Hiv e l’inconsapevolezza di un flagello sociale

Patrizia Romano

Hiv e l’inconsapevolezza di un flagello sociale

- lunedì 21 Aprile 2014 - 08:58

Secondo dati provenienti da tutti i centri siciliani di diagnosi e cura della sindrome da immunodeficienza acquisita, in Sicilia, ogni anno, si osservano circa 160 nuove infezioni

di Patrizia Romano 

Nel 1982, la letteratura medico-scientifica internazionale annovera tra le malattie sconosciute, la sindrome da immunodeficienza acquisita. Una malattia subdola, associata al virus che la provoca. Proprio  quell’anno si registrano i primi casi che allarmano, non poco, il mondo sanitario internazionale, nonché l’intera popolazione mondiale.

Secondo dati provenienti da tutti i centri siciliani di diagnosi e cura da Hiv, raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Epidemiologico  dell’assessorato regionale, in Sicilia, ogni anno, si osservano circa 160 nuove infezioni. I soggetti più colpiti sono prevalentemente gli uomini,  che rappresentano il 73 per certo, circa, della popolazione affetta. La fascia di età maggiormente coinvolta oscilla tra i 20 e i 50 anni.  Soggetti pure gli stranieri. Tra questi ultimi, però, sono le donne quelle più a rischio. Sono proprio gli stranieri prevalentemente quelli che rappresentano i nuovi casi; parliamo del 30 per cento, circa della popolazione colpita. Questi ultimi provengono perlopiù dall’Africa, e particolarmente da paesi come la Nigeria, dove si registra un alto tasso di prostituzione femminile di importazione. I rapporti eterosessuali sono la causa principale della trasmissione dell’infezione, seguiti, comunque, dai rapporti omosessuali.

Ad aggravare la situazione rimane, comunque, la scarsa propensione allo screening tra la popolazione più a rischio. Infatti, spesso, la diagnosi viene fatta quando la malattia è in uno stato già avanzato da non prevedere facili soluzioni. In passato, a essere più colpiti erano i giovani tossicodipendenti. Oggi, invece, sono gli eterosessuali di età matura. Indice, quest’ultimo, di un comportamento sessuale irresponsabile e promiscuo anche tra gente di una certa età.

In Sicilia, i casi accertati sono, circa 6 mila.

La provincia siciliana con l’incidenza maggiore risulta quella di Siracusa, seguita da Catania e Trapani. Anche se le cifre possono sembrare allarmanti, possiamo, comunque, affermare che i dati nell’Isola sono molto più bassi rispetto alla media nazionale.

A livello mondiale, invece, i dati destano una grande ansia. In tutto il mondo si contano, infatti, oltre 34 milioni di pazienti sieropositivi; insomma, una persona su 180.

Dopo 32 anni dalla prima scoperta, che possiamo fare risalire ai primi casi accertati, pur non essendo stata ancora trovata una cura definitiva, nel campo della diagnosi precoce, della prevenzione e, per certi versi, anche della cura, si sono registrati progressi non indifferenti, soprattutto nella ricerca. Quanto meno, sono migliorate l’aspettativa e la qualità della vita.

I risultati vanno prevalentemente verso la direzione di una riduzione della mortalità, tanto da potere considerare l’infezione, più che altro, una patologia cronica. Uno dei dati più inquietanti rimane, comunque, l’inconsapevolezza della malattia. Basti pensare, infatti, che un sieropositivo su 4 non sa di essere affetto dalla malattia. La conoscenza precoce, rappresenterebbe uno dei risultati più efficienti della malattia. Un paziente trattato tempestivamente e bene, non solo risponde meglio alla terapia, ma ha minori possibilità di trasmettere il virus.

Quello che è certo, comunque, è che in Italia si fa molto poco. In Sicilia ancora meno di poco. Eppure, il ‘Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’Aids’, realizzato con l’entrata in vigore della legge numero 135 del 1990, una delle leggi più esaustive e avanzate del mondo, si sarebbe potuto fare molto di più. La legge, infatti, prevede   una serie di misure urgenti nel settore assistenziale della prevenzione e della formazione. Secondo uno studio condotto dall’Istituto superiore della Sanità, la suddetta legge viene in gran parte disattesa, mentre  la Commissione e la Consulta non sono operative da anni.

Negli ultimi anni, nell’Isola è aumentata costantemente la quota di persone arrivata allo stadio di Aids conclamato, ignorando la propria sieropositività.

Nel 2012, è stata finanziata una serie di interventi specifici per lo svolgimento di corsi di formazione e aggiornamento professionale, ma anche per il trattamento domiciliare dei soggetti affetti. Non è chiaro, però, come siano stati spesi questi fondi.

 

 

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Un commento

  1. Cristina Pereira ha detto:

    Sono Cristina Pereira, ho contratto HIV nel 2009 mi è stato detto dal mio medico che non c’è possibile cura per HIV. Ho cominciato a prendere le mie ARV di, mio CD4 è 77. Ho visto un sito web del Dott Boadi anche ho visto un sacco di testimonianze su di lui su come si utilizza la medicina a base di erbe per curare HIV. L’ho contattato e gli ho detto i miei problemi, mi ha inviato la fitoterapia e l’ho preso per 7 giorni dopo poi sono andato per un check-up e mi è stato negativo. il farmaco non ha alcun effetto collaterale, non c’è nessuna dieta speciale quando l’assunzione del farmaco visitare la sua visita il suo sito web: http://www.drboadiherbalcentre.webs.com

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