E per tetto… un cielo di stelle: i clochard

Patrizia Romano

E per tetto… un cielo di stelle: i clochard

- mercoledì 22 Gennaio 2020 - 07:00
E per tetto… un cielo di stelle: i clochard

Clochard, barboni, senzatetto, homeless. Viaggio tra i disperati, dove l’indifferenza regna sovrana e alla quale, però, fa da contraltare la grande sensibilità di un piccolo esercito invisibile di volontari. L’associazione ‘Gli angeli della Notte’ sarà la nostra guida in questo lungo e tormentato viaggio

Per tetto, un cielo di stelle. Attorno, pareti di cartone. Addosso, coperte di cenci.
Questo è tutto il loro mondo. Il mondo dei clochard, barboni, senzatetto, homeless. Qualunque sia l’accezione, è il mondo sommerso ed emarginato di chi, per scelta di vita o per costrizione, si trascina, comunque, in un’esistenza grama fatta di stenti e disagi.
Il senzatetto è il prototipo di un’esistenza appesa nel vuoto, priva di qualsiasi cosa materiale e di qualsiasi affetto. Un’esistenza che si affaccia sul baratro del precipizio dentro il quale c’è soltanto dolore, solitudine, ma soprattutto tanta indifferenza.
Sono sempre più numerose le persone che oggi vivono  in condizioni molto precarie.
Purtroppo, c’è ancora chi pensa che il loro sia uno stile di vita al quale, talvolta, ci si vota per sfuggire alle proprie responsabilità.
I primi a pensarlo sono le istituzioni, locali e governative, che si trincerano dietro questi pensieri malsani per quietare le proprie coscienze.

Un esercito di angeli

Fortunatamente, in molti casi, fanno da contraltare enti  assistenziali, parrocchie, volontari: un esercito di ‘angeli’, che scende in campo ad aiutare chi ha più bisogno, mettendo a disposizione tende da campo per offrire un minimo riparo o un pasto caldo o, più semplicemente, un pezzo di pane per sfamarli.
L’Inchiesta Sicilia ha intrapreso un breve viaggio tra i disagiati e i diseredati di Palermo con una di queste encomiabili realtà presenti e attive sul territorio di Palermo. La nostra guida sono stati gli ‘Angeli della Notte’, un’associazione Onlus che nasce nell’ottobre del 2013, dopo un anno di attività svolta da semplici cittadini/volontari.
Gli angeli della Notte rappresentano soltanto un piccolo spaccato di una grande realtà, fatta di tanta umanità e solidarietà.

Assistenza gratuita

Le principali attività svolte dall’associazione riguardano missioni serali, pranzo domenicale, servizio docce, servizio taglio capelli e barba, assistenza, nonché distribuzione di sacchetti della spesa alle famiglie disagiate, incontri di in-formazione sul disagio sociale, assistenza gratuita di avvocati e medici.
Proprio attraverso la loro attività, abbiamo potuto scoprire il mondo invisibile dei clochard, termine francese per indicare i ‘senza tetto’. Abbiamo parlato di questa tragedia umana che si consuma quotidianamente sotto i nostri occhi con i fondatori dell’associazione: Giuseppe Messina (attuale Presidente), Giuseppe Li Vigni (Vicepresidente),  Patrizia Oddo, Cristina Incorvaia.

Anche se in maniera approssimativa, si può fare una stima delle persone senza una dimora in Sicilia e a Palermo?
Non ci risulta che sia stato fatto un censimento dei senza dimora. Un’indagine condotta dall’ISTAT nel 2014 indicava Palermo come la terza città italiana per numero di senza dimora con circa 3.000 unità. Ma riteniamo che il numero sia maggiore.
A quante persone la vostra Associazione presta aiuto?
Gli Angeli della Notte operano attraverso 2 servizi principali: la ronda del lunedì e del martedì (due gruppi in zone differenti della città) e la mensa solidale della domenica. Per ogni ronda assistiamo circa 120 persone, mentre con la mensa ne serviamo circa 70.

Quanti volontari operano nella vostra Associazione?
Circa 120, tra volontari missioni e volontari mensa

Per strada per tanti motivi….

Quali sono le aree della città in cui insistono di più persone alle quali date il vostro aiuto?
Il percorso seguito dai gruppi del martedì divide la città in due grandi zone: quella che dalla Stazione Notarbartolo arriva a Piazzale Ungheria, e quella che si estende dalla Stazione Centrale al Porto. Naturalmente ci spostiamo anche in altre aree quando ci viene segnalata la presenza di una persona che ha bisogno di assistenza.
E’ possibile tracciare un profilo di queste persone?
I profili sono tanti e diversi: si va da chi ha perso il lavoro ed è costretto a vivere per strada alle famiglie in situazione di grave disagio economico, dai migranti più o meno regolari a chi ha scelto deliberatamente di vivere per strada. Sono più uomini che donne, probabilmente anche perché le  donne sono più a rischio. Incredibilmente ci sono tanti giovani, alcuni giovanissimi, che non ti aspetteresti di vedere in queste circostanze e in questi ambienti. Tutti, comunque, hanno bisogno di aiuto e si sentono abbandonati da qualcuno: chi dalla famiglia, chi dalle istituzioni, chi dalla società.

Invisibili, anche per le Istituzioni

Spesso, se non sempre, il volontariato si sostituisce alle istituzioni. Che atteggiamento hanno queste ultime nei confronti di associazioni di volontariato come la vostra?
Negli ultimi anni, per fortuna, l’atteggiamento delle istituzioni è cambiato positivamente, nel senso che ci considerano come interlocutori affidabili anche perché hanno oggettivamente bisogno di noi ed hanno visto come lavoriamo. Ma il sostegno al nostro lavoro – in termini di servizi, agevolazioni, risorse economiche – è ancora assolutamente insufficiente.  Qual è l’atteggiamento della gente comune verso chi vive per strada?
Non a caso si parla spesso dei senza dimora come degli ‘invisibili’: le persone generalmente sono insofferenti nei loro confronti perché la loro presenza danneggia il decoro della città e quindi preferiscono girarsi dall’altra parte, far finta di non vederli. Spesso, in modo ipocrita, le persone si impietosiscono e mostrano di volerli aiutare, ma guai ad averli sotto casa! Per fortuna molti palermitani avvertono la gravità del problema e vorrebbero dare una mano. Riceviamo tantissime proposte di collaborazione da semplici cittadini.
Esistono strutture di accoglienza adeguate?
Ci sono poche strutture di accoglienza, dormitori o mense, ma sempre e comunque strapiene, in special modo i dormitori.
Vivere per strada è più spesso una scelta di vita o una costrizione della vita?
Nella maggior parte dei casi una costrizione della vita: vivere per strada è difficile, specie se hai la responsabilità di una famiglia. Ma, come si diceva in precedenza, ci sono anche persone che hanno scelto questa vita, per un disagio psichico, perché alcolizzati o semplicemente perché lontani da questo mondo: ‘diversi’ ed esclusi, scelgono di tagliare i fili che li legano alla società.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta