Born to kill: il minerale che uccide

Patrizia Romano

Born to kill: il minerale che uccide

- lunedì 28 Aprile 2014 - 09:00
Born to kill: il minerale che uccide

Una forte concentrazione di amianto, fa dell’Isola la terza ragione d’Italia per rischio, con un’incidenza dell’1,66 per ogni 100 mila abitanti

 

di Patrizia Romano

 

Per 10 lunghi anni, la norma relativa alla mappa che dovrebbe aiutarci a individuare la presenza di amianto in Sicilia è rimasta inapplicata. Cosa si attenda affinché tale normativa trovi una propria ragion d’essere, nonché una adeguata applicazione, è un interrogativo che si perde tra i meandri dell’indolenza del nostro governo regionale. Insomma, dopo ben dieci anni, non è stato fatto nulla per avviare un percorso sui punti in cui è stata rilevata, negli anni, la presenza reale del micidiale killer e, quindi, procedere a un’adeguata rimozione.

Questo problema è un interrogativo che, da decenni, affligge le popolazioni più direttamente esposte al rischio amianto, ma anche le comunità intere che, sebbene possano ritrovarsi in zone meno vicine, corrono anche loro un certo margine di rischio. In realtà, il rischio lo corriamo tutti ed è un rischio legato prevalentemente all’inconsapevolezza di dove realmente si trovi. Tutto questo, comunque, vista l’inapplicabilità della legge, ha un’importanza relativa, perché anche se vengono mappati i punti di maggiore collocazione dell’amianto, tanto nessuno fa niente per rimuoverlo.

 

Aspetto legislativo

Non resta che chiederci perché la legge rimanga inapplicata.

La legge di cui parliamo è il decreto Ministeriale numero 101 del 2003. Il decreto affidava agli Enti regionali il compito di mappare la presenza dell’amianto, trasmettendo i dati raccolti al ministero dell’Ambiente. Ebbene, la Regione Sicilia non ha fatto assolutamente nulla. Non solo non ha mai tracciato la mappatura richiesta, ma non ha dato risposta alcuna, neanche negativa sulla prova indolenza e inoperosità. Infatti, sappiamo che l’amianto è presente in tanti posti della Sicilia, ma non si sa dove esattamente. E poi… anche se si sa, nessuno pensa a rimuoverlo. Basti pensare alla presenza di un buon quantitativo in piazza Magione, dove numerosi cittadini hanno segnalato alle autorità competenti e agli organi preposti alla rimozione. L’amianto è ancora lì, che, in maniera silente, miete le sue vittime. Lo statuto speciale non può essere il pretesto per sottrarsi agli obblighi stabiliti dalle leggi, specie quando è in pericolo la salute.

Manca di certo la buona volontà.

Ciò diventa ancora più incomprensibile, se pensiamo che la commissione Sanità dell’Ars ha dato il via libera a un disegno di legge che colma un vuoto di 20 anni nella regolamentazione del trattamento del materiale altamente pericoloso. La Regione stanzia 18 milioni di euro per intervenire su siti pubblici e privati, decide la creazione di un centro per la trasformazione in sostanza inerte e individua nell’ospedale di Augusta il polo per la cura e la prevenzione della patologie da amianto.

A questo, aggiungiamo le risorse che nel 2003 erano state messe a disposizione delle Regione proprio per arginare il rischio amianto. Anche quelle, dove sono finite?

Comunque sia, se ancora non si è proceduto a intervenire sulla mappatura delle zone utilizzate come ‘deposito’, immaginiamo agli interventi di bonifica, la cui realizzazione sta ancora in sospeso tra i meandri della politica e i sogni mostruosamente proibiti dei cittadini.

Composizione

Questo metallo, è un minerale a struttura fibrosa e appartiene alla chimica dei silicati. E’ presente in molte parti del globo e si ottiene dalla roccia madre dopo qualche giorno di frantumazione.

E’ resistente al fuoco e al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura. La sua struttura fibrosa gli conferisce una notevole resistenza meccanica. Si lega facilmente con vari materiali da costruzione. E’ facilmente filabile e può essere tessuto. E’ dotato di proprietà termoisolanti.

Exursus storico

La produzione del cemento amianto inizia in Austria nel 1893.

Nel 1912, un ingegnere italiano costruisce una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto.

Grande clamore ebbe nel 1903, in seguito a un incendio che aveva causato 83 morti, la sostituzione nella metropolitana di Parigi di materiali infiammabili con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze.

Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e, poi, nel 1932 per la coibentazione del transatlantico Queen Mary.

Questi eventi furono molto reclamizzati, tanto da indurre una eccessiva confidenza con l’amianto e favorirne una massiccia diffusione in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali. In Italia, nella metà degli anni Cinquanta, si coibentarono con l’amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero. Per anni è stato considerato un materiale estremamente versatile a basso costo, con estese e svariate applicazioni industriali, edilizie e in prodotti di consumo.

Effetti sulla salute

Le dimensioni degli effetti tragici dell’amianto sono enormi. E’ un dato acquisito il fatto che l’amianto sia responsabile di gravi e irreversibili danni per l’uomo ed è stata dimostrata un’evidente correlazione fra esposizione ad amianto e probabilità di sviluppare alcune specifiche malattie tumorali: asbestosi, cancro polmonare, mesotelioma pleurico, cardiaco, peritoneale.

Un’esposizione prolungata può essere all’origine di un cancro delle vie gastrointestinali e della laringe.

La nocività degli asbesti è ormai riconosciuta da anni e molti studi dimostrano che le interazioni tra fibre e vie respiratorie sono sia di natura fisica sia chimica. Studi specifici, inoltre, hanno evidenziato la diffusione di tumori da amianto in alcune categorie di lavoratori particolarmente esposti.

 

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