Il Contesto di Sciascia e l’inquietante analogia con la realtà odierna

Lillo Alaimo Di Loro

Il Contesto di Sciascia e l’inquietante analogia con la realtà odierna

- venerdì 16 Giugno 2017 - 07:47
Il Contesto di Sciascia e l’inquietante analogia con la realtà odierna

Il Contesto: Una riflessione/conversazione sulla democrazia, la giustizia giusta, la legalità, la corruzione e il problema della rappresentanza politica...

Una lucida e rigorosa disamina de ‘Il contesto’, l’opera di Leonardo Sciascia del ‘71, condotta dallo scrittore Carmelo Sciascia, che si spinge sino ad individuare più di una inquietante analogia con la realtà odierna. Una riflessione/conversazione sulla democrazia, la giustizia giusta, la legalità, la corruzione e il problema della rappresentanza politica

 

di  Lillo Alaimo Di Loro* 

‘Il Contesto’ è l’opera di Leonardo Sciascia, dove la confusione tra sinistra e destra, tra governo e opposizione, è totale. Si descrive il potere. Un potere che organicamente usa qualsiasi opposizione, e spesso la crea in modo fittizio e strumentale, per restare arroccato alle proprie rendite di posizione nel tentativo di perpetuare all’infinito i propri privilegi.

Il Contesto (romanzo) è ambientato in un Paese immaginario che rimanda in modo evidente all’Italia.Il Contesto
La storia inizia con l’uccisione di un procuratore e continua con il susseguirsi di una lunga serie di delitti. L’ispettore Rogas, incaricato dell’indagine, segue la questione con particolare impegno e  inconsueto interesse intellettuale. Si rende conto che si sta architettando una sorta di complotto, col quale chi detiene il potere cerca di consolidare la propria supremazia; è un gioco di cui fanno  parte i partiti di governo e d’opposizione, i rappresentanti delle istituzioni e del potere economico ed il sedicente partito rivoluzionario internazionale,  di cui Sciascia ci lascia solo intravedere i contorni.
L’epilogo della storia è il più tragico possibile. Rimangono uccisi l’ispettore Rogas e il presidente del “partito rivoluzionario internazionale”. Sarà il vice presidente di quest’ultimo (il potere si auto-conserva aldilà di tutto e tutti) a dipanare il gomitolo della matassa e rivelare a Cusan, buon  amico dell’Ispettore Rogas e persona informata dei fatti, che il movente di cui lo stesso Rogas è stato vittima è la ragion di stato, e questa volta  coincide con la ragion di partito.

Dal romanzo ‘ Il Contesto ’:

  • La region di stato, signor Cusan: c’è ancora, come ai tempi di Richelieu. E in questo caso è coincisa, diciamo, con la ragion di Partito ..

E ancora …

  • Siamo realisti, signor Cusan. Non potevamo correre il rischio che scoppiasse una rivoluzione -. E aggiunse – Non in questo momento.
  • Capisco – disse Cusan. – non in questo momento.

Queste parole hanno dato il via a una riflessione/conversazione sulla democrazia, la giustizia giusta, la legalità, la corruzione e il problema della rappresentanza politica. Tutti temi di grande attualità.
Inoltre, ci offre l’opportunità di aprire una grande discussione sul tema della democrazia. Valutare quanto e come il tempo trascorso dal “71 (anno della prima pubblicazione del romanzo) ad oggi, abbia prodotto dei progressi significativi, risolvendo almeno in parte le inquietudini descritte dal romanzo per edificare una società migliore, civile e governata con dignità e impegno in ossequio ai desideri del popolo. O in alternativa prendere atto che gli oltre quattro lustri trascorsi  sono passati invano,  addirittura consolidando le trame di potere intraviste nel romanzo in un contesto dai confini geografici allargati (europei e globali) e reso ben più efficiente nella capacità del controllo della libertà dei popoli e delle economie attraverso la nascita di strutture come il FMI, la BCE, il TTIP, il WTO eccetera.
In un contesto in  cui parallelamente all’aumentare dei poteri forti, viene limitata via via l’autonomia nazionale e con essa la possibilità di autodeterminazione dei popoli. Ed allora si rende evidente il bisogno di parlare di democrazia. Oggi, più che negli anni ‘70, la interconnessione globale  tra i destini degli uomini, la volontà dei loro governi e gli indirizzi sovranazionali che li guidano è ben più evidente, ma soprattutto è più evidente la  sofferenza  dei popoli  che ne deriva, unico vero prodotto tangibile della globalizzazione. Mentre la più importante delle similitudini rimane la necessità di ricercare sempre, anche con appiglio dissacratorio, la verità.
A questa lunga serie di interrogativi ha tentato di dare una prima risposta lo scrittore Carmelo Sciascia, che ha sviluppato una lucida e rigorosa disamina dei fatti storico politico e letterario del periodo della storia italiana di cui il contesto è figlio, sino ad individuare più di una inquietante analogia con la realtà odierna.

“Capisco – dice lo scrittore – che attraverso una qualsiasi filosofia della storia riusciamo a trovare giustificazioni teoriche alla cronaca odierna, dalla teoria delle catastrofe di Arnold Joseph Toymbee, alla teoria dei corsi e ricorsi storici di Gian Battista Vico, oppure facendo riferimento all’eterno ritorno dell’eguale di Nietzsche:  mi viene comunque difficile capire come siano stati buttati via più di 40 anni di storia per ritornare, come in un maldestro giuoco del caso, al tempo del “Contesto”; anzi, di esserci sempre stati. La DC muore nel 1994 per implosione, con la fine della prima Repubblica. Magnifica la descrizione della DC in “Todo Modo” (altra opera di Sciascia più tarda di un paio d’anni dal Contesto, precisamente del 1974).  Lo stesso Partito democristiano  finito nel ’94 – continua lo scrittore – attraverso un mirabile giuoco di specchi e di rimandi, di fusioni e di separazioni, di apparenti divisioni, destroidi e sinistre (termine che rende bene il concetto). Rinasce. La DC rinasce, sotto mentite spoglie, perché l’Italia è prevalentemente clericale e conservatrice, incapace di qualsiasi cambiamento radicale. L’Italia della prima o della seconda Repubblica rimane la Repubblica de Il Contesto”.

Leonardo Sciascia l’aveva tenuto fermo due anni quel libro,  aveva persino paura a pubblicarlo. E le reazioni virulente degli articoli scagliati al suo indirizzo l’hanno confermato. Sono stati più di venti gli articoli solo de L’unità e Rinascita (il nostro ex Presidente Napolitano sicuramente  ricorderà anche chi li aveva firmati, quegli articoli). Descrivere l’Italia come luogo di omicidi eccellenti in nome di una ragione di Stato dove ci sono tutti, ma proprio tutti, opposizione compresa,  è il tema preponderante del libro.

Il potere non sta in Parlamento diceva Sciascia ma chi decide sta fuori, si colloca oltre, al di là ed al di fuori del Parlamento stesso. Cioè le decisioni, le scelte vengono fatte al di fuori dei partiti,  e non sono scelte apolitiche ma politiche elevate all’ennesima potenza, fatte da uomini fuori dai partiti (tecnici) che stanno oltre qualsiasi schieramento, e forse proprio per questo dentro  tutte le forze politiche, ne costituiscono l’humus.  Come lievito, come farina, come sale, comunque come forze inalienabili e vitali alla vita dello Stato, di questo Stato, che tutto comprende (nelle tasse e nei tagli) e tutto esclude (nelle scelte e nelle decisioni).

*Associazione Culturale Humus

 

 

 

 

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