Anziani: chi sono? Quanto invecchia la Sicilia?

Patrizia Romano

Anziani: chi sono? Quanto invecchia la Sicilia?

- martedì 21 Gennaio 2020 - 07:00
Anziani: chi sono?        Quanto invecchia la Sicilia?

Gli anziani in Sicilia sono stati sempre considerati uno scarto, mai una risorsa. Eppure, i neuroni nell’anziano si riproducono ugualmente. Individuiamo, allora, tutte le strategie finalizzate a riabilitare l’anziano come una risorsa preziosa. Ne parliamo con Alfio Giulio, segretario generale regionale dei pensionati-Cisl (Fnp)

Chi sono gli anziani oggi? E che aspettative di vita hanno? In Sicilia certamente inferiori rispetto al resto del paese , anche a causa di pensioni basse e qualità della vita bassa. Servizi inadeguati. Tempi di attesa estenuanti per accedere ai servizi. Pensioni da fame. Per non parlare della carenza dei servizi sociosanitari: solo quattro anziani su dieci, usufruiscono dei servizi di assistenza domiciliare. E tanto altro ancora.
Le condizioni socioeconomiche degli anziani, nonché la loro qualità di vita, in Sicilia è veramente pietosa. Gli anziani siciliani vivono livelli di povertà inaudita.

Sicilia, una regione di vecchi

Se, poi, consideriamo che entro il 2050, in Sicilia, si prevede un calo di un milione di abitanti, la situazione diventa ancora più tragica.
Infatti, la popolazione siciliana invecchia inesorabilmente. Secondo dati elaborati dall’Ires, già nel 2030 le soglie di vecchiaia raggiungeranno i livelli delle Regioni del Centro-Nord. Per arrivare, come accennavamo, al 2050, quando, a causa di denatalità ed emigrazione, la Sicilia perderà un milione di abitanti e, quindi, la quota percentuale degli anziani risulterà ancora più elevata.

La popolazione siciliana, assieme a quella campana, essendo sempre più vecchia, è la più esposta ai principali fattori di rischio per la salute.
Secondo ricerche condotte dall’Ires, il 30 per cento dei pensionati siciliani (circa 271 mila unità) ha un reddito da pensione inferiore ai 750 euro lordi, mentre nel resto d’Italia, è soltanto il 23 per cento a vivere in queste condizioni. Inoltre, il 43,2 per cento ha una pensione inferiore ai mille euro, contro il 34,3 per cento del dato nazionale.

Donne e anzianità

Se guardiamo alle pensioni da lavoro, la media italiana è del 62,5 per cento, mentre in Sicilia ci attestiamo al 40,9 per cento.
E non finisce qui: nel resto d’Italia, a godere della pensione è il 97,1 per cento degli ultrasessantenni, mentre in Sicilia soltanto l’81,5 per cento. In pochi godono di copertura assicurativa.
Ancora più grave, la situazione delle donne anziane. Quasi il 40 per cento di loro, percepisce una pensione che non raggiunge i 750 euro al mese.
Disastrosa pure la situazione squisitamente sanitaria. Gli anziani in Sicilia hanno serie difficoltà ad accedere alle cure e questo sia perché la sanità non è più gratuita sia per innumerevoli problemi irrisolti, tra cui quello delle liste d’attesa.

Liste d’attesa per le cure

Le infinite liste d’attesa producono una emigrazione sanitaria che, per quanto riguarda la Sicilia, vale 190 milioni in un solo anno.
Ci sono aree interne della Sicilia in cui non esiste medicina territoriale e gli ospedali sono troppo lontani da raggiungere, a maggior ragione con i mezzi pubblici, assolutamente carenti e che, come sappiamo bene, sono gli unici mezzi di cui possono usufruire gli anziani.

