Turismo in Sicilia al crocevia

Patrizia Romano

Turismo in Sicilia al crocevia

- giovedì 20 Giugno 2013 - 08:40
Turismo in Sicilia al crocevia

Flusso turistico in calo e recettività alberghiera in aumento. A cosa serve creare nuovi alberghi, per giunta, a 5 stelle, se i turisti non vengono?

Di Patrizia Romano

Un po’ di crisi internazionale, che provoca un calo del flusso turistico, un piano offerta confuso, un territorio che perde sempre più la propria propensione turistica. Sono alcuni degli ingredienti della crisi in cui versa il settore alberghiero in Sicilia. Crisi che investe sia i piccoli hotel sia le grandi catene a 5 stelle.

I numeri, in molti casi, sono più eloquenti delle parole. Secondo dati forniti dalla Federalberghi di Palermo, quest’anno si è registrato, rispetto allo scorso anno, un decremento del 12 per cento delle presenze. Mentre i dati dell’Ente bilaterale regionale per il Turismo registrano un calo del fatturato, sempre rispetto allo scorso anno, del 29 per cento, a fronte di un calo del 6 per cento delle presenze.

La crisi ha le sue gravi ripercussioni anche sul piano occupazionale che, negli ultimi anni è in forte ribasso. Nell’ultimo biennio, infatti, molte strutture sono state costrette a ricorrere alla Cassa Integrazione.

Un malessere quello degli alberghi siciliani che si trascina da lungo tempo. Negli ultimi 10 anni, infatti, si è passati dal 30 al 24 per cento di flussi turistici, lasciando, così, vuoto circa il 70 per cento dei posti letto disponibili.

Intanto, nella regione dei paradossi, mentre gli alberghi chiudono per crisi, la crescita dell’offerta alberghiera siciliana non si arresta. Continua, infatti, a crescere, in maniera esponenziale rispetto alle reali esigenze, il numero di strutture a 3, 4 e 5 stelle. In un anno, sono state rilevate altre 8 strutture ricettive, di cui alcune di piccole dimensioni. Lo scorso anno, gli alberghi erano 729, mentre quest’anno sono diventati 737  per un totale complessivo di 101.905 posti letto. Questi dati, tra l’altro, non includono gli alberghi ad 1 e 2 stelle, neppure i b&b, gli agriturismi, le camere in affitto e i residence.

Questo è l’indicatore netto dello stato di confusione in cui versa il settore. Molti hanno confuso lo sviluppo turistico con l’aumento della ricezione alberghiera, senza pensare minimamente che i turisti, prima di ospitarli, bisognerebbe farli venire. Negli ultimi anni, le nuove strutture alberghiere sono state realizzate senza un’adeguata programmazione e non hanno minimamente contribuito a soddisfare i veri bisogni.

Ciò che manca, essenzialmente, è l’attenzione della classe politica, che non ha mai dotato il territorio di infrastrutture e servizi adeguati. Inoltre, come si può sperare a uno sviluppo se le imprese turistiche vengono continuamente versate da pesanti tributi.

Gli organi rappresentativi del settore rivendicano una politica di tributi locali che aiuti gli imprenditori a sostenere la concorrenza estera.

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