Alternanza scuola-lavoro. Cos’è? Serve davvero ?

Silvana Saporito

Alternanza scuola-lavoro. Cos’è? Serve davvero ?

- martedì 14 Gennaio 2020 - 07:00
Alternanza scuola-lavoro.  Cos’è? Serve davvero ?

Alternanza scuola-lavoro: una delle innovazioni più significative nel mondo della scuola. Ha funzionato in Sicilia? Lo vediamo attraverso le esperienze degli studenti che hanno partecipato ai progetti e i loro tutor.

L’arte astratta non esiste. Devi sempre cominciare con qualcosa

Pablo Picasso

Alternanza scuola-lavoro. Cos’è? Serve davvero? Introdotta dalla legge 107 del 2015, è stata una delle innovazioni più significative nel mondo scolastico. A cosa serve? Anche se non sempre apprezzata e non da tutti, ha, comunque, aperto un ventaglio di opportunità che, in una proiezione futura, potrebbero dare buoni risultati.
In molti casi, l’obiettivo principale dell’alternanza scuola-lavoro è stato raggiunto, cioè quello di aiutare gli stessi ragazzi ad acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro e a renderli consapevoli delle loro scelte.
E noi vogliamo raccontare proprio alcune di queste esperienze. Cioè le esperienze vissute e ritenute positive dagli stessi studenti.  
Abbiamo incontrato i ragazzi insieme ai tutor che hanno seguito i progetti per rielaborarne insieme i risultati e le competenze apprese in termini di soft skill, in uno dei settori, il design artigianale, oggi, più che mai in forte crescita.

I ragazzi raccontano

Riteniamo che la scuola di oggi debba indirizzare verso la scoperta di nuove professioni che possano trovare il pieno riscontro in un territorio come il nostro, ricco di vocazioni artigianali.
Le attività di stage presso botteghe artigiane dedite alla lavorazione del cuoio, della tessitura e della costruzione del Pupo Siciliano hanno dato seguito al sito didattico http://sicilianculturaldesign.weebly.com/ Non solo… un progetto come questo per le competenze trasversali e l’orientamento di qualità ha contribuito alla formazione  di un nuovo profilo formativo: l’addetto alla valorizzazione delle identità territoriali e delle radici culturali delle comunità locali con l’obiettivo di rafforzare la grande identità culturale siciliana, nonché lo sviluppo di competenze indispensabili per il futuro di domani. Ecco l’essenza dell’alternanza scuola-lavoro.

Giungere a una consapevolezza

Ma in realtà, al di là degli obiettivi, i ragazzi sono riusciti a individuare cosa fare da grandi, attraverso questa esperienza? Alcuni ci stanno ancora pensando, ma sicuramente molti hanno avuto modo di sentirsi più sicuri di sé e hanno acquisito maggiore consapevolezza rispetto alla capacità di volere imparare qualcosa di nuovo. Oggi, le aziende chiedono ai giovani la voglia di confrontarsi con ciò che è innovativo e questo lo hanno capito proprio grazie a questi progetti.
Abbiamo raccolto le loro testimonianze, perché non c’è modo migliore per conoscere gli effetti del progetto stesso di alternanza scuola-lavoro. Il nostro racconto, narrazione di una esperienza felice e di buona pratica da prendere a modello, si riferisca a una classe che oggi è maturata. Ma resta un esempio virtuoso.

Serve davvero? Sì, secondo i ragazzi

Luca non ha dubbi. “Se ci avevo pensato prima – conferma – ora voglio occuparmi di design e penso di rimanere a studiare in Italia, proseguendo intanto gli studi all’università per diventare un “creative-designer”.
“Siamo pronti a metterci in gioco per fare delle nostre passioni uno stile di vita – sostiene Luca della V G di Design A.S. 2018-2019 -.
“Siamo una classe di design, grandi amici, che lanciano la sfida di far conoscere a molti la vera anima del posto in cui viviamo, la Sicilia – sono le parole di Federico -.
“Dato che non c’è niente di meglio della cultura per conoscere la vera essenza di un paese – dice Asia – noi abbiamo deciso di riscoprire insieme a voi cosa fa di questo ‘luogo comune’, spesso dimenticato e denigrato, un posto veramente speciale”.

Un esempio virtuoso

E, poi, ci sono le testimonianze di Zi, Maria Giovanna, Anna, Clizia Maria, Salvatore, Giuseppe, Giovanni, Davide, Elisa Venera, Marta, Manuela, Francesco, Roberto, Orlando, Michele, Elia, Tancredi. Tutti studenti della V G- Classe di Design A.S. 2018-2019, che si accodano alle esperienze dei propri compagni, condividendone ogni singolo passaggio.
“Il progetto – sostiene Margherita Carastro dell’USR – è un esempio virtuoso di buona pratica in cui tutti gli attori e i protagonisti diventano eccellenze. Mi riferisco agli studenti che hanno acquisito delle competenze spendibili e occupabili nel mercato del lavoro. Cerchiamo – continua – di dare un futuro concreto ai ragazzi a partire dall’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro”.

