizio del Duemila, comunque, il fenomeno ha assunto una diversa connotazione, perché diversa è la tipologia di emigrante. Oggi, infatti, l’emigrazione è caratterizzata prevalentemente da soggetti con un livello socio-culturale medio-alto.

Ma chi sono questi siciliani che decidono di lasciare i propri natali e sondare mete d’oltralpe?

Tracciarne un identikit è molto semplice. Si tratta, prevalentemente di soggetti non più giovanissimi, anagraficamente maturi, con unità compresa tra i 25 e i 40 anni. Molti di loro, come la maggior parte di altri connazionali provenienti da altre regioni e che hanno fatto la stessa scelta, si sono spostati alla ricerca di un lavoro più ambito o per imparare una lingua. Tutti quanti, comunque, secondo studi sociologici condotti da istituti di ricerca sociale, hanno un comune denominatore: una certa irrequietezza esistenziale che si allarga alla vita affettiva, professionale, economica.

Voglia di evadere? Di cambiare aria? Lasciare un Paese che a volte sta stretto? Accrescere le proprie esperienze? Conoscere nuove realtà? Misurarsi con sé stessi? Cercare il miraggio di una società più meritocratica e più aperta?

Qualunque sia la ragione, il nodo da sciogliere rimane quello di individuare le motivazioni che spingono questi giovani a scegliere l’esodo. A prescindere dalle scelte sacrosante di cui ciascuno di noi ha diritto, non possiamo certo dire che, a ragione o a torto, si faccia nulla per trattenerli. Intanto, già costituzionalmente il nostro Paese, al di là del sole e del mare, non è certo un luogo appetibile. Quindi, per molti è meglio partire piuttosto che restare. Nell’agenda della classe politica locale, la voce composta “fare restare chi se ne va” non è contemplata. L’abbandono della Sicilia, e la fuga di risorse che questo comporta, non sembra allarmare più di tanto le istituzioni. L’importante è che durante il periodo elettorale, anche pagandogli il biglietto di andata e ritorno, perché no, i nostri connazionali fuggiti ritornino per l’occasione e adempiano il proprio dovere di cittadini italiani.

Soltanto lo scorso anno si è registrato un vero e proprio boom di partenze. Il dato più allarmante è che questo esodo sta alimentando  un nuovo fenomeno, a detta dei sociologi, molto grave e con pesanti ripercussioni sull’economia del nostro paese. Ci riferiamo alla “fuga di talenti”, o, in una sua accezione più diffusa, alla “fuga di cervelli”. Un fenomeno, quest’ultimo, che ha riguardato il 45%, circa, dell’andamento medio complessivo del nuovo flusso migratorio. Secondo i più recenti dati dell’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero (Aire),  gli italiani emigrati sono passati dai 27 mila 616 espatri del 2011 ai 35 mila 435 del 2012. In un solo anno, insomma, l’emigrazione è aumentata del 30% circa.

Ultima nota è il sesso. Dei siciliani emigrati nell’ultimo quinquennio, il 57% circa è rappresentato da uomini, il 44 % da donne. Anche il livellamento numerico tra i due sessi è, comunque, un ulteriore chiave di lettura del nuovo fenomeno.

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