Rom in Sicilia

Redazione

Rom in Sicilia

- venerdì 30 Dicembre 2016 - 08:32
Rom in Sicilia

Anche la nostra Isola conta un bel numero di presenze rom. Viaggio tra i rom in Sicilia...

La popolazione rom si aggira sulle 110/120 mila persone su tutta la Penisola. Anche l’Isola conta un bel numero di presenze rom. Viaggio tra i rom in Sicilia

 

a cura della  Redazione

I rom rappresentano un popolo carico di attribuzioni e che evoca grandi suggestioni. Spesso, rappresentano oggetto di pregiudizio e stigmatizzazione, che alimenta, nell’immaginario collettivo, diffidenza e paura. In realtà, si tratta di una popolazione molto varia con una componente etnica estremamente frastagliata che, però, viene percepita come un tutto indistinto.

Quando parliamo di immigrazione, pensiamo alle popolazioni provenienti dall’Africa, dallo Sri Lanka, dall’Est Europa, eccetera, molto meno si considera la popolazione zingara, che si aggira sulle 110/120 mila persone su tutta la Penisola. Anche la Sicilia conta un bel numero di presenze rom. Solo nel capoluogo siciliano si conta una popolazione nomade abbastanza numerosa, anche se con un flusso molto altalenante. Da anni, ormai, questa popolazione non viene censita, quindi, non è facile indicare dei numeri ben definiti. Nel capoluogo risiede una quarantina di grandi famiglie patriarcali di origine rom, divise in tre gruppi. il più numeroso è quello dei kosovari di religione mussulmana. Quello più esiguo, formato dai rom provenienti dalla Serbia, di religione cristiano ortodossa, che, nel tempo, sono sensibilmente diminuiti, riducendosi a un unico nucleo familiare allargato. Infine, il gruppo dei montenegrini, di religione mista, ortodossa e musulmana. Questi ultimi non sono stanziali: dopo essersi trattenuti per circa un anno, per verificare le condizioni abitative, si sono trasferiti in altri paesi. I primi due gruppi, invece, si sono stabiliti definitivamente in città, esercitando un nomadismo stagionale o legato a ricongiungimenti familiari.
Questa trasformazione dei gruppi di cultura rom, da nomadi a stanziali, ha generato alcuni problemi di carattere economico, poiché le attività tipiche artigianali che praticavano nel passato, adesso sono scomparse, ma non sono state riconvertite per un inserimento nel mercato lavorativo dal quale, alla lunga, si sono trovati tagliati fuori.
Soltanto negli ultimi tempi, qualcuno ha cominciato a esercitare dei nuovi mestieri, come la compravendita di abbigliamento o generi alimentari, il muratore o il meccanico.
Questi gruppi sono organizzati per famiglie che riconoscono l’autorità del patriarca, cioè della persona più anziana. Infatti, attorno alla baracca di quest’ultimo, vengono costruite le baracche dei figli che hanno creato un nucleo familiare autonomo. Tra le famiglie viene eletto un capo in base alle sue doti diplomatiche e per la sua eloquenza.
I rom hanno conservato una forte identità culturale di cui vanno orgogliosi, mantenendo vive le proprie tradizioni come quella di festeggiare i matrimoni e i battesimi con cerimonie conviviali, che coinvolgono tutto il campo e caratterizzati da grandi abbuffate.
Sopravvive ancora l’antica usanza che la famiglia dello sposo paghi a quella dello sposo una somma a titolo di risarcimento per i servizi che la ragazza non presterà più ai propri genitori, cioè, non gli porterà più il manghel (l’elemosina).
Molti rom hanno abbandonato negli anni il campo comune e si sono stanziati nel centro storico, occupando vecchie case tra i vicoli della città antica.
I bambini rom inseriti a scuola vivono una dicotomia  tra la condotta di vita all’interno della comunità, senza regole e all’aria aperta, e la vita scolastica, tra ordine e disciplina.
Anche l’adolescente vive questa dicotomia tra la sua realtà e il mondo degli adolescenti occidentali, tra i quali, magari, forse, vorrebbe inserirsi, ma dai quali, comunque, viene respinto.

 

 

 

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