Turismo in Sicilia all’anno zero

Redazione

Turismo in Sicilia all’anno zero

- giovedì 18 Luglio 2013 - 09:00
Turismo in Sicilia all’anno zero

Crisi internazionale. Modelli legislativi stereotipati. Impresa speculativa. Investimenti incauti. Strutture in esubero. Istituzioni latitanti. Analisi sul settore turistico in Sicilia

 di Patrizia Romano

Lo sviluppo del settore turistico siciliano, che potrebbe dare un contributo notevole all’economia isolana, appare in Sicilia sottodimensionato rispetto a quello potenzialmente sostenibile dalle risorse turistiche. La crisi internazionale ha avuto gravi ripercussioni sul settore. Forti disagi si registrano sia per quanto riguarda l’incoming sia l’outcoming, cioè rispettivamente il flusso in entrata e il flusso in uscita. Gli stranieri sono andati sempre a diminuire, fino a scomparire. Sono diminuiti in particolare i giapponesi, gli inglesi, i tedeschi e anche gli americani. Le mete tradizionali del mercato straniero, come Taormina, Cefalù, Siracusa stanno vivendo un momento drammatico. Purtroppo, diminuiscono anche gli italiani del centro nord.

Il dramma peggiore è che non si intravede alcuna variazione di tendenza. Tutti gli operatori del settore sono seriamente preoccupati, soprattutto dopo la crescita degli investimenti registrati negli ultimi dieci anni. Focalizzando l’attenzione proprio sugli investimenti, possiamo sottolineare, infatti, che le imprese che negli ultimi anni hanno realizzato un lauto investimento sono tante. Si tratta, comunque, di investimenti edilizi non turistici. Si è investito, concentrando l’interesse sui finanziamenti e non sulla gestione delle nuove risorse. Una vera e propria speculazione. Nient’altro. Non si è fatta imprenditoria turistica, ma imprenditoria edilizia.

La Sicilia è la regione con il maggiore numero di cosiddetti letti freddi. Cioè posti letto vuoti. Un vuoto che oscilla dal 25 al 30 per cento.

Ad aggravare il quadro, intervengono le profonde divergenze di opinioni tra gli operatori del settore. L’impegno dell’imprenditore pubblico e dell’imprenditore privato è divergente. Entrambi giocano a rimpiattino, lanciandosi accuse reciproche.

Nonostante la vacanza rappresenti un bene di genere voluttuario e nonostante la crisi, la gente, comunque, non rinuncia alla vacanza. Questo, però, secondo gli operatori del settore, non rappresenta un buon presupposto per il turismo. Chi va in vacanza va alla ricerca del risparmio. Si offre e si acquista di tutto. E’ chiaro che la qualità, nella maggior parte dei casi, va a farsi benedire. La grande crisi provoca da una parte una contrazione della domanda dall’altra una ricerca del risparmio.

Il pubblico non fa nulla per andare incontro al settore. E’ fermo a stereotipi che andavano bene vent’anni fa. Le istituzioni dovrebbero garantire leggi nuove, moderne, in grado di reggere il mercato e garantirne la loro osservanza. L’osservanza delle norme non risponde molto alla realtà. Tanto è stato realizzato senza ottemperare alle leggi e molto viene fatto in barba alle regole. Molte aziende del settore non osservano neppure le norme più elementari. Oltre il 50 per cento delle agenzie di viaggio, per esempio, non ottempera alle norme previste per i diritti dei consumatori. Da una parte le leggi non vengono osservate del tutto. Dall’altra chi può si autoregolamenta a modo proprio. Quando parliamo di turismo, dovremmo chiederci quanto incidano sul flusso turistico fattori come l’immondizia a Palermo, la tassa sulle entrate imposta dai sindaci di alcune isolette, l’inefficienza di collegamenti con le Isole Minori. Sono soltanto alcuni degli esempi che incidono profondamente sull’andamento turistico. Esempi di cui la Sicilia è piena. Intanto il settore va a rotoli. Conseguenza infausta per chi opera in quest’ambito, soprattutto con un ruolo dipendente. Circa 30 mila persone non hanno avuto rinnovato il contratto di lavoro. E questo è un buon presupposto per un ulteriore precipitazione del settore.

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