Dal progetto al prototipo

‘Dal Progetto al Prototipo’- Nuovo design per i prodotti artigianali storicizzati della cultura dell’Alberghiera-Ballarò. Si chiama così, invece, il progetto di alternanza scuola – lavoro, che ha coinvolto 22 studenti della V G di Design del Liceo Artistico ‘E. Catalano’ di Palermo.
Il progetto, che nasce attraverso la collaborazione con l’Ufficio Strategico del Comune di Palermo, aveva già avuto, in realtà il suo avvio attraverso visite didattiche presso il ‘Puparo’, il laboratorio d’arte dei Figli d’arte di Cuticchio nel cuore di Palermo. Il referente, Giacomo Badami, ricorda come i suoi studenti, fin da subito, si siano molto interessati a comprendere come il funzionamento dell’oggetto d’arte fosse il risultato dell’approfondita conoscenza del ruolo e della funzione dell’arte stessa per il rinnovamento del territorio.

Orientamento on the job

Il progetto di alternanza scuola-lavoro ha previsto, nella sua intera articolazione, delle fasi di orientamento on the job per tutti gli studenti nei luoghi simbolo dell’artigianato locale, allo scopo di fare acquisire agli studenti informazioni sulla storia e sullo studio delle caratteristiche del quartiere dell’Albergheria-Ballarò e sul percorso arabo Normanno, con il coinvolgimento attivo della tutor del Comune di Palermo M. Stassi.
Gli studenti, inizialmente, hanno effettuato un percorso di formazione comune incentrato sulla conoscenza dei beni demo etno-antropologici, della cultura e della storia locale, nonché della produzione artigianale.
Le tematiche affrontate nel corso sono state: l’arte della ceramica nello street food della cultura multietnica siciliana, il ‘Contenitore simbolo di accoglienza’; la tradizione dell’intreccio Rivisitazione e personalizzazione della ‘coffa’ tra bag, sporta e borsa da lavoro; la tradizione dell’intaglio e del cesello l’oggetto ‘dono’, espressione valoriale e culturale.

I ragazzi raccontano l’alternanza scuola-lavoro

Luca, è uno degli studenti del Liceo Artistico E. Catalano di Palermo che ha partecipato al progetto. Quando lo incontriamo per la prima volta, insieme ai suoi compagni, è alle prese con l’uso della stampante 3 D. Appena qualche giorno dopo, ha creato in 3 D un puzzle didattico, un gioco per bambini. Il ragazzo ci racconta come questa esperienza non solo gli abbia consentito di sviluppare competenze digitali, ma anche di sviluppare competenze personali, in primis la creatività, la capacità di imparare in contesti nuovi, di riuscire a prendere decisioni e a collaborare con i componenti del gruppo di lavoro.

Il lavoro di squadra

Ciascuno studente ha contributo in modo personale, confrontandosi come nelle migliori squadre di talenti, sostenendosi e dando il proprio contribuito. Un progetto, dunque, che pone al centro la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze che si acquisiscono attraverso relazioni efficaci e mettendosi in gioco, creando ma anche sottoponendo la propria idea agli altri.
Tutti gli studenti della V G hanno partecipato alle attività formative, svolgendo percorsi di approfondimento laboratoriale presso botteghe artigianali sulle tre tipologie di attività: Stampa 3 D, Intaglio, Formatura, Intreccio.

Lo sviluppo delle competenze

“Abbiamo imparato inoltre altre competenze – spiegano – come valorizzare un oggetto ed evocare alla memoria storica comune, il linguaggio simbolico”.
Luca Arrostuto, lo stesso di cui vi abbiamo parlato poco sopra e che ha costruito il puzzle didattico, oggi è studente alla NABA, la prestigiosa Accademia di Design di Milano. Lui riferisce di avere affrontato un percorso di rielaborazione dell’esperienza di P.C.T.O, e si è reso conto di avere fatto un’esperienza unica, innovativa e in grado di metterlo in condizioni di relazionarsi in contesti nuovi. “Il Marketing, come valorizzare l’oggetto d’arte, è per me una nuova competenza, acquisita grazie a questo progetto – afferma -. Mi hanno spiegato che è una delle competenze trasversali molto utilizzata nel settore del design e in altri settori dell’artigianato locale. Se non impari a dare un nome agli oggetti creati, non sai neppure presentarlo gli altri”.

