Lavoro ceramistico, replicazione e ‘punti di vista’

Aldo Gerbino

Lavoro ceramistico, replicazione e ‘punti di vista’

- venerdì 06 Ottobre 2017 - 07:37
Lavoro ceramistico, replicazione e ‘punti di vista’

A Palazzo Trabia di S. Stefano di Camastra, non si può non essere accolti dalla creativa pregnanza del lavoro ceramistico e dalle sue qualità evocative...

Una linfa al femminile arricchisce il MUDIS, grazie alla Rassegna “Paolina e le altre”, accompagnata anche da due tocchi maschili mediati da un’istallazione di Mario Lo Coco e dalle sculture di Giuseppe Lorenzi. D’altronde al Palazzo Trabia di S. Stefano di Camastra, non si può non essere accolti dalla creativa pregnanza del lavoro ceramistico, dalle sue qualità evocative. Le presenze femminili, provenienti da varie parti d’Italia e coordinate da Filippo Fratantoni, sono: Gabry Cominale, Luciana Bertorelli, Renza Lauro Sciutto, Laura Peluffo, Cristiana Nicoletti, Luciana Perego, Marilù Viviano, Silvana Maltese, Mimma Nicolosi e Sonja Perlinger

 

di  Aldo Gerbino

 

Pensare alla sensitiva pregnanza del lavoro ceramistico significa acquisire un’onda percettiva capace di coinvolgere l’interezza del ‘sentire’ in virtù del tatto. Tale flusso riveste un ruolo di fondamentale importanza nella traduzione plastica, proprio per quel continuo, insistito tracciare un percorso che, allontanandosi dagli algidi bagliori degli stucchi o dai luttuosi riflessi dei marmi, consegna rinnovate suggestioni creative e ‘ri-creative’ nel tessuto dell’arte ceramica. In ogni caso, grazie all’esteso diorama degli oggetti posti nella pedana del reale, si consente all’artista di scegliere il colloquio a lui più congeniale, l’interazione prossima ad una simbiosi con il fermento della materia terrestre, la quale costituisce misura ideale per l’esito artistico: dall’azione del modellare alla sintesi di oggetti e posture dell’animo. Punti di vista e trasferimenti sull’eterogeneo  piatto delle soluzioni offerte dalla realtà, trasformate ora in fisiologia, ora in alternativa alla stessa organicità del quotidiano. Le interazioni sensoriali afferenti a tale ‘atto iconico’, similmente a come avviene per la fotografia e al suo rapporto con la vista, amplificano, attraverso i prodotti, lo spazio, decomprimono le possibilità recettoriali della percezione accrescendo il ventaglio dei significati, magnificando la visione interiore dell’opera realizzata e innestandola nel cuore battente della terra e del fuoco, in cui l’argilla è contemporaneamente traslato geologico e spirituale. In tal modo l’osservazione di Marshall McLuhan in Vanishing Point (“Il punto di fuga”, 1968; 1988) sancisce, e non a caso, come «l’effetto artistico serva ad accrescere la percezione»; espungere, ad esempio, lo scenario in cui è collocata un’opera è utile a potenziare l’opera stessa; «qualsiasi forma ambientale», si afferma, «satura la percezione, cosicché il carattere del prodotto artistico, nel suo essere ambientale, rischia d’essere impercettibile». Da ciò singolarità e personalità volumetrica del manufatto ceramico s’impongono per la loro dilatazione semantica, anche nel luogo della distorsione o nel cerchio del grottesco o nella essenzialità metafisica. Se desaturiamo l’ambiente, concentrandosi sulle secrezioni di quest’arte plastica, diamo dunque vigore all’opera; se poi discendiamo nell’imbuto dell’opera stessa, nel suo endoscheletro, focalizzando le parti fondanti del messaggio metaforico, facciamo esondare il raggio d’azione in plurimi valori categoriali. E se la replicazione dei prodotti d’arte ha, per George Kubler, proprietà adesive (unire, si dice nel paragrafo “Anatomia della routine” in The Shape of Time, ‘presente e passato’), soltanto la ‘variabilità’ dispone all’invenzione: l’approccio creativo allora può mostrarsi o assolutamente asettico e colloso oppure ricercare, con le mutazioni del punto di vista, quel “punto variabile” ingenito nell’opera d’arte.

“Paolina e le altre”

Una linfa al femminile, or dunque, quella che si vuol offrire nella rassegna “Paolina e le altre”, accompagnata anche dal tocco maschile mediato da un’istallazione di Mario Lo Coco e dalle sculture di Giuseppe Lorenzi, e che non può che riportarci, proprio per quella singolare accondiscendenza esistenziale, alla ceramica, alla vivacissima intensità espressiva e agli insegnamenti di Ann Stokes (1922-2014), ai suoi rapporti con la “Scuola della Cornovaglia”, al suo amore per la Toscana, e nella quale risuonano, tra variegati nomi di pittori e scrittori, quelli dello scultore russo Naum Gabo e del ceramista Bernard Leach (1887-1979). Una rassegna d’una ceramica muliebre dislocata al MUDIS (il Museo Diffuso di Santo Stefano di Camastra a Palazzo Tardia) che ci ripropone, grazie alla costruttiva emotività  di Filippo Fratantoni, l’idea di come la tenacia appartenuta a Paolina, vigorosa trasportatrice di mattonelle, possa trasformarsi, nell’artista, in passione, restituendoci quel cerebrale agire ben approdato nell’estrema proiezione della mano. 

[Dida] 

(Foto) Cristiana Nicoletti, Achilli, ceramica, 2017

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