Nel segno dei chakra

Redazione

Nel segno dei chakra

- giovedì 28 Novembre 2013 - 08:55
Nel segno dei chakra

Cosa sono? Quale funzione rivestono nell’esistenza dell’uomo? Quale obiettivo si pongono? Gli infiniti perché di questa antica cultura indiana

Di Rita Riccobono

Tre millenni ci dividono dalla scoperta ayurvedica dei chakra. La tradizionale cultura indiana, infatti, ne introduce il concetto, per la prima volta, nell’era precristiana (Alta Antichità).

Da allora, il percorso di ricerca sui chakra non si è mai arrestato. E’ andato sempre avanti, soprattutto nell’applicazione di nuovi trattamenti. Ma cosa sono i chakra? Quale funzione rivestono per l’uomo? Quale obiettivo si pongono? Secondo la tradizione ayurvedica, i chakra rappresentano la modalità con cui il nostro campo energetico entra in relazione con il campo energetico universale. In termini più semplici, i chakra sono dei vortici che, più o meno, somigliano a dei canali che mettono in collegamento la nostra energia interiore con il campo energetico universale.

A ogni chakra corrisponde una ghiandola endocrina. Infatti, sono sette quante sono le ghiandole nel nostro organismo e corrispondono alle ghiandole surrenali, all’ovaio o al testicolo, al pancreas, al timo, alla tiroide, all’ipofisi e all’epifisi.

Da anni, molti studiosi si dedicano all’applicazione dell’omeopatia sui chakra. Ma in che termini è possibile tale applicazione? Innanzitutto, è importante tenere presente che ad ogni chakra corrisponde pure una sfera psicologica. Per cui, con opportune metodiche strumentali è possibile studiare ed evidenziare l’assetto energetico di ogni chakra, al fine di capire la causa della patologia e determinare la terapia migliore per la guarigione.

Il concetto di guarigione è molto importante, perché l’obiettivo del terapeuta non è solo il miglioramento dei sintomi e della loro soppressione, come avviene con la medicina ufficiale, ma è il riequilibrio dello stato di salute che non significa, appunto, solo soppressione dei sintomi.

Per capire meglio il principio in base al quale l’omeopatia può essere applicata ai chakra, bisogna fare un passo indietro e capire meglio il concetto dal quale trae origine l’omeopatia. Questa è una branca della medicina che utilizza rimedi presi dalla natura che vengono diluiti a dosi infinitesimali e dinamizzati, cioè energizzati. Qui viene fuori il primo concetto importante dell’omeopatia, quello di energia. L’energia di cui parliamo è quella di cui parlavano 6 mila anni fa i cinesi, i quali affermavano che nel nostro organismo sono presenti binari, detti meridiani, lungo i quali scorre l’energia che collega i vari organi fra di loro. Questa energia, chiamata dagli antichi cinesi ‘chi’, fa parte dell’energia cosmica che pervade tutto l’universo. Proprio secondo gli antichi cinesi, noi siamo un microcosmo nel macrocosmo e tutte le volte che si verifica uno squilibrio nel flusso dell’energia lungo i meridiani o un blocco di tale energia, si verifica la malattia. Questi concetti sono stati confermati dalle teorie recenti della fisica quantistica, iniziata con la teoria della relatività di Einstein. Quindi, il medico che vuole intervenire nel riequilibrio di un soggetto deve tener presente anche l’aspetto energetico, utilizzando metodiche che agiscono non meccanismi di tipo biochimico, come avviene con i farmaci tradizionali, ma con meccanismi di tipo biofisico o frequenziale. Tutti i metodi omeopatici hanno caratteristiche frequenziali, nel senso che all’interno degli elementi somministrati esistono quanti di energia secondo i concetti della fisica quantistica di Einstain.

L’applicazione dell’omeopatia su chakra è sempre più diffusa. Paradossalmente, però, più cresce la ricerca, più aumentano i dubbi e le perplessità. Come stabilire, quindi, il confine tra medicina tradizionale e medicina alternativa? Per un terapeuta olistico, che tende a curare la persona e non la malattia, non esistono limiti nell’applicazione della terapia, perché il terapeuta ritiene fondamentale l’attivazione del processo di auto guarigione del paziente. Ciò vuol dire che non esiste farmaco in grado di guarire il paziente se egli non avrà fiducia in se stesso, se non avrà voglia di vivere e se non si sentirà parte dell’universo a cui appartiene. Se questo non avviene, la terapia omeopatica potrà solo alleviare i sintomi, ma non guarire. E’ molto più facile intervenire su una patologia funzionale, piuttosto che su una patologia organica.   

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