Giuditta Perriera: come innovare l’antica arte del teatro

Pippo La Barba

Giuditta Perriera: come innovare l’antica arte del teatro

- venerdì 10 Giugno 2016 - 07:17

Figlia d’arte e con un curriculum di tutto rispetto, Giuditta Perriera pensa a nuove formule divulgative per salvare il teatro dalla decadenza...

Figlia d’arte e con un curriculum di tutto rispetto, Giuditta Perriera pensa a nuove formule divulgative per salvare il teatro dalla decadenza. Un atto d’amore tra disillusioni e speranze

 

di  Pippo La Barba

Giuditta Perriera, attrice e regista. Nasce a Palermo il 25 aprile 1967. Diplomata alla scuola di Teatro Teatès nel 1985, sin da giovanissima si cimenta come attrice di teatro, collaborando con registi di fama nazionale e internazionale come M. Perriera, U. Cantone, P. Caruso, W. Manfrè, D. Ardini, T. Salmon, N. Kolyakanova e partecipando anche a vari programmi radiofonici e radiodrammi della Rai Sicilia e Nazionale. Nel 1994 prende il Premio Mazzucco di Roma come migliore attrice per l’interpretazione di “Rita Atria”. Diverse le sue partecipazioni in film fra cui “Diario di una ragazza ribelle” di Marco Amenta (Premio Festival di Berlino 1998); “Via Castellana Bandiera”, di Emma Dante (Festival di Venezia 2013); Salvo” di F. Grassadonia e A. Piazza ( Gran Premio della Critica e Premio Rivelazione dell’anno al Festival di Cannes 2013). E nelle fiction “Agrodolce” (RAI 3 nazionale 2008), “Catturandi” (Rai 2015), “Il giovane Montalbano” (RAI 2016). Insegnante di fonetica e recitazione in diverse scuole di recitazione, ha inoltre una lunga esperienza di laboratori nelle scuole medie e superiori. Regista di diversi spettacoli teatrali ha preso il Premio Pirandello 2007 di Agrigento e il Premio Festival Nazionale del Teatro Scolastico “Elisabetta Turroni” Teatro Bonci Cesena 2008. Nel 2011 mette in scena come regista un suo testo “L’elefante truccato” che affronta il tema della pedofilia. 

Dove va il teatro?
Il teatro ovunque è in una situazione di stallo, perché si è perso il senso del fare teatro, anche le difficoltà economiche non aiutano la vera comprensione di questo lavoro, mi riferisco soprattutto al lavoro di attore.

Cosa occorre per invertire la rotta?
Uno sforzo di fantasia, la ricerca di formule innovative, passando anche per internet, per proporre prodotti artisticamente validi ma attraenti, che possano suscitare l’interesse degli operatori culturali. Manca la voglia di investire sul teatro che non sia quello che produce soldi e propaganda politica. Mancano le voci fuori dal coro. Occorre rompere, mostrare le fragilità, essere scomodi, tornare al testo, al senso, non arrendersi all’omologazione. Ritrovare l’entusiasmo e la passione nel misurarsi con ciò che non è immediatamente facile o popolare.

Qualche esempio…
L’esperienza che sto facendo al Teatro Festival di Napoli.

In che consiste?
E’ un progetto culturale denominato “Stasera c’è spettacolo. To Play”. Tutto è nato da dei video, ideati e postati su You Tube diretti da Donatella Furino e Emma Campili, che hanno coinvolto diversi attori alle prese, ognuno con la propria peculiarità e talento, con dei testi di autori del ‘900. Poi il progetto è stato accolto dal Napoli Teatro Festival per essere portato in scena. Questo spettacolo coinvolge giovani e vecchi attori ,interpreti affermati e meno affermati ,che si cimentano con autori classici e contemporanei . cito fra gli altri Erri De Luca , Piera Degli Esposti, Elio Germano.Giuditta 3

Quale è la peculiarità di questi spettacoli?
Quella di ritornare alla vera drammaturgia riscoprendo il gusto di fare l’attore, che deve essere attore sino in fondo. Far capire a chi vuole intraprendere questo mestiere che in teatro non si può improvvisare senza conoscere le regole dell’essere attori; che il teatro senza gli attori non è teatro. il proliferare di nuove realtà teatrali non è di per sé un fatto di espansione della cultura, se non c’è dietro un progetto di spessore.

Come giudichi la situazione del teatro a Palermo?
Palermo è una città particolare. Non solo nel teatro, ma in tutti i settori, riconosce i propri talenti solo quando si sono affermati fuori.  Prendi il caso di Emma Dante: per anni a Palermo è stata ignorata;  poi,  quando è diventata famosa, è stata nominata artista residente del Teatro Stabile. Ma per quanto sia al momento un vessillo della città rimane una parentesi chiusa e circoscritta. Credo sia difficile per Palermo avere un’identità culturale di rilievo fino a quando le scelte avverranno per comodità o per convenienza politica o per  un malcelato opportunismo del momento di crisi economica. Emma è riuscita ad aprire una scuola del teatro della città, per esempio, ma anche questa, come tutte le cose di questa città non si sa se avrà un seguito. Se dietro c’è un progetto culturale e teatrale e non il solito contentino del momento.

All’infuori del teatro pubblico, ci sono state a Palermo scuole di teatro che hanno funzionato?
Anche se può sembrare una risposta di parte, perché l’ha creata mio padre, ritengo che Teates è stata l’unica vera scuola di teatro sorta a Palermo, sfornando tanti talenti che si sono affermati e lavorano tuttora a Palermo e in altre città d’Italia. Ma questa è una vecchia storia ormai dimenticata!

Una scuola basta a formare un attore o un regista?
La scuola ti da il metodo, la tecnica di base, la capacità di poter rispondere, comprendere e adeguarti ai diversi stili interpretativi o registici; poi devi essere tu ad affinare le tue capacità, continuamente, attraverso le esperienze in scena, il lavoro con altri attori e registi. Nel mio caso Teatès mi ha formato come attrice. In seguito ho scoperto il mio interesse per la regia lavorando con i ragazzi nelle scuole.

Il fatto di essere figli d’arte è un vantaggio o un handicap?
Per un verso ti dà vantaggi perché vivi in un ambiente culturalmente stimolante; per un altro verso secondo me ti rende più dura la gavetta, perché agli occhi della gente devi smontare il pregiudizio di essere avvantaggiata in quanto figlia di…

 

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