Comuni della Sicilia. Quanti e quali sono? Viaggio tra gli enti locali siciliani

Patrizia Romano

Comuni della Sicilia. Quanti e quali sono? Viaggio tra gli enti locali siciliani

- lunedì 20 Gennaio 2020 - 07:00
Comuni della Sicilia. Quanti e quali sono? Viaggio tra gli enti locali siciliani

L’Inchiesta Sicilia intraprende, da questo numero, un viaggio tra i Comuni della Sicilia, accendendo i riflettori su ogni singolo Comune. Un percorso che perseguiremo con la piena e attiva collaborazione di tutti i protagonisti di queste importanti realtà istituzionali: amministratori, operatori a vario titolo, comuni cittadini

I comuni della Sicilia: quanti e quali sono? In realtà, si sa molto poco di queste piccole, ma rilevanti istituzioni. Sì, perché, nonostante il testo costituzionale del 1948 dedichi solo pochi enunciati ai comuni, la loro esistenza è stata costantemente presente nel dettare le norme relative all’ordinamento regionale.

Perché nascono gli Enti locali?

Ciò per una serie di validi motivi. In primo luogo, perché la lotta contro lo stato accentrato era connaturata a tutto l’antifascismo. E questa ci sembra una valida ragione. Da ciò, nasce l’aspirazione a vedere crescere le sedi di partecipazione politica attiva da parte della nuova dirigenza repubblicana, ben oltre l’ambito regionale.In secondo luogo, stanno, invece, ragioni logistiche. Non sottovalutiamo che, dopo l’introduzione delle regioni, sarebbero stati proprio gli enti locali i soggetti istituzionali più coinvolti nella nuova articolazione gestionale e strutturale dello Stato. Definito ciò, bisognava stabilire quali circoscrizioni territoriali si sarebbero meglio accordate con gli organismi regionali? Quale grado di autonomia concedere a ciascuna?

Terrasini

La scelta ricade sugli organi più vicini alla popolazione

Non c’era alcun dubbio, che la scelta doveva ricadere su gli organi più vicini e più a contatto con la popolazione.
Bisognava, pertanto, sconfiggere le passate consorterie locali per dare spazio a una nuova classe dirigente aperta alla partecipazione democratica.

L’artefice di tutto, un giurista siciliano, Gaspare Ambrosini

Artefice di questa soluzione è, giusto giusto, un giurista siciliano, Gaspare Ambrosini, chiamato a redigere le norme di base sulle autonomie regionali. Ambrosini rielabora e adatta alla situazione nazionale quanto stabilito già dallo statuto speciale della Regione siciliana.
Ambrosini propone di abolire la provincia, trasformata da poco in liberi consorzi comunali, dando vita a una mera ripartizione amministrativa regionale e istituendo giunte elettive esponenziali degli enti locali.

Gli Enti lovali nascono in antitesi al fascismo

Il principio di democrazia che ispira gli enti locali, il porsi in antitesi al fascismo, la vicinanza e il contatto diretto con la popolazione che insiste sul territorio, rappresentano le motivazioni opportune per poter dire che gli enti locali hanno, ancora oggi, motivo di esistere e di svolgere un ruolo importante nel complesso apparato burocratico-amministrativo della Regione e dell’intero Governo nazionale.

Palermo

L’Inchiesta Sicilia in viaggio trai comuni della Sicilia

L’Inchiesta Sicilia intraprende da questo numero un viaggio tra i Comuni della Sicilia, accendendo i riflettori su ogni singolo Comune.

Il nostro obiettivo

L’obiettivo di questo filone è quello di dare rilievo e ridare dignità a una realtà governativa, spesso depauperata dei propri ruoli. Eppure, in miniatura, riproduce la stessa genesi, la stessa struttura e la stessa articolazione giuridica di organismi più grossi.
Nella realtà dei fatti, questi organismi vengono rilegati a ruoli marginali e subalterni, in barba alla tanto agognata autonomia. Attualmente, lo schema politico, che ruota attorno ai Comuni della Sicilia, è il seguente: il Governo di turno taglia i fondi alla Regione e ai Comuni e i cittadini siciliani pagano sulla loro pelle con un aumento di tasse e imposte locali. I Comuni falliscono e le imprese che lavorano con i Comuni falliti pagano due volte.  

