Un percorso che parte da lontano

Redazione

Un percorso che parte da lontano

- giovedì 09 Maggio 2013 - 08:31

Lotta all’omofobia, al bullismo e alla discriminazione. È questo e altro ancora il Pride LGBTQ. Storia di un percorso lungo più di 40 anni per rivendicare i diritti uguali per tutti

di Fabio Vento

Sarà allegro, festoso e colorato, e stavolta più grande che mai. Per la prima volta nella sua storia, Palermo accoglie il Pride LGBTQ nazionale per rivendicare il diritto a ogni differenza: umana, culturale, di orientamento e di genere.
Non un semplice corteo ma un ciclo articolato di eventi culturali, di svago, di spettacolo: «Per il quarto anno consecutivo – commenta Daniela Tomasino, presidentessa di Arcigay Palermo – costruiamo il pride come momento di condivisione con la città e con le sue istanze profonde, perché il tema dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) non è altro che il tema più ampio dei diritti civili. L’opportunità, per ciascun individuo, di autodeterminarsi e scegliere per sé stesso abbraccia tanti altri aspetti della vita sociale, quale il lavoro, la condizione femminile, la condizione degli immigrati e delle minoranze».

Un’idea di condivisione che è già realtà. Infatti, già nel pieno del ciclo itinerante di eventi “Verso il pride” che, fra incontri, dibattiti, presentazioni e spettacoli, muove spazi e persone in tutta la città. «Il nostro tentativo – riprende Daniela Tomasino – è quello di “contaminare” con le nostre energie e le nostre istanze le tante anime di Palermo. La manifestazione vera e propria inizierà venerdì 14 giugno con l’inaugurazione del “Pride Village”, che per una settimana animerà i Cantieri Culturali alla Zisa. Un vero e proprio villaggio, dove sarà la città a portare a noi le proprie idee, le proprie proposte di discussione, la propria arte. Il culmine del pride sarà ovviamente il corteo, che si terrà sabato 22 giugno e che attraverserà le vie principali della città; la nostra madrina 2013 sarà Maria Grazia Cucinotta».

La novità di quest’anno è che, per la prima volta, la manifestazione sarà nazionale e vedrà, al fianco dei cittadini e delle tante associazioni che formano il comitato Palermo Pride, persone e comitati da tutta Italia e da varie parti d’Europa: «Il grande successo e la crescente partecipazione ai pride palermitani degli ultimi tre anni – spiega la presidentessa di Arcigay Palermo – ci ha spinti al grande passo: proporre la nostra città per il pride nazionale 2013. Se siamo giunti a ciò è frutto dello straordinario impegno dei tanti attivisti che operano nella comunità LGBT di Palermo».
Una storia, quella della comunità palermitana, che affonda le proprie radici intorno alla metà degli anni ’70, sull’onda lunga dei moti di Stonewall di New York. La sede locale del Fuori! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) e il Teatro Madre di Nino Gennaro e Maria di Paola furono i primi centri aggregativi di dibattito e di discussione intorno al tema dei diritti delle persone omosessuali. Semi che pochi anni dopo, nel 1981, avrebbero dato frutto in quello che fu il primo circolo arcigay italiano: fra i fondatori Massimo Milani, Gino Campanella, Franco Lo Vecchio. Qualcosa iniziò da subito a muoversi, e neppure un anno dopo si celebrò a Palermo il primo pride locale, non ancora nella forma del corteo, ma come semplice manifestazione negli spazi di villa Giulia: un’esperienza all’epoca rivoluzionaria, un’assemblea aperta a tutta la cittadinanza che lasciò tracce profonde nel tessuto cittadino e che per diversi giorni tenne le prime pagine dei giornali. Un’altra preziosa tappa, intrisa di coraggio e sana follia, fu il matrimonio simbolico di Massimo Milani e Gino Campanella nel 1992 sulla piazza di Palazzo delle Aquile, davanti a migliaia di persone.

Gli anni ’90 videro il dibattito all’interno del movimento approfondirsi e diversificarsi sempre più, maturando varietà nel pensiero e nell’approccio: nacquero associazioni come la locale Arcilesbica e Articolo 3. Una nuova spinta in avanti giunse però nel settembre 2009, quando, in risposta all’ondata di violenze che avevano da poco colpito la gay street romana, si svolse il primo corteo Stop Omofobia. La grande partecipazione dei cittadini, oltre 5 mila, fece maturare l’idea che Palermo, come già Catania, potesse essere matura per un proprio corteo pride. Non già un gay pride o una semplice “festa della visibilità” della comunità LGBT, ma una manifestazione che fosse occasione di incontro a viso aperto fra le tante anime di Palermo. Che riunisse tutta la cittadinanza nella solidarietà e nella rivendicazione di ogni individuale diversità.
Il primo coordinamento pride riunì tante realtà fra associazioni impegnate nei diritti umani, comunità di migranti, donne, comitati di lavoratori precari, studenti, e nel giugno del 2010 portò in strada il primo corteo “Sicilia Pride”, che da subito rivendicò, come proprio simbolo, quell’asterisco rosa che da “carattere jolly” rappresenta più di ogni altro tutte le diversità e la consapevolezza di far parte di una comune umanità, di un patrimonio condiviso di diritti. L’accoglienza fu grande: 15 mila cittadini di ogni estrazione, condizione e orientamento sessuale scesero entusiasti e variopinti per le vie della città, vestiti e truccati ciascuno sul filo del proprio estro e della propria creatività. Da allora il pride palermitano divenne un evento annuale, accolto con sempre più grande entusiasmo: 30 mila presenze nel 2011, 40 mila nel 2012. Da allora, il movimento LGBT iniziò a compenetrarsi sempre più nel tessuto cittadino: basti pensare alla nascita di manifestazioni come il Sicilia Queer Filmfest e l’apertura all’ospedale Civico de “La Migration”, sportello per migranti LGBT che si propone di fornire assistenza legale e supporto alle domande di asilo per chi nel proprio paese è oggetto di discriminazione.

