Human are more than passports. L’evento conclusivo al festival Sabir

Walter Nania

Human are more than passports. L’evento conclusivo al festival Sabir

- venerdì 20 Maggio 2016 - 08:57
Human are more than passports. L’evento conclusivo al festival Sabir

Si è concluso il 15 Maggio a Pozzallo il festival Sabir, che ha visto la partecipazione di 1300 persone, provenienti da 25 paesi...

Si è concluso il 15 Maggio a Pozzallo il festival Sabir, che ha visto la partecipazione di 1300 persone, provenienti da 25 paesi: 800 in tutto gli iscritti ai workshop, 300 gli studenti delle scuole iblee che hanno partecipato all’incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini.

 

di  Walter Nania

All’iniziativa hanno aderito anche 50 reti internazionali. Durante i concerti del Sabato sera era stata annunciata dai responsabili dell’ARCI la manifestazione che l’indomani avrebbe raggiunto l’hotspot, nonché il valore simbolico di questo evento conclusivo. Il corteo dimostrativo che ha chiuso la tre giorni delle organizzazioni sui temi dell’immigrazione (organizzato da Arci, Caritas, A Buon diritto, Asgi, Carta di Roma e Acli), è partito Domenica mattina dalla spiaggia di Pozzallo con lo slogan “No ai muri, sì all’accoglienza. Humans are more than passports”. Alcuni dei partecipanti si sono sdraiati sulla sabbia per formare la scritta “No ai muri”. La manifestazione è poi proseguita fino all’hotspot. Il 13 Maggio il senatore Manconi, insieme ad alcuni organizzatori del Sabir, in particolare rappresentanti di Caritas ed Arci, avevano avuto accesso all’hotspot, trovando 142 migranti di cui ben 120 minori non accompagnati, mentre già in occasione della presentazione alla cittadinanza e alla stampa del Sabir, ad Aprile, una prima delegazione composta da ARCI e Caritas aveva accompagnato l’onorevole Erasmo Palazzotto e il sindaco Luigi Ammatuna in visita all’hotspot. La visita aveva permesso di avere una migliore comprensione delle procedure d’identificazione e di gestione degli sbarchi nel porto siciliano._MG_7187

Nei giorni del festival c’è stato un allentamento della tensione, perché si è permesso ai migranti di allontanarsi dal centro nelle ore diurne, consentendo ad alcuni di loro di assistere alle prove del concerto della sera. Ma questa, secondo alcuni osservatori, non sarebbe la norma.

Di fronte ai manifestanti, domenica mattina, i migranti hanno gridato: “Abbiamo bisogno di aiuto. Siamo qui da un mese, vogliamo andarcene ora. Qui non va bene niente, è come una prigione”. I minori non accompagnati che si trovano a Pozzallo giungono da Egitto, Mali, Nuova Guinea, Gambia. Secondo Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale, il motivo per cui chiedono aiuto è perché sono lì da un mese, in un posto non adatto ad accoglierli, dove riceverebbero un trattamento ingiusto. “Bisognava trasferirli subito, non possono stare qui. Siamo venuti questa mattina davanti all’hotspot per ribadire la nostra solidarietà”, ha affermato.

L’ARCI denuncia anche la tendenza all’identificazione dei migranti nei momenti di profonda vulnerabilità – nelle navi di salvataggio e a poche ore dallo sbarco – quando oltre ad essere stremati dal viaggio in mare e da difficilissime permanenze in Libia non hanno ricevuto ancora nessuna informativa. Salutando positivamente l’effetto delle denunce associative e delle direttive della circolare a firma del Prefetto Mario Morcone che vedono una forte riduzione dei procedimenti di respingimenti differiti, l’ARCI continuerà a monitorare le procedure alle frontiere italiane affinché non si verifichino ulteriori casi di violazione dei diritti dei migranti. Alcuni dei manifestanti si sono attaccati alle inferriate della struttura gridando “No borders, no nation, no deportation”.

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