Le carenze dei servizi sociali

Insomma, a piangere le nefaste conseguenze di un sistema sanitario allo sbando sono proprio gli anziani, l’anello più debole della catena sociale.
I comuni siciliani spendono per i servizi sociali in genere il 50 per cento in meno rispetto alle regioni del Nord.
Soltanto il 12,4 per cento della spesa è stata destinata agli anziani.
Il governo ha abbassato la disabilità gravissima, da 1.500 a 1.200 euro. Ma la cosa più inaccettabile è che hanno chiesto ai disabili molto gravi al di sopra dei 66 anni di restituire una parte delle somme ricevute.

L’anziano come ammortizzatore sociale?


In Sicilia, gli anziani svolgono con le loro miserrime pensioni, un ruolo di ammortizzatore sociale per le famiglie. Sulla pensione di un anziano vivono figli, nuore, generi e nipoti disoccupati.
Bisogna assolutamente garantire tutele e protezioni sociali adeguati, affinchè l’anziano abbia l’opportunità di partecipare alla vita sociale, economica, culturale del proprio Paese. E questo, in senso lato, come indicato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e non come ammortizzatore sociale.
Anche gli anziani devono svolgere un ruolo nel circolo produttivo.

Una risorsa, non un peso

“In Sicilia – dice Alfio Giulio, segretario generale regionale dei pensionati della Cisl (Fnp) – è mentalità comune considerare l’anziano uno scarto. Una volta raggiunta la soglia fatidica, l’anziano è da buttare via. Non è così – prosegue -. Secondo studi americani, i neuroni negli anziani si riproducono ugualmente. Bisogna trovare tutte le strategie opportune per far sì che questi, una volta riprodotti normalmente, vengano adeguatamente sfruttati e, quindi, l’anziano venga utilizzato come risorsa e non come scarto”.

Invecchiare bene si può

Insomma, vanno organizzate strategie per invecchiare bene e ciò è quanto mai necessario se consideriamo che in Sicilia, una persona su quattro ha più di 65 anni.

Purtroppo, è proprio sempre in Sicilia che non si ricorre mai a queste strategie. “In Sicilia – riprende il sindacalista della Cisl – c’è un blocco di base: non si riesce a spendere le risorse finalizzate a questo scopo, cioè a invecchiare bene in tutti i sensi”.

Latitanza istituzionale

“I distretti sociosanitari che, assieme ai Comuni, dovrebbero utilizzare le risorse finanziare destinate agli anziani – continua Giulio -, non riescono a spendere neppure un centesimo. Alla base, la lunga e perenne latitanza istituzionale. I Governi precedenti hanno fatto molto poco, se non nulla. Basti pensare ai Pac, ingenti finanziamenti destinati agli anziani e all’infanzia, che non sono stati mai spesi e che rischiavano di tornare indietro. Fortunatamente sono stati recuperati in extremis”. Recentemente, dopo anni di lotta, accolta nell’indifferenza delle istituzioni, la Fnpi della Cgil, la Spi della Cisl e la Uil hanno sottoscritto un protocollo di intesa con l’assessorato regionale alla Famiglia, interamente destinato agli anziani.

Incontri periodici

“Abbiamo istituzionalizzato degli incontri bimestrali, affinché l’assessorato dia indirizzi strategici precisi. Questi incontri verranno monitorati di volta in volta, in modo da non disperderli inutilmente tra i meandri dei buoni propositi irrealizzati”.
Di recente, è stata proposto un patto di rete tra sindacato, Regione, Anci e università per favorire l’invecchiamento in salute e la presenza attiva degli anziani nel tessuto sociale.

Social city

Ma qual è l’obiettivo di questo progetto? “Fare delle città siciliane delle social city – risponde Alfio Giulio, segretario generale regionale dei pensionati della Cisl (Fnp) – in cui anche gli ultrasessantacinquenni possano svolgere un ruolo nel circolo produttivo. L’invecchiamento – prosegue – pone problemi serissimi, di welfare, politiche sanitarie adeguate, assistenza domiciliare, non autosufficienza”.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta