Area periferica. Come uscirne

Patrizia Romano

Area periferica. Come uscirne

- sabato 18 Gennaio 2020 - 07:01
Area periferica. Come uscirne

L’area periferica è un luogo statico che genera inerzia. Nascere nelle aree periferiche e marginali della Sicilia può segnare il proprio destino. Come uscirne? Ne parliamo con Mario Messina, presidente dell’associazione culturale Strauss, che opera in favore dei giovani siciliani che vivono in queste aree depresse. La testimonianza di un giovane, Peppe Mulè, che ha vissuto questa esperienza

Nascere in un’area periferica e marginale della Sicilia è un segno del destino che, molto spesso, condiziona la propria esistenza. Relegarla, poi, all’interno dei propri confini geografici, trasforma la stessa esistenza in una ragnatela senza via di uscita. E’ come avvolgerla in una spirale.
L’area periferica e marginale è un  luogo statico, che genera uno status di inerzia. Viverla e appartenerla in tutta la sua essenza, immobilizza crudamente.
Come uscirne?

L’Associazione Strauss in aiuto dei giovani nati in aree periferiche


“Diffondendo la cultura e i valori della Comunità Europea tra i giovani delle  zone periferiche e marginali della Sicilia – risponde Mario Messina, presidente dellassociazione culturale Strauss, che da anni opera proprio con questo obiettivo – . Inoltre, fornendo loro servizi utili per una maggiore crescita sociale, professionale, culturale e personale, ma, soprattutto, consentendogli di uscire dai propri confini geografici, dalla propria area periferica, andando in giro per il mondo e, quindi, diffondendo, la stessa cultura e gli stessi valori che gli sono stati forniti.
E’ proprio questa la principale missione dell’associazione culturale Strauss; un’organizzazione no profit che nasce a Mussomeli nel ‘99 e che conta, oggi, 50 associati.
I giovani nati in area periferica, target delle azioni dell’associazione culturale Strauss, hanno un’età compresa tra i 15 e i 35 anni, e molti di loro vivono situazioni di svantaggio economico, educativo, sociale e geografico.

I servizi dell’Associazione Strauss


I servizi e le attività promossi dall’associazione culturale Strauss per supportare la realtà giovanile, spaziano dal livello locale a quello internazionale.
Da diversi anni, l’associazione ha assunto una dimensione europea ben definita, che la vede ogni anno aderire e organizzare diversi progetti in varie parti d’Europa e del mondo, grazie ai quali centinaia di giovani riescono a vivere un’esperienza davvero formativa ed esaltante.
La Strauss ha grande esperienza anche nella gestione di progetti di più ampia portata e responsabilità.
“Da sempre – dice Mario Mulè la nostra associazione ha promosso lo scambio di esperienze tra i giovani e crediamo che questo sia molto più proficuo se avviene tra soggetti di diverso Paese e cultura. La reciproca comprensione, il dialogo interculturale e la tolleranza – aggiunge – sono per noi gli ingredienti essenziali per permettere ad una società di crescere e migliorarsi. L’obiettivo è sempre quello di aiutare i giovani nati in un’area periferica e marginale”.

Peppe Mulè

















La testimonianza di un giovane

Ed è proprio sulle esperienze all’estero dei giovani siciliani, tra le mission principali dell’associazione culturale Strauss, che L’Inchiesta Sicilia ha voluto focalizzare l’attenzione. E lo abbiamo fatto attraverso la testimonianza di un giovane siciliano, Peppe Mulè. Partito per Cipro con uno dei progetti di servizio volontario europeo promosso dall’associazione culturale Strauss, ci racconta la sua storia. Un giovane, quindi, che ha lasciato la propria area periferica per maturare importanti esperienze fuori da quell’area.
“Sono ormai passati due anni dall’esperienza che ha segnato la mia vita per sempre. Tutto comincia in un caldo pomeriggio d’estate. Mi trovavo alla sede dell’Associazione Culturale Strauss.

L’esperienza dell’Evs mi ha cambiato la vita

Preparavo uno scambio culturale in Romania e mi viene proposto: “Peppe, vuoi andare a Cipro per un EVS?”.
Devo dire che fino a quel momento ero ben informato riguardo il
Servizio Volontario Europeo. In realtà, l’avevo sempre vissuto in terza persona. Avevo vissuto gli EVS degli altri e mai mi sarei aspettato di essere io un giorno un volontario.
Motivatissimo, decido quindi di provare quell’esperienza e partire per Cipro per quello che considero come le prove generali della vita che svolgo ora. Mi spiego meglio, prima dell’EVS sono stato all’estero tante volte. Mai, però, per un tempo massimo di 15 giorni e la certezza del rientro rende tutto molto facile e sopportabile.

Alla conquista del mondo

Parto, quindi, senza avere un’idea ben precisa di quelle che saranno le mie sensazioni durante tutto il progetto, sporcandomi le mani come mai fatto prima. Qui, ho trovato, in persone che faranno parte solo per un breve periodo della mia vita, la mia famiglia e i miei migliori amici.
Un EVS è un’esperienza che cambia il modo di pensare e, oserei dire, la percezione della realtà. Mi ha permesso di abbracciare cause che in precedenza non avevo mai considerato. Un esempio pratico?
Villa Aldisio. Prima del mio volontariato, ho sempre aiutato, ma, dopo lo SVE ho cominciato a condividere ciò che ho imparato in altri paesi.

Sentirsi cittadini del mondo


Lo SVE aumenta la percezione di essere cittadini del mondo. Dopo il mio periodo di
volontariato all’estero, sono andato in Erasmus in Ungheria. Qui, sono stato selezionato per partecipare alla stesura della Carta della Generazione Erasmus, condividendo la mia esperienza e aiutando a chi verrà dopo di me.
Adesso scrivo da Praga,  luogo in cui lavoro nel settore del turismo e svolgo un ruolo di mediazione tra mercati asiatici e Italia. Quello che mi motiva è cercare un collegamento tra la mia terra e l’internazionalità.
In un momento storico in cui si preferisce costruire muri piuttosto che ponti, mi sento di ringraziare chi si spende per darci opportunità.
In particolare nel mio caso, lo splendido staff dell’Associazione Culturale Strauss e i miei genitori che da sempre sono stati fonte di ispirazione e motivazione”.

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