Elio Vittorini e la Sicilia

Patrizia Romano

Elio Vittorini e la Sicilia

- venerdì 03 Giugno 2016 - 07:32
Elio Vittorini e la Sicilia

Elio Vittorini, scrittore siciliano, che lascia la propria terra alla scoperta di nuove mete lontane dall’Isola, ma che vi ritorna con i suoi romanzi con grande amore e forza evocatrice...

Il ricordo di uno scrittore siciliano, che lascia la propria terra alla scoperta di nuove mete lontane dall’Isola, ma che vi ritorna con i suoi romanzi con grande amore e forza evocatrice. Un ritratto dell’uomo Elio Vittorini e del suo legame alla sua terra d’origine.

 

di  Patrizia Romano

A cinquant’anni dalla scomparsa,1966, la sua Milano lo ricorda con una serie di eventi e manifestazioni culturali. In realtà, di Milano, Elio Vittorini ha ben poco. E’ stato un siciliano che ha amato tanto Milano, questo sì… nessuno lo può negare. Ma le sue origini e la sua formazioni sono tutte siciliane.
Elio Vittorini nasce, infatti, a Siracusa nel 1908 da padre di origine bolognese e madre siracusana. La sua infanzia è tutto un peregrinare per la Sicilia, che suo padre, ferroviere, per motivi di lavoro, gira per lungo e per largo.
Tutti i momenti più salienti della sua vita familiare sono legati alla Sicilia. In uno degli spostamenti di lavoro del padre, a Scicli, nasce la sorella che, a differenza di Elio, non se ne distaccherà mai. Era solita dire, infatti, che le sue radici erano in Sicilia e che in Sicilia voleva chiudere gli occhi, nella terra in cui li aveva aperti. Infatti, finisce i suoi anni a Donnalucata.
Lo stesso non si può dire di Elio, che fugge da casa ben quattro volte, fino a quando, nel 1924, a soli 16 anni, abbandona l’Isola definitivamente. Vi ritornerà molti anni dopo, ma sempre per brevi periodi.

Ma noi vogliamo ricordarlo come uno scrittore siciliano, perché anche se Elio Vittorini è uno scrittore che deve la sua formazione letteraria alle verdi regioni del Nord Italia, alla Sicilia deve sempre i natali e la sua prima vera formazione alla vita.

Elio Vittorini e Rosa Quasimodo

Elio Vittorini e Rosa Quasimodo

La prima tappa, lasciata la Sicilia, è Gorizia, dove lavora come contabile in un’impresa edile, ma nel 1930, si trasferisce a Firenze, dove comincia a lavorare come correttore di bozze alla ‘Nazione’. Sempre in quegli anni, comincia a scrivere articoli e pezzi narrativi che gli vengono pubblicati.
Nel 1927, la sua prima impresa letteraria: invia alla ‘Fiera del libro’, il suo primo impegno letterario, Ritratto di re Giampiero, che gli viene pubblicato con successo. Un anno importante anche sotto il profilo privato. Quello stesso anno, sposa Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore Quasimodo.
Nel 1929 inizia a collaborare alla rivista ‘Solaria’, dove, nel 1931, pubblica una raccolta di racconti ‘piccola borghesia’, ristampato, poi, da Mondadori. Poi, sempre per la stessa casa editrice, è la volta del romanzo Il Garofano rosso’.
Intanto, Vittorini comincia a manifestare un certo amore per l’America. Comincia a tradurre decine di libri di autori americani. Questa sua funzione di traduttore e di divulgatore della letteratura d’oltreoceano gioca un ruolo importantissimo per lo svecchiamento della cultura e della letteratura italiana.

L’irrompere dello stile di vita americano attraverso i romanzi, produrrà il mito dell’America, vista come una civiltà avanzata e culturalmente progredita, contro un’Italia rurale e ancorata a vecchie e obsolete tradizioni, dure a morire.
Sulla scia di queste influenze culturali, tra il 38 e il 40, scrive il suo romanzo più importante Conversazione in Sicilia, il cui tema centrale è il mondo offeso dalle dittature, nonché il ruolo responsabilità della cultura. Gli stessi temi vengono, poi, ripresi nel romanzo Uomini e no (1945), nel quale Vittorini rielabora la propria esperienza di combattente della Resistenza.
Durante la guerra, infatti, svolge attività clandestina per il partito comunista. Nell’estate del ‘43, viene arrestato. Tornato libero, si occupa della stampa clandestina. Finita la guerra, torna a Milano.
Nel ’45, dirige per alcuni mesi L’Unità di Milano e fonda per l’editore Einaudi la rivista Il Politecnico, periodico impegnato a dar vita a una cultura che potesse essere strumento di trasformazione e di miglioramento della condizione dell’uomo.
Sempre nel ’47, esce Il Sempione strizza l’occhio al Frejus, mentre nel ‘49 esce Le donne di Messina.
Nel ’51, lascia il Partito comunista per dedicarsi all’attività editoriale. La sua attività editoriale rimane, comunque, saldamente in testa alle sue preferenza, tanto che inaugura, per Einaudi, la collana ‘I gettoni’.
Nel ’63, si ammala gravemente e, dopo una serie di interventi, muore a Milano nel 1966.
Nel 1969, viene pubblicato, postumo, il libro Le città del mondo.  Siracusa e altri luoghi della Sicilia cari allo scrittore vi vengono descritti con grande amore e forza evocatrice. Il romanzo rivela i tratti più intimi dell’uomo Vittorini e conferma il suo legame sentimentale con la casa paterna e la sua terra d’origine.

Ma niente come Conversazione in Sicilia, il suo vero capolavoro dedicato alla terra natale, mette in luce l’amore sommerso per le sue origini. Conversazioni è una disamina sull’umanità in una terra ancestrale, ma è anche  la guarigione  dall’indifferenza,  la passione dolorosa che vince sull’apatia, ma è, soprattutto, la scoperta del mondo dei ‘piccoli siciliani affamati e soavi’.

 

 

 

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