Il prototipo del DONUM

L’importanza del nome

Dalla creazione del manufatto, il gioco di puzzle realizzato con stampante 3 D si chiama ‘DO.NU.M’. Come mai questo nome?
“Il puzzle – spiega Luca- è un manufatto composto da tanti bassorilievi delle facce del cubo “DO(NU)M”, che ciascuno bimbo e o adulto che voglia giocare, puo’ provare a scomporre e a ricomporre”.
Proviamo a giocarci anche noi e quando proviamo a ricomporre i tasselli, il gioco è fatto, si concretizza un cubo con delle facciate che ricordano la Sicilia arabo-normanna, quei luoghi simbolo della Sicilia.

Creatività e arte

Tra gli oggetti d’arte che i ragazzi hanno creato e allestito, in questo percorso di alternanza scuola-lavoro, non possiamo non notare la bag ‘Burgiù’, borsa di alto design e legata da tecniche di intreccio creativo, realizzata con il cuoio. Incontriamo Miriana. La studentessa indossa la bag, ce la mostra e ci spiega come l’hanno realizzata. “Una borsa dal design ricercato per l’alta manifattura, di cui notiamo il logo all’interno della borsa. Ci viene in mente la Coffa”.
Marta e Miriana si sono dedicate assiduamente alla ricercatezza del nome della borsa, dicono: “Le abbiamo dato il nome di “Burgù”.  Quindi, dalla creazione alla ricercatezza del nome, all’uso e alla valorizzazione del prodotto locale”.

Il valore delle tradizioni locali

Come mai vi siete ispirati alla Coffa? 
“La bag che abbiamo voluto creare doveva ispirarsi a un prodotto locale, abbiamo rivalutato l’arte dell’intreccio degli antichi artigiani, per scoprirne l’attualità e l’ecostostenibilità, dall’intreccio di materiali unici e non inquinanti. Inoltre, per ricordare l’abbraccio.

“I colori della borsetta, sono stati pensati sulla base delle carte da gioco siciliane – aggiungono in coro Federico, Asia, Clizia, Salvatore, Miriana e Marta -.

Dalla tradizione all’oggetto di design

Ogni oggetto ricorda qualcosa di già pensato. Il design con la funzione di valorizzazione di oggetti creati, ma sulla scorta di ciò che non va dimenticato: la nostra sicilianità.
Troviamo al tavolo ‘zuppiera’ che fa tanto ricordare un’oggetto già visto in qualche posto.
Secondo Manuela è un oggetto che evoca alla memoria una ‘culla’.  Se non è solo un oggetto d’arte, allora cos’è? “In realtà è un contenitore di cibo – spiegano Anna, Manuela, Zi, Maria Giovanna, ed Elia -.
Il coperchio presenta la forma dei cinque petali del fiore e la sua funzione è quella di mantenere i cibi caldi. A questo, si aggiunge un piattino. “Serve per poggiare il panino al di sopra – spiega Zi -.“L’altra funzione – spiega Maria Giovanna – è dedicata all’arancina, e alle panelle”.

Un design per lo street food?

Il design per la valorizzazione dello street food palermitano a sostegno delle tradizioni culturali siciliane.
Infine, notiamo la terza parte che rappresenta la base del contenitore, realizzato con una forma ampia per accogliere la ‘caldume’.
Il nome suggerisce il termine siciliano ‘quariari’ che significa riscaldare.
La culla, l’accoglienza siciliana in un’oggetto d’arte per rievocare alla memoria del visitatore, che siamo terra di accoglienza e di eccellenze culinarie, di colori, di odori.

Multiculturalismo e accoglienza

Arriviamo, poi, al progetto ‘Unione’. In questo caso, il nome sintetizza concetto di Unione tra multiculturalismo ed accoglienza.
Il progetto del contenitore chiamato ‘Zuma’, in una versione di design per accogliere il profumo, rappresenta il fiore di zagara di Sicilia, ispirato alla zagara.
La Zagara (in arabo ‘Zahara’) significa ‘splendere di Bianco’. Questo fiore ha un codice rappresentativo importante, nessun viaggio che si faccia non si può non associare ai colori e ai profumi.
“Abbiamo pensato che il filo conduttore fosse l’essenza della zagara che si trova in alcuni cibi locali, come il limone, e nella cosmetica. Da qui, è nato il proposito di condividere sapori unici del territorio siciliano, offrendo passione e sapienza per la nostra cultura, tramite l’idea finale di un contenitore che unisce tradizione ed estetica” – conclude il referente, Giacomo Badami -.

Silvana Saporito è esperta di politiche attive del lavoro

2 commenti

  1. Barbara De Sieno ha detto:

    Una piacevole finestra sui risultati di un lavoro ben riuscito. Fondamentale l’approccio dei ragazzi, ma ancor di più quello di totur e professori che rendono queste attività vere occasioni di crescita. Ottimo lavoro!

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  2. Silvana ha detto:

    Gentile Barbara, grazie per il tuo commento. E’ vero , tutto il lavoro di facilitazione riscontra grandi risultati in termini di successo anche formativo.

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