«La piattaforma del pride nazionale 2013 – commenta Tomasino – è molto vasta e va al di là delle tradizionali istanze del movimento LGBT. Chiediamo che tutte le persone possano fruire, formalmente e sostanzialmente, degli stessi diritti in tutte le articolazioni della vita. Il matrimonio egualitario è da anni la nostra richiesta principe, quella che simbolicamente più incarna la cifra delle nostre istanze. Riteniamo però che questo istituto vada interpretato come opportunità e non come passaggio obbligatorio: ciascuna coppia deve poter decidere in autonomia se contrarre matrimonio, e anche in caso negativo deve poter godere di diritti e di tutele. Basti pensare – sottolinea – che chi è in regime di coppia di fatto non può adottare bambini, non può accedere a sgravi fiscali se il proprio compagno perde il lavoro, non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala, né può autorizzare il personale medico a effettuare un intervento medico urgente e rischioso sul compagno qualora questi ne abbia bisogno. Ma le nostre rivendicazioni – continua Tomasino – riguardano anche la lotta all’omofobia e al bullismo che, in forme diverse, discendono dalla stessa sottocultura che alla diversità risponde con la violenza e la discriminazione. Discriminazione che colpisce nei più disparati contesti sociali e lavorativi, al punto che molte persone, ancora oggi, tengono intenzionalmente nascosto il proprio orientamento sessuale.

Il bullismo, in particolare, rimane la causa principale di suicidio fra gli adolescenti. Un significativo passo in avanti sarebbe l’estensione della legge Mancino, che prevede l’aggravante per i crimini d’odio nei casi di omofobia. C’è anche il tema del lavoro: soltanto il superamento della precarietà economica e materiale rende liberi da compromessi in tutte le proprie scelte. Cerchiamo di trasmettere l’idea – conclude – che ciò per cui combattiamo sono le libertà di tutti e che in questo nessuno deve sentirsi solo. Palermo sta recependo questo messaggio, dimostrandosi tutt’altro che conservatrice e provinciale: ci sono anzi profonde e insospettabili spinte progressiste e libertarie».
Segnali positivi giungono, con lentezza, anche dalle istituzioni locali: «Percepiamo – dice la rappresentante di Arcigay – che iniziano ad avvertirci sempre più come interlocutori. Sia a livello comunale sia regionale, infatti, ci sono in cantiere progetti di legge per l’istituzione di un registro delle coppie di fatto. In sede regionale, in particolare, è in discussione una legge contro l’omofobia che, se approvata, darebbe il via ad importanti misure preventive e formative nei campi in cui la Regione, per Statuto, ha competenza esclusiva: lavoro, istruzione, sanità, assistenza sociale. Tanti altri sono gli interventi praticabili: per esempio, la messa a disposizione di case famiglia per l’accoglienza di persone soggette a discriminazione o rifiutate dalla famiglia per il proprio orientamento sessuale».
Più nebuloso è il quadro nazionale. La legislatura appena iniziata vede un parlamento promettente, giovane e con il maggior numero di persone che si sono espresse favorevolmente sul tema dei diritti civili.

«Però non posso ignorare – puntualizza Daniela Tomasino – che il tema del riconoscimento di diritti alle coppie di fatto, rivendicato dal Partito Democratico in campagna elettorale, non fa parte del programma del governo delle larghe intese. Questo non porta ad essere ottimisti per l’immediato futuro».
Però restano la voglia, l’entusiasmo, la consapevolezza di lavorare per un progetto che si fa sempre più grande e condiviso. Come ebbe a dire Massimo Milani: «… il pride è la casa di tutte le identità e di tutti i diritti negati. È il mondo come lo vorrei ogni giorno: colorato, gioioso, dove ciascuno si senta a proprio agio nell’essere sé stesso e si senta parte di qualcosa di più grande… »

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2 commenti

  1. Vincenzo Scimonelli ha detto:

    mi sarebbe piaciuto essere citato fra I fondatori insieme a Franco, Gino e Massimo; anche se ormai mi sono abituato a questa curiosa dimenticanza.

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    1. Alexander Nigro ha detto:

      si infatti lotta alla discriminazione,all'omofobia,lotta per i diritti civili .per questo da un lato si organizzano manifestazioni come il gay-pride e dall'all'altro lato ci si lambicca il cervello da parte degli omosesuali stessi su come ucidere me e la mia famiglia.ignorando che non e' degno di un paese civile questo!

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