Suore di clausura: vita dietro le grate

Luca Licata

Suore di clausura: vita dietro le grate

- venerdì 12 Maggio 2017 - 07:53
Suore di clausura: vita dietro le grate

Un tempo poche varcavano le grate per vocazione, oggi è una libera scelta. Suore di clausura: vita dietro le grate...

Un tempo poche varcavano le grate per vocazione, oggi è una libera scelta. Suore di clausura: vita dietro le grate

 

di  Luca Licata

Non tutte varcavano le grate della clausura per una libera scelta. Poche, pochissime, lo facevano per vocazione, altre, tantissime altre, per evitare un matrimonio non desiderato, la maggior parte  per preservare, in maniera coatta, il patrimonio di famiglia.
Il convento, nei secoli, è sempre stato lo snodo di alleanze politiche, sociali e finanziarie, dove esercitare interessi che andavano al di là della fede e dell’amore. Oggi, chi varca le grate della clausura, lo fa per una libera scelta; una scelta dettata dall’amore esclusivo per il Signore, che alza i confini contro tutto il resto del mondo. Sono poche, pochissime, le giovani che fanno questa scelta, ma quelle che la fanno sono delle prescelte dal disegno divino.
L’Excursus  per prendere i voti claustrali è veramente lungo e complesso. Dopo il primo anno di postulandato, che serve soprattutto per ambientarsi e vedere come si vive in comunità con le altre sorelle, si passa alla vestizione. Una volta entrate, si affrontano due anni di noviziato; uno a Roma e l’altro in casa, cioè nel convento in cui si è chiesto di entrare. Il percorso, però, non è ancora concluso. Ci sono altri tre anni di professione temporanea e, dopo, considerato tutto il tempo che la Chiesa lascia per riflettere, si passa alla professione perpetua.
In realtà, l’iter è sempre stato lungo e complesso, ma la vita al suo interno è radicalmente cambiata. In realtà, a cambiare è la motivazione che spinge a prendere i voti di clausura. Da quando sono stati fondati gli ordini di clausura, infatti, le cose sono cambiate. Ma cosa è cambiato?
Per esempio, a differenza dei tempi passati, quando arrivano da lontano i genitori di qualche sorella, viene data loro la possibilità di scambiarsi un abbraccio fugace, anche se sempre separati dal bancone del parlatorio.
Inoltre, non bisogna pensare che la suora di clausura non esca mai dal monastero. Quando, per esempio, si deve sottoporre a un esame medico strumentale, si può uscire senza alcuna difficoltà.
Tutte queste conquiste a chi vive al di là delle sbarre delle clausure potranno sembrare ridicole, ma, del resto, la scelta della clausura detta delle regole ben precise. Chi prende i voti, decide di separarsi da tutto e da tutti e chi decide di entrarci, ne è pienamente consapevole.
La clausura è soltanto una scelta d’amore esclusiva. Tutto quello che riguarda la vita dentro il convento di clausura, è regolamentato dal norme del documento ‘Verbi sponsa’.
Ma, al di là delle regole di vita, come trascorre la propria giornata una suora di clausura?
Intanto, cominciamo con il dire che tutta la giornate è dedicata prevalentemente alla preghiera.

Ci si alza alle sei meno un quarto e si va a letto alle 21.00. Si prega circa 7 ore al giorno. Il resto del tempo si trascorre come in una famiglia normale, tra cucina e faccende domestiche. Le suore di clausura hanno la televisione, ma non la guardano. In realtà la guardano solo in occasioni di programmi religiosi in cui c’è la presenza del Papa o in occasione di beatificazione. Gli unici giornali consentiti sono l’Avvenire e L’Osservatorio romano. La lettura, comunque, non è consentita in tutti i monasteri. A leggerli, a dire il vero, sono soltanto le madri superiori, che poi riassumono le notizie più importanti alle altre sorelle. E’ vietato vedere il telegiornale.
Una volta le suore di clausura erano dedite alla pasticceria e all’artigianato. Preparavano dolci unici che non si trovavano in nessun’altra parte. Molte si dedicavano alla realizzazione di lavoretti artigianale, come l’uncinetto e il ricamo. Oggi queste tradizioni si vanno perdendo.

I veri protagonisti del convento rimangono la preghiera e il silenzio.

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