Volontari. L’esercito degli invisibili

Luca Licata

Volontari. L’esercito degli invisibili

- venerdì 13 Gennaio 2017 - 08:15
Volontari. L’esercito degli invisibili

Medici, infermieri, ostetriche, legali, mediatori culturali. Tutti volontari impegnati nelle missioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo...

Sono migliaia: medici, infermieri, ostetriche, legali, mediatori culturali Tutti volontari. Sono coloro che dedicano tutto il proprio tempo libero per dedicarsi alle missioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Sono l’esercito degli invisibili

 

di  Luca Licata

E’ un esercito invisibile, quello delle persone che si alternano nelle operazioni di soccorso in mare nel Canale di Sicilia e nel Mediterraneo. Centinaia di volontari, medici, infermieri, ostetriche, legali, mediatori culturali che dedicano tutto il proprio tempo libero, ferie comprese, per dedicarsi alle missioni di salvataggio dei migranti. Arrivano da tutta Europa. Lavorano giorno e notte. Salvano migliaia di vite ogni settimana.

Ma chi sono, in realtà, queste straordinarie persone? Molti appartengono alle Ong, delle organizzazioni non governative, che in Italia rappresentano delle particolari Onlus e che concentrano la propria attività sullo sviluppo. Altri sono i volontari della Protezione Civile. volontari

Il personale sanitario, in particolare, invece, appartiene ad associazioni umanitarie molto note come Medici senza Frontiere o Emergenzy. E, poi ancora, tra le più note, l’Arci Immigrazione e il Gus, Gruppo Umana Solidarietà o, ancora, la Croce Rossa. Ma ci sono pure altre organizzazioni meno note, come Sea Watch, oppure quella di Sos Mediterranee e quella di Sea Eye, un’iniziativa tedesca, nata proprio seguendo l’esempio di Sea Watch. Oltre a queste anche Moas, la fondazione creata dalla coppia di imprenditori italomaltesi Christopher e Regina Catrambone che hanno lanciato la prima iniziativa di soccorsi qualche anno fa. Molte di loro si occupano della ricerca e del primo soccorso delle imbarcazioni nascoste, ovvero quelle che non vengono segnalate dal Centro Soccorsi di Roma, che si occupa di coordinare via radio tutti i soccorsi. Il monitoraggio delle acque è fondamentale per salvare chi non può chiedere aiuto. Gli scafisti non si imbarcano quasi più coi migranti e diverse imbarcazioni non sono dotate di tele- fono satellitare.
Le strumentazioni fondamentali per monitorare il mare sono interamente finanziate da donazioni private.
L’impegno della società civile cerca di supplire interamente il vuoto lasciato dalle istituzioni, dando man forte alle stesse istituzioni, che sgravano tutto sul volontariato.

Queste associazioni hanno già in attivo progetti di accoglienza e integrazione per migranti, rifugiati e persone in cerca di asilo in tutta Italia, sia a livello locale sia nelle aree in cui l’emergenza è maggiore. Accolgono i migranti in arrivo, i rifugiati e le persone in cerca d’asilo e aiutano nelle operazioni di assistenza e orientamento. Forniscono supporto linguistico in inglese e altre lingue. Forniscono assistenza medica. Offrono consulenza legale a migranti, rifugiati e persone in cerca d’asilo per semplificare l’integrazione e l’accesso ai servizi pubblici. Offrono alloggio o ospitalità.

Sono degli eroi, di cui nessuno parla.

 

 

 

 

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