Fairtrade: verso un commercio equo, sociale e solidale

Borruso

Fairtrade: verso un commercio equo, sociale e solidale

- venerdì 27 Ottobre 2017 - 08:01
Fairtrade: verso un commercio equo, sociale e solidale

Fino a domenica, in 150 supermercati italiani sarà possibile ricevere informazioni sul Fairtrade. Commercio equo solidale a Palermo: un’esperienza oltre decennale...

Fino a domenica, in 150 supermercati italiani sarà possibile ricevere informazioni sul Fairtrade. Commercio equo solidale a Palermo: un’esperienza oltre decennale. Ne parliamo con Giovanni Crimaldi, presidente di Equonomia

 

di  Joey Borruso

Un gesto quotidiano e semplice come quello di nutrirci può avere un profondo significato e una ricaduta positiva su tanta gente: questo il concetto che anima il commercio equo solidale. Fino al 29 ottobre, in 150 supermercati italiani, sarà possibile scoprire come cambiare il mondo, facendo una spesa sostenibile. Delle promoter accoglieranno i clienti per raccontare loro le storie dei prodotti Fairtrade.
Proprio di commercio equo solidale, abbiamo parlato con Giovanni Crimaldi, presidente della cooperativa Equonomia, che qualche settimana fa ha ricevuto un riconoscimento dal sindaco di Palermo.
Nel ragionare insieme sull’economia solidale, è importante raccontare la storia dell’associazione.

Quando è nata l’idea e quali sono le tappe che avete percorso?Fairtrade.
La cooperativa Equonomia viene fondata nel 2006 dai tre soci fondatori: Daniele Panepinto, Emanuela Giarraffa, Emilio Corallino. Daniele ha un’esperienza decennale di commercio equo e solidale, ed è stato uno dei cofondatori di Macondo. Il negozio viene inaugurato a novembre del 2006 e nei primi anni, con grandi sacrifici (un anno circa prima di vedere il primo stipendio, le domeniche di lavoro per ristrutturare l’interno del locale o per andare alle fiere con il banchetto dei prodotti equo-solidali), cresce e si sviluppa impiantandosi sempre più nel territorio.
Si sperimenta una formula di vendita di frutta e verdura biologica fresca, che diventa un punto di riferimento per molti, il gruppo di acquisto solidale del lunedì. Si comincia a fare le prime esperienze di borse lavoro con persone che soffrono di disagi psichici.
Queste esperienze servono a capire che le borse lavoro non sono uno strumento adeguato, che bisogna e si deve fare di più.
Nel 2011 mi aggiungo alla compagine della società come quarto socio, e oggi presidente della cooperativa, portando le mie energie e la mia voglia di crescere all’interno del gruppo. Sono gli anni in cui la richiesta di prodotti biologici cresce enormemente. Il fatturato cresce, si aggiungono nuovi soci e nuove forze, si comprano nuove attrezzature, si raddoppia la superficie del negozio, si reinveste tutto all’interno della cooperativa per crescere sempre più.
Le borse lavoro, alla fine, non appaiono strumenti adeguati, durano pochi mesi, non hanno alcun seguito, spesso all’avvicinarsi dello scadere provocano nei soggetti svantaggiati profondo turbamento.
Nel 2014, la trasformazione in cooperativa sociale, gli inserimenti lavorativi, i rapporti con le istituzioni, l’impegno costante e sempre crescente per dare e fare di più per i soggetti svantaggiati.
Oggi, i soci della cooperativa sono nove, due dei quali soggetti svantaggiati, più cinque dipendenti, tre dei quali soggetti svantaggiati.

Una presenza significativa la vostra che ha aiutato tante altre associazioni locali ad elaborare al proprio interno la consapevolezza del consumo critico e del commercio equo solidale. Il fatto di avere inserito come dipendenti, e con la prospettiva di farli diventare anche soci, delle persone con disturbi mentali da cosa è stato spinto?
Le borse lavoro ci sono sembrate strumenti inadeguati per risolvere a lungo termine i problemi di autonomia, di bisogno di autostima e di considerazione dei soggetti che abbiamo conosciuto nel tempo grazie ad esse. Volevamo fare di più, dare stabilità e sicurezza a persone che hanno poco o nulla nella vita.

Quali cambiamenti significativi ha portato e porterà questa esperienza sia per voi sia per loro?
I cambiamenti sono enormi e tangibili. Per loro il lavoro rappresenta il riscatto sociale, la possibilità di un’autonomia altrimenti quasi impossibile, una forte motivazione per alzarsi la mattina e uscire da casa. Il confronto alla pari con i colleghi e l’interazione con i clienti fanno crescere in loro l’autostima e la sicurezza. In noi, di riflesso, cresce la forza e la convinzione di fare la cosa giusta e la voglia di crescere e migliorarci sempre, nonostante le tante fatiche e difficoltà

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