Antonio, il Dottore della musica Rap

Elèna Vitrano

Antonio, il Dottore della musica Rap

- venerdì 24 Novembre 2017 - 07:38
Antonio, il Dottore della musica Rap

Classe 1992 e originario di Catania, il Dottore (all’anagrafe Antonio Benedetto) inizia a 15 anni a mettere nero su bianco i primi versi, a comporre le sue prime “cure”...

Victor Hugo scriveva che Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime. Sin da quando era piccolo, Antonio il Dottore ha visto nella musica un’autentica alleata per dire di sé, esprimere un mondo scoperto forse troppo presto e su cui non si può tacere. “In un periodo buio della mia vita, – ha raccontato il giovane artista – la musica rap è stata in un certo senso la mia medicina. Ora che scrivo i testi, mi piace pensare di ‘lavorare con la medicina’. E chi si occupa di medicina? Il Dottore!”

 

di  Elèna Vitrano

Classe 1992 e originario di Catania, il Dottore (all’anagrafe Antonio Benedetto) inizia a 15 anni a mettere nero su bianco i primi versi, a comporre le sue prime “cure”,  dimostrando ben presto la sua grande affinità con il freestyle, e il rap in generale, che lo porta a varcare i confini isolani e a farsi notare in diversi contest musicali d’Italia a cui ha preso parte (Giant of The Year, Battle Arena, JumBo Fest e il Barrio’s Freestyle Contest, giusto per citarne qualcuno). “Come il porco” è uno dei suoi pezzi più cliccati e anche nella sua città natale non sono mancati i riconoscimenti, ottenendo più volte il titolo di campione del Rap Revenge, della 4 Level Battle e di Tecniche Perfette (aggiudicandosi inoltre il secondo posto nella gara nazionale di quest’anno).

Nonostante la giovane età, hai già alle spalle esperienze significative nel campo della musica. Possiamo allora affermare che intendi fare di essa la tua vita?
In realtà no. Non posso dire di avere fatto della musica la mia vita. La musica è sicuramente una parte importante, integrante di essa, perché mi ha dato una mano quando ero piccolo, a seguito di un grave lutto. Il Rap è stato un grande supporto per me, instancabile, e mi ha aiutato a superarlo. Sentivo che i cantanti avevano tanto da dire e volevo ascoltarli, entrare nel loro mondo. Fino a quando non mi sono poi reso conto che anch’io avevo qualcosa da dire.

Perché proprio il Rap?
Il Rap perché è un ottimo mezzo per comunicare: ha pochi filtri, soprattutto all’inizio, quando mi avvicinai a queste note. È un genere molto diretto, mai scontato, e ti puoi permettere di dire cose che magari con altri generi non puoi dire, o che magari non si prestano bene come il Rap. Paradossalmente tutto può anche essere una bugia, dal momento che ho comunque avuto modo di sentire altri gruppi o anche cantanti solisti appartenenti ad altri generi, capaci di comunicare per come si deve. Nella musica credo sia molto importante il dono della sintesi e della comunicazione, sapere quindi arrivare a chi ti ascolta; dono che un artista come Fabri Fibra – non a caso il mio rapper di riferimento – possiede in pieno.

Dimmi di questo “legame” con Fabri Fibra.
Fabri Fibra secondo me ha una capacità di sintesi e di comunicazione superiore, rispetto a tanti altri nomi, protagonisti di questo ambiente. È anche vero che di cantanti competenti ce ne sono, ma mai completi ed eccellenti come lui in ogni cosa che fa. Bravura a parte, Fibra è comunque nato in un periodo sicuramente fortunato in termini musicali; era il 1995 quando con gli Uomini di mare esordì con i suoi primi lavori, tra cui ‘Dei di mare questel gruv’, ‘Qustodi del tempo’ e altri ancora, fino a un 2004 di continuo underground. Poi Paola Zukar, una delle redattrici nonché fondatrici di Aelle, è riuscita a entrare in Universal, tirandosi dietro quelli che ha potuto, tra cui lo stesso Fibra. Fabri è stata una vera e propria scommessa; ha saputo farsi valere, evolvendosi, passando da quello che si definisce underground al cosiddetto mainstream, con grande stile e grandi doti. Quindi, ribadisco: modello di riferimento in assoluto è Fabri Fibra.

AntonioIlDottore

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Un pezzo a cui il Dottore tiene particolarmente?
Se volessi fare il sentimentale, un pezzo a cui tengo è sicuramente ‘Due su due’, perché mi lega tanto a mio fratello, una delle persone più importanti della mia vita. Poi ci sono altri brani che mi hanno segnato in qualche modo, come ad esempio quelli degli Uomini di mare di Fibra, ‘Se non fumassi’ di Tormento in termini stilistici, o ancora ‘Cose preziose’ di Kaos per il messaggio che riesce a trasmettere, ‘100 barre’ di Mistaman per il potenziale lirico dimostrato, le canzoni di Danno dei Colle der Fomento. Che dire? Effettivamente è difficile scegliere un unico pezzo, ma di canzoni valide ce ne sono veramente tante.

Ti va di raccontarmi un aneddoto particolare legato alla musica?
Di momenti belli ce ne sono tanti. Proprio l’altro giorno riguardando su Facebook una foto di tre anni fa, mi è venuto in mente quella volta a Pedara con Ciro, un mio caro amico. Eravamo andati al concerto di Esa e Tormento; entrambi apprezziamo sia l’uno che l’altro, e inoltre loro ci conoscono. Ogni volta che andavamo ai loro live ci facevamo vedere e insistevamo a più non posso pur di incontrarli. Insomma, ci seguiamo questo concerto, in prima fila, e loro ci notano sorridendo. Una volta terminato lo spettacolo, in tanti restano provando ad accedere al backstage, rigorosamente blindato. Eppure, non appena Esa e Tormento ci rivedono, ci danno subito la possibilità di passare, prevalendo così su una folla infinita che desiderava fare una foto con i due artisti. Andiamo quindi dai nostri beniamini, armati di cellulare, li salutiamo e senza batter ciglio esclamiamo ‘Esa e Tormento, ci fate una foto?’. Vuoi mettere una foto scattata da Esa e Tormento?

Hai progetti in cantiere?
Progetti non ne mancano. Al momento ho una decina di tracce che vorrei registrare, senza più rimandare. È  da una vita che vorrei poi far uscire un EP, un disco, e anche se alcuni pezzi non sono proprio recentissimi, ci tengo a dare loro una forma definitiva. Devono uscire, diventerebbero altrimenti peso superfluo. E non voglio che accada.

Dove ti immagini tra 10 anni?
Non è la prima volta che mi viene fatta una domanda simile e sai? Non ne ho idea. Spero vivamente nello stesso posto e con qualcosa di solido sotto i piedi. Più che ‘dove’, vorrei sapere ‘come’ sarò tra dieci anni; qui, fuori dalla Sicilia o all’estero? Qualsiasi cosa mi andrà bene, purché sia stabile.

Si sa quanto sia difficile il mondo dell’arte, e al tempo stesso quanto sia difficile farsi strada in una terra come la Sicilia. Cosa mi dici al riguardo?
Beh, sì, è innegabile. L’arte in Sicilia è molto difficile, perché siamo isolani e isolati. Tuttavia, nello stesso tempo, grazie a Dio viviamo nell’era di internet e non abbiamo quindi più scuse. Siamo tutti collegati e possiamo connetterci fin troppo facilmente. Sicuramente, non è facile suonare, e per uno come me che fa il rapper è ancora più difficile, soprattutto in termini di costi e di mezzi. Ma per ciò che riguarda la diffusione dell’arte, no, assolutamente no, non è difficile. Abbiamo internet, e quindi siamo tutti cittadini della capitale del mondo.

Che altro aggiungere sul Dottore? È molto probabile che ne sentiremo delle belle, per cui: STAY TUNED!

 

 

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