Studiare e lavorare in Italia tra difficoltà e pregiudizi

Walter Nania

Studiare e lavorare in Italia tra difficoltà e pregiudizi

- giovedì 15 Maggio 2014 - 09:00
Studiare e lavorare in Italia tra difficoltà e pregiudizi

La presenza di studenti stranieri in Italia ha evidenziato come il loro numero sia tra i più bassi a livello europeo.

di Walter Nania

Tra i diversi profili di indagine e di studio del fenomeno dell’immigrazione se ne rileva uno, di particolare interesse ma poco presente nel dibattito culturale e politico: gli spostamenti da un Paese ad un altro per ragioni di studio. La presenza di studenti stranieri in Italia ha evidenziato come il loro numero sia tra i più bassi a livello europeo. Perché l’Italia registra questo primato negativo?

La ragione deve esser ricercata nei numerosi problemi che uno studente extracomunitario deve affrontare per studiare in Italia. Le condizioni sono sfavorevoli e di difficile risoluzione: basti pensare ai permessi di soggiorno per motivi di studio, all’incertezza del rinnovo annuale di questi permessi, alle questioni legate all’assistenza sanitaria e all’accesso degli stranieri al diritto allo studio (borse, alloggi, altri servizi). Un insieme di ragioni, dunque, rende oggi problematica la condizione dei giovani extracomunitari che vogliono venire in Italia per motivi di studio. La loro situazione è di costante incertezza, e alcuni elementi avvalorano l’impressione che per loro sia sempre più difficile ottenere una laurea italiana. Come altre università, anche quella di Catania ha avuto tra i suoi iscritti studenti stranieri.

Uno di costoro è stato il dottor Aziz Akhshik, un rifugiato politico di origine azera, espatriato da Teheran nel 1980, all’indomani della rivoluzione. Ancora oggi egli vive a Catania, dove è alto dirigente medico neurochirurgo nel reparto di neurochirurgia dell’Ospedale Garibaldi. “L’Università di Catania è stata polo di attrazione per gli studenti iraniani”, spiega il dottor Aziz Akhshik, ricordando il suo arrivo a Catania. “La rivoluzione in Iran pose fine a una monarchia plurisecolare. La cacciata dello Scià, il fondamentalismo e l’instaurazione del regime teocratico, cominciarono a condizionare pesantemente la vita di noi iraniani, posti di fronte ad una nuova dialettica tra passato ed innovazione. A causa della guerra e dei pesanti riflessi internazionali della rivoluzione Khomeinista, ai giovani iraniani fu impedito di recarsi negli Usa per laurearsi. Fu così che molti di noi scelsero come sede di studio l’Italia.

A quell’epoca per uno straniero era facile entrare. L’Italia era l’unico Paese in Europa a non chiedere il visto”. Fu così che il giovane Aziz arrivò a Catania, dove affrontò le difficoltà connesse alla sua condizione di extracomunitario e di rifugiato politico. Si adattò a fare lavori modesti e, contemporaneamente, riuscì a conseguire la laurea. “Dopo la laurea, con un permesso di soggiorno garantito dall’ONU, restai a Catania e riuscii ad entrare nella scuola di specializzazione in neurochirurgia. Divenuto neurochirurgo mi trasferii in ospedali del cuneese prima, a Genova e a Palermo, poi. Feci di tutto per tornare a Catania. Non volevo avere seconda volta nostalgia e struggermi per una città che consideravo ormai mia. Fui felice quando nel 1993 vinsi il concorso che mi permise di rientrare a Catania. Nel 1995, forse per primo in Italia, ho portato nelle scuole l’educazione sulla prevenzione del trauma cranico per sensibilizzare i giovani all’uso del casco. La mia esperienza di neurotraumatologo, ampiamente conosciuta a livello nazionale, mi spinge a dire che la prevenzione è indispensabile. E’ sufficiente aver salvato la vita di un solo ragazzo”.

Il dottor Aziz Akhshik, è stato fatto oggetto di ripetuti episodi di “razzismo intellettuale”, come li definisce, avvenuti anche sul luogo di lavoro. “Bisogna rendere pubblica questa situazione. Quello che non mi aspettavo è di essere ferito nei miei più intimi sentimenti, per esempio con affermazioni del tipo “iraniano, che cosa vuoi da noi?”, “che cerchi, tu sei islamico e non cristiano”, “vattene nel tuo paese”. Dal 1990 Aziz Akhshik è cittadino italiano. “Prima non potevo recarmi in Iran a causa del mio allontanamento dopo la rivoluzione e sentivo la nostalgia per il mio paese come chiave della mia esistenza. Oggi non è così. Posso rientrare ma per me questa è casa. Adesso la nostalgia la provo quando mi allontano da Catania”.

 

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