Perché non ci sarà più un Pino Maniaci

Fabio Vento

Perché non ci sarà più un Pino Maniaci

- lunedì 09 Maggio 2016 - 08:03
Perché non ci sarà più un Pino Maniaci

Quale che sarà il pronunciamento dei tribunali, cadono le architravi del piccolo mito di un “eroe”

 

di Fabio Vento

C’è qualcosa, nella vicenda di Pino Maniaci, che – indipendentemente dagli inchiostri che attentano alla fedina penale – segna un punto di non ritorno. Intendiamoci, non è la prima icona dell’antimafia che vacilla al vento ostile di sconvenienti rivelazioni. In questo caso, però, indignazione e sconcerto non si contengono, soffiano anzi violenti sui “social” e sulle colonne giornalistiche. Per capire perché, può essere utile riflettere sulle peculiarità del Maniaci fenomeno mediatico. E soffermarsi su un paio di punti.

Il primo è indiscutibilmente “sociale”. Con tutti i limiti del caso, Telejato ha riportato nel panorama informativo locale il giornalismo di impegno civile. Quello che “marca stretto” il territorio e ne denuncia complicità e connivenze. Il coraggio – innegabile – delle tante inchieste ha pesato molto più delle “belle parole” dell’antimafia istituzionale, molto più dell’inerte giornalismo di opinione. Nella retorica, non del tutto infondata, di un sistema istituzionale e informativo sempre più “integrato” e sempre più lontano dai bisogni del cittadino, quella piccola televisione ha rappresentato una voce indipendente.

Il secondo punto ha più a che fare con la figura personale di Pino Maniaci. Né giovane né bello, ha però un fascino indefinibile legato al temperamento irruente. Chi è nato in Sicilia non può non aver trovato qualcosa di sè in quella sua carnalità, in quel suo inesausto nervosismo, in quell’immediatezza di modi e parole. “Uno di noi”, insomma, ma con una peculiare sfumatura. Quella sorta di vergine idealità, di donchisciottesca ingenuità che lo ha portato a sfidare a viso aperto potenti e potentati. La persona perfetta a cui intestare – in un rapporto quasi personale di fiducia – il proprio “ribollire”, le proprie inespresse speranze di riscatto. E su cui trasferire inevitabilmente, tra un “Mi piace” e un “forza Pino”, il peso di tante sfide che la paura trattiene dal far proprie.

Indipendenza e sfrontata ingenuità: sono stati questi gli assi del mito personale di Pino Maniaci. Di un “eroe” (la parola, in questo caso, non suona arcaica) stoico ma popolare, profondamente umano. E il punto di non ritorno sta proprio nel crollo fragoroso di queste due architravi. Se l’indipendenza si scioglie nel mosaico dei rapporti clientelari di un piccolo paese della provincia siciliana; se l’ingenuità cede il passo a una gestione consapevolissima e per lo meno spregiudicata della propria immagine, allora – quale che sarà il verdetto della corte – difficilmente ci sarà ancora una Telejato con Maniaci direttore.

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