Moda: la nuova idea è la sarta a domicilio

Clara Di Palermo

Moda: la nuova idea è la sarta a domicilio

- mercoledì 20 Aprile 2016 - 08:08

Provare gli abiti o farsi prendere le misure a casa propria, nel proprio ambiente, fa sentire a proprio agio e si è più rilassati. Lo ha scoperto Assia Caccamo che, metro alla mano, si è trasformata in sarta a domicilio: che sia questa la nuova frontiera della moda?

 

di Clara Di Palermo

“Un giorno, mentre ero a casa, nel mio laboratorio, pensavo a quando ero piccola e alla sensazione di disagio che provavo nello spogliarmi a casa della sarta che doveva aggiustarmi un vestito o cucirmi una gonna…e mi son detta che sarebbe stato meglio se la sarta fosse venuta a casa mia…sarei stata sicuramente più a mio agio…così mi è balenata l’idea di fare la sarta a domicilio, per realizzare in maniera produttiva la mia grande passione per il cucito”.
Assia Caccamo, 37 anni, racconta com’è nata la sua originalissima idea di iniziare un’attività artigianale di “sarta a domicilio” nella sua Pozzallo, bellissima cittadina siciliana dove mare e storia sono divisi da un sottile confine e dove la disperazione è spesso arrivata dal mare a bordo di fatiscenti barconi. E’ lo stesso mare che le ricorda suo padre, che sulle navi ha lavorato per anni, ma che troppo presto le ha lasciato solo dei ricordi.
“Cucire è sempre stata la mia passione – racconta Assia -, ma vale per le attività manuali in genere.
Da piccola, intorno agli 8 anni, già cucivo i vestiti per le bambole, per la mia Barbie…avevo una piccola macchina da cucire giocattolo, ma che era veramente in grado di cucire, avevo anche la  maglieria magica con cui facevo sciarpette e accessori in lana. Mia nonna era bravissima a lavorare ai ferri ma non voleva che io li usassi per paura che potessi farmi male, così mi insegnò l’uncinetto”.
 sarta a domicilio 2
Nessuno in famiglia poté insegnarle qualcosa di cucito?
“Io avevo un’attitudine naturale;  la sorella di mia nonna era sarta e io trascorrevo del tempo da lei e giocavo con i ritagli di stoffa, curiosavo. Un tempo tutto ciò era richiesto, il consumismo ha, poi, un po’ ucciso queste forme di artigianato e creatività ma oggi c’è una riscoperta, una nuova valorizzazione dei capi artigianali. Solo che spesso, adesso, mancano gli artigiani”.
Quella di lavorare a domicilio è anche una scelta di libertà?
“Certamente sì!  Io non potrei stare chiusa in un laboratorio o in un negozio, con orari prestabiliti. Così è più bello! Vado a casa della cliente, decidiamo cosa realizzare, lei chiacchiera apertamente sentendosi nel proprio ambiente, a casa propria, magari mi mostra qualcosa del suo guardaroba che ha sempre amato particolarmente. Poi torno a casa e, con l’aiuto del mio fido Merlino (il bellissimo gatto di Assia, ndr) trasformo le idee in capi di abbigliamento”.
Come nasce un abito?
“Beh…io non sono stilista e non voglio appropriarmi di un ruolo che non mi compete. Io voglio fare un lavoro di vero artigianato, sono molto brava a descrivere, quindi descrivo alla cliente lunghezza, drappeggio, scollature, ecc…e poi è fondamentale il mio spirito di osservazione. Io guardo il fisico della cliente, individuo i punti di forza, che possono essere un bel seno o delle gambe affusolate, e i punti critici (da un ventre un po’ prominente alle braccia forti) e già immagino come valorizzare i punti di forza e camuffare i punti critici. Lo illustro e quindi decidiamo insieme. Del resto – aggiunge – ricordo che ai tempi dei miei nonni a tagliare gli abiti erano solo i sarti, le sarte avevano il solo compito di cucire”.
Torniamo un attimo indietro nel tempo: cominciò tutto con le bambole? Axia
“le bambole sono intorno agli 8 anni, come dicevo. Ai tempi della scuola media, durante le vacanze estive, andato da una sarta che mi insegnò alcuni rudimenti, dall’imbastitura a quelli che in gergo si chiamano “punti molli”. In breve cominciai a realizzare da me gli abiti di carnevale, poi i vestitini per mia sorella, che è più piccola di me, e quindi i vestiti per le feste, per le cerimonie…mi piaceva indossare capi realizzati da me e che fossero unici, originali, che nessun altro aveva. Nel periodo del liceo trascurai un po’ questa passione. Una volta conseguito il diploma da ragioniera iniziai a lavorare come segreteria ma l’ufficio mi stava stretto. Volevo coltivare la passione per il cucito, avrei voluto frequentare l’Istituto Burgo, una delle più autorevoli scuole di moda, ma non se ne fece nulla. Così andai a lezione da una cugina di papà, Gisella, che mi ha dato lezioni per mesi e mesi, con tanto affetto, pazienza e dedizione, aiutandomi a gettare quelle basi che oggi mi consentono di essere indipendente. Il metodo Burgo, però, l’ho appreso studiando sui libri di modellismo, da autodidatta”.
C’è una curiosità legata agli abiti per le rievocazioni storiche…
“Quando ho conosciuto mio marito, lui aveva già questa passione per le ricerche storiche, passione che mi ha trasmesso e che mi ha portato, in seno a un’associazione di rievocazioni storiche, a realizzare costumi medievali di grande suggestione”.
Assia, lei cosa si aspetta da questa idea della sarta a domicilio?
“Semplicemente di lavorare e far crescere questa mia idea”.
A noi de l’Inchiesta Sicilia quest’idea piace…ci piace il coraggio di reinventarsi e ci piace il volere dare spazio all’artigianato e alle tradizioni manuali della nostra terra, in un settore molto esigente come quello della moda perché, come disse una volta Giorgio Armani, Vestiti in modo che, quando vedi una tua foto, non sia in grado di attribuirle una data”. Lo stile è senza tempo. 
 

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2 commenti

  1. Luca ha detto:

    la sartoria in casa e’ una malattia sia chiama Workaholism! SCONSIGLIATISSIMO! ..precamera allo sfascio famigliare per distruzione di privacy in casa. tuo marito ed i tuoi figli ti odieranno per aver conciato l’appartemento in una specie di negozio !

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  2. Redazione ha detto:

    Gentile Luca,
    ci dispiace che Lei non abbia avuto il tempo di leggere il nostro articolo. Se lo avesse letto, si sarebbe reso conto che la signora di cui scriviamo non ha “conciato l’appartamento in una specie di negozio”, ma ha avuto la brillante idea di recarsi a casa delle signore che hanno bisogno di cucire un abito o rifare un orlo, rendendo il proprio servigio di sarta direttamente a casa delle clienti. Troviamo ammirevole il volere fare il possibile per contribuire al bilancio familiare, visto le difficoltà che ci sono nel trovare lavoro. Desideriamo anche rassicurare Lei sul fatto che il marito della nostra intervistata non nutre odio verso di lei, ma ne è molto orgoglioso.
    In ultimo , il workaholism è una sindrome di dipendenza da lavoro, un disturbo ossessivo-compulsivo: siamo molto incuriositi dalla Sua capacità di diagnosticare tale patologia dopo aver semplicemente guardato (non letto) le poche righe di questa intervista dove non ci pare di ravvisare alcuna ossessione. Buona lettura.

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