Comuni in fallimento

Basti pensare che sono, più o meno, una ventina i Comuni che stanno per fallire. Tanti altri sono al collasso, Ma è tutto il sistema che non si regge più. Più di 300 Comuni che non hanno ancora approvato il Bilancio consuntivo. I costi di questi fallimenti vengono pagati dagli ignari cittadini e, soprattutto, dalle imprese.

Chi paga quando un Comune va in dissesto finanziario?

La situazione più grave è che nessuno ne parla. Durante la Prima Repubblica, quando un Comune dichiarava il dissesto finanziario – cioè il fallimento – la notizia ribaltava sulle cronache dell’intera Penisola. Oggi, il silenzio attorno a notizie di questo genere è totale. E non c’è da sorprendersi, perché quando un Comune va in dissesto finanziario a pagare sono i cittadini, compreso il primo di loro, che non gode certo dei privilegi conturbanti dei cugini delle alte sfere.

Comuni della Sicilia al collasso

Precisiamo, però, che quando parliamo di Comuni al collasso, questo stato tragico in cui perversano non è legato a uno spreco perpetrato dagli amministratori di turno, come si è soliti pensare nell’immaginario collettivo, ma perché lo Stato e la Regione siciliana hanno tagliato i trasferimenti, nonché i fondi alla Regione siciliana destinati agli enti locali, che, a sua volta, ha, di conseguenza, tagliato i fondi ai Comuni.

Marettimo

Fondo regionale per le Autonomie locali

Oggi, il Fondo regionale per le Autonomie locali è stato ridotto drasticamente, passando da 900 milioni di Euro a 300. Se a questo si aggiunge il fatto che di questi 300 milioni, nella realtà, non sia stato erogato neppure un euro, è facile dedurre le condizioni attuali. E così, si va avanti con le imposte e le tasse locali dei cittadini, che, ovviamente, non bastano.

Realtà uniche ricche di valori

E dire che tutto nasce in nome dell’autonomia. Facendo tanti passi indietro nella storia, arriviamo all’anno 1000; data che sancisce la nascita delle autonomie locali. E’ il momento in cui si formano nuovi centri urbani e rinascono quelli esistenti. Molte città si svilupparono come organismi autonomi, prendendo il nome di comuni. Erano delle vere e proprie città stato con legge e magistrature proprie.
In ogni caso, a prescindere dal mal governo e da tutto ciò che circonda, caratterizza e naturalizza, il concetto di ente locale rimane molto ampio. Ogni ente locale rappresenta una realtà a sé, piena di risorse e di valori. Ed è di queste risorse e di questi valori di ogni singolo territorio che ci occuperemo nel corso di questa nuova impresa editoriale. Un cammino che vogliamo intraprende con gli stessi protagonisti: istituzioni, operatori, ma, soprattutto, comuni e valorosi cittadini di ogni singolo comune


Quanti sono i Comuni della Sicilia?

I comuni della Sicilia sono 390, distribuiti nelle 9 province regionali. L’estensione media di un comune siciliano è di 66,24 km², tra le più alte d’Italia. Secondo dati Istat, la Regione Siciliana presenta 844 centri abitati e 975 nuclei abitati.

Catania con l’Etna sullo sfondo

Particolari di qualche Comune della Sicilia

Il più esteso comune isolano è Noto, nel siracusano (che, con 554,99 km², è il quarto comune italiano), mentre il primo comune in termini demografici è il capoluogo regionale, Palermo (al quinto posto in Italia). Roccafiorita, nel comprensorio peloritano, risulta il più piccolo comune sia per superficie che per popolazione.
I Comuni siciliani sono distribuiti, 43 nella provincia di Agrigento, 22 comuni nella provincia di Caltanissetta, 58 comuni nella provincia di Catania, 20 comuni nella provincia di Enna, 108 comuni nella provincia di Messina, che risulta essere la provincia siciliana più estesa, 82 comuni nella provincia di Palermo, 12 comuni nella provincia di Ragusa, 21 comuni nella provincia di Siracusa e 24 nella provincia di Trapani.

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