Barbara Tabita, la voglia di mettersi sempre in gioco

Pippo La Barba

Barbara Tabita, la voglia di mettersi sempre in gioco

- venerdì 15 Gennaio 2016 - 08:59

 

Dal teatro al cinema, dalla commedia alla fiction, dai personaggi drammatici all’esperienza manageriale, la nota attrice ama tentare vie sempre nuove per affermare la propria vitalità.

 

di Pippo La Barba

La tua carriera segue una parabola abbastanza variegata. Ora che sei nella piena maturità artistica, ti senti appagata?

Sono una perfezionista e sono sempre molto critica con me stessa, ci sono ancora tanti obbiettivi che vorrei raggiungere.

Tu hai iniziato con il teatro, poi hai avuto nel cinema una lunga assiduità con personaggi comici e brillanti, ultimamente ti sei cimentata in ruoli di grande intensità  emotiva. Oggi come ti definiresti? 

Un’ attrice, nè più e nè meno,fare ruoli diversi è il nostro dovere, solo che in Italia se fai un ruolo bene ti rimane appiccicato addosso e ti chiamano solo per rifarlo ancora ed ancora, finchè non trovi un regista che non ti ha mai visto in quel ruolo ed allora riesce ad immaginarti anche con un’ altra pelle…

 

Cosa ti ha dato il teatro e cosa il cinema? Sono due generi che possono interagire in uno stesso soggetto? 

Ovviamente si, un attore che non ha fatto teatro non avrà mai la misura di quello che è capace di fare; a teatro ti calibri ogni sera con i respiri del pubblico, con le risate o i silenzi e capisci quanto puoi “accelerare” o “decelerare”,”colorare” etc.. è come una scuola guida… imparato a guidare poi puoi fare il cinema, con più sicurezza e padronanza, conoscendo ormai tutte le sfumature della tua guida! Il teatro mi ha dato la patente ed il cinema mi ha fatto esplorare circuiti da corsa…ahah

tabita 2

Quest’anno hai avuto l’opportunità di interpretare nel film di Salvo Cuccia “Lo  scambio” una donna protagonista siciliana. Questo ti inorgoglisce? 

Mi inorgoglisce ogni ruolo che faccio, perché ogni volta è un processo sudato tra mille provini che continuo ancora oggi a fare dopo 20 anni di gavetta. Questo è stato un ruolo particolare essendo un ruolo drammatico, per cui ho dovuto lavorare sulle sfumature dei silenzi e degli sguardi-,interpreto una donna instabile mentalmente ed è stato bello mettersi in gioco lavorando sulla sottrazione, sottrazione dal dolore e dalla malattia mentale che affligge la donna, per non essere mai il clichè di una donna esaurita ma più credibile possibile.

 

Cos’è la sicilianità? 

Una malattia ahaha, scherzo, la sicilianità è come il codice fiscale, la pelle, non esisti senza! Amo la mia dannata terra, dannata non per lei, anzi la conosco molto ed è la terra più sorprendente del mondo, per bellezze architettoniche, cultura, curiosità, tradizioni, clima, bellezze naturalistiche…etc;ma è una terra molto difficile dove vivere e lavorare. Sono orgogliosa di essere siciliana, della mia gente e della mia terra, molto meno del modo in cui siamo governati che mi fa molta rabbia, ecco perché dannata.

 

L’esperienza di manager, che ti consente comunque di rimanere nell’ambito dello spettacolo, costituisce per te un elemento di continuità nella ricerca che hai sempre perseguito di nuova vitalità?  

Io ho un agenzia, Tata Brand, che si occupa di marketing del cinema, faccio product placement (posizionamento prodotti nei film e nelle fiction) ,questo arricchisce la visione del  mio lavoro come attrice ,che diventa a 360 gradi completando il quadro anche dietro le quinte ed  al contempo mi mette in contatto con la vita delle aziende  di altri settori che sono il cuore della nostra regione. La Sicilia ha potenzialità infinite, ci sono tante bellissime aziende sane; siamo una terra ospitale, un meraviglioso set a cielo aperto, potremmo ospitare molti più film ed anche meglio di come lo facciamo adesso.

 

Perché questo non avviene?

La produzione non è ancora vista come un’ opportunità di lavoro per tutto il territorio che la ospita; non si comprende che l’indotto cinematografico di un film o  di una fiction porta molti posti di lavoro oltre ad essere un notevole volano di cineturismo Ma questo ancora non è vissuto nella sua pienezza, vedi per esempio invece  la Puglia o il Trentino, che hanno creato un vero indotto che porta visibilità, turismo e lavoro con la produzione di decine e decine di film e fiction.

 

 

 

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Un commento

  1. GIUSEPPE ODDO ha detto:

    Bella intervista sia per la bravura dell’intervistatore che per le risposte puntuali dell’intervistata.

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