Australiani di Sicilia: emigrazione e sogno di tanti giovani

Luca Licata

Australiani di Sicilia: emigrazione e sogno di tanti giovani

- venerdì 02 Dicembre 2016 - 07:53
Australiani di Sicilia: emigrazione e sogno di tanti giovani

Australia. La terra dei canguri, è diventata una delle mete più gettonate, presa di mira principalmente dagli italiani dai 18 ai 30 anni...

L’Australia vista dai giovani come la nuova America: un posto dove recarsi, spesso per restare. A testimoniarlo l’enorme esodo

 

di  Luca Licata

Sognando la California cantavano i Dik Dik nel ‘66, cover della ancora più famosa California Dreamin’ dei Mamas and Papas. Erano gli anni sessanta e, in Italia, non c’era giovane che non sognasse di cavalcare l’onda dell’oceano Pacifico, sotto il caldo sole californiano. Los Angeles, San Francisco, la Silicon Valley rappresentavano, ieri come oggi, quei luoghi in cui bellezza naturalistica, opportunità, futuro e innovazione si coniugavano insieme, in un’unica regione. In breve: la terra dei sogni dove bisognava andare, se si voleva emigrare.
A suscitare attrattiva da parte di molti giovani italiani, nell’ultimo decennio, non è stata più, soltanto, la West Coast statunitense.

Parliamo di Australiani di Sicilia –
L’Australia, la terra dei canguri, è diventata infatti una delle mete più gettonate, presa di mira principalmente dagli italiani dai 18 ai 30 anni. Dall’ultimo censimento, infatti, si stima che su circa 800 mila italiani di prima generazione, 100 mila sono siciliani. In comune con la California, l’Australia, oltre l’oceano Pacifico, ha il clima temperato la maggior parte dei mesi l’anno. Magari non è un caso.
Basta avere vent’anni, procurarsi un visto, e la terra dei canguri apre le sue porte a tutti quei giovani interessati ad intraprendere una semplice, temporanea esperienza, oppure a cambiare le sorti del proprio futuro. Tra questi moltissimi sono siciliani. A svelarlo, sono i numeri.  Solo nel 2013, ad esempio, secondo quanto registrato dall’Australian Government Department of Immigration, sono stati oltre 22mila gli italiani che si sono recati in Australia, con un visto temporaneo.  Trend, quello dei richiedenti il visto “vacanza-lavoro”, che ha confermato una crescita, negli ultimi 3 anni.

 

Australia – Quali permessi richiedere

Australiani in Sicilia
Esiste il cosiddetto Visto turistico  della durata massima di 3 mesi. Ideale per chi voglia fare una esperienza all’estero, conoscere gente nuova e imparare un po’ di inglese. Questo visto, però, può essere richiesto solo per ragioni sociali-ricreative, non deve avere fini professionali. È vietato, quindi, lavorare. A tal proposito l’ufficio immigrazione australiano ha messo a disposizione l’ETA (Visitor), visto elettronico concesso soltanto ai possessori di passaporti di determinati Paesi. Per i cittadini provenienti da Paesi facenti parte dell’U.E. il più accreditato è l’e Visitor.
Il Working Holiday Visa, invece, è il visto più diffuso e utilizzato dai giovani italiani. Può essere richiesto online e consente una permanenza di un anno, rinnovabile. Il WHV permette dunque di stare anche 24 mesi, a condizione che, il primo anno di permanenza, si lavori in una farm. Bisognerà, in poche parole, dedicarsi alla raccolta di frutta e ortaggi, in aree rurali.
Vi sono, poi, diversi Visti lavoro: Con il Points Based Skilled Visa, ad esempio, bisogna superare un points test (soglia minima di 60 allo Skill Test) e avere una occupazione che rientri nella lista stilata periodicamente dall’ufficio immigrazione. L’Employer Sponsored Visa, invece, è più semplice: basta avere un datore di lavoro disposto ad assumerti e a “sponsorizzare” la tua richiesta di visto. Infine per gli imprenditori affermati che vogliono ampliare il loro business, bisogna richiedere il Business Innovation and Investment: dimostrando si avere un “affare” si ottiene infatti un visto temporaneo. Il seguente visto, potrebbe anche trasformarsi in permanente.
Per spiegare il senso di accoglienza dell’Australia, nei confronti dello straniero, basta sapere che il nuovo arrivato non viene chiamato “immigrato” ma “new australian”, espressione decisamente più ospitale.

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