Refashion di tendenza o necessità economica? Rimoderniamo un abito

Clara Di Palermo

Refashion di tendenza o necessità economica? Rimoderniamo un abito

- venerdì 24 Gennaio 2020 - 07:00
Refashion di tendenza o necessità economica?  Rimoderniamo un abito

Intervista a Giovanni Vangelo, giovane sarto e designer palermitano, che si racconta e ci spiega come cambiare il volto dei nostri abiti con piccoli accorgimenti

Refashion o necessità economica? Il recupero di un capo di qualche anno addietro, il rimodernarlo per dargli nuova vita dopo un cambio taglia, sembra diventata la mania del momento. Dopo che gli abiti vintage sono stati sdoganati anche dalle dive di Hollywood che sono andate oltre indossando lo stesso abito in più occasioni, il riciclo di vecchi capi di abbigliamento è diventato una vera e propria gara tra le donne.
Ma conviene davvero rimodernare una giacca piuttosto che un pantalone? E possiamo farlo da noi o dobbiamo necessariamente rivolgerci a un professionista? Quanto questa mania di recuperare i vecchi capi è moda e quanto esigenza economica?

L’intervista

Noi de l’InchiestaSicilia ne abbiamo parlato con un giovane sarto designer palermitano, Giovanni Vangelo che, dopo gli studi alla prestigiosissima NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, dove ha frequentato il corso di Fashion and Textile Design con massimo profitto e una votazione finale di 100/100, è ritornato a lavorare nella sua città natale.
“Certamente parlare di recupero può toccare note delicate. C’è chi ostenta capi riciclati o vestiti della nonna riadattati per seguire la moda del momento e chi, invece, preferisce spendere i pochi spiccioli di un rimodernamento (che solitamente costa quanto una riparazione) perché non può permettersi di acquistare un pantalone o una giacca nuovi. È ovvio – dice Vangelo – che tutto dipende dalla qualità di un capo: più è di buona fattura e maggiore sarà la convenienza al recupero”.

Tutti possiamo rimodernare un capo di abbigliamento

Il rimodernamento di un pezzo di abbigliamento è una cosa alla portata di tutti? Possiamo farlo da noi in casa?
“Dipende. Per una donna, se vogliamo riciclare una maglietta, ad esempio, con delle applicazioni di strass o di pizzo, allora è abbastanza semplice. Ci sono applicazioni che sono termoadesive e si possono applicare stirandole sul tessuto, proteggendole con un panno prima di poggiare il ferro da stiro. Allo stesso modo, realizzare un inserto laterale per aumentare una taglia è una cosa che si può fare avendo un po’ di dimestichezza con la macchina da cucire e utilizzando pochi accorgimenti, come l’inserimento di un tessuto per dare un po’ di spessore”.

Valutiamo bene la qualità dei tessuti

“Per le cose più elaborate è sempre meglio rivolgersi al professionista anche per non rovinare irrimediabilmente un capo. Teniamo presente, poi, una variabile fondamentale: se la maglietta in questione è di buona qualità, si potrebbe anche trovare un po’ di tessuto in più nelle cuciture, tipo un paio di centimetri. Ciò rende più semplice apportare la modifica. Ma se si tratta di una cosa da pochi Euro, tessuto internamente non ce n’è”.

Applicare il pizzo a mano è un lavoro di grande precisione

Mescolare più tecniche funziona esteticamente? Applicare, ad esempio, un bordo lavorato a mano a uncinetto su una camicetta?
“Sì. Anzi queste cose aggiungono ulteriore originalità perché quel capo non sarà replicabile e avremo il piacere di indossare qualcosa di unico. Io consiglio di adottare una tecnica del genere. Un bordo realizzato a uncinetto, ad esempio, è senza alcun dubbio da preferire di gran lunga a uno realizzato a macchina. Ultimamente, per qualcosa di più ricercato, si usa parecchio il pizzo perlinato, la cui applicazione, comunque, richiede notevole perizia”.

Gli studi al N.A.B.A

Quanto le ha dato l’esperienza fatta a Milano?
“Mi ha dato tantissimo in termini di crescita personale e formazione professionale. Al NABA ho avuto docenti eccezionali che avevano la grande capacità di stimolarti, di sollecitare noi allievi a creare partendo da una ricerca personale. L’abito non era considerato solo una cosa da indossare ma veniva visto come una vera opera d’arte. I nostri studi partivano già dal tessuto, trovando ispirazione dalle cose più impensabili. Io ho avuto il piacere di realizzare dei lavori particolari, quasi sperimentali, per due grosse aziende italiane, lavori che poi sono stati portati anche all’estero. Ma i professori a Milano, soprattutto, ci hanno fatto capire la differenza profonda che c’è tra la moda e il vestirsi. Sono due mondi diversi!”.

Una passione nata da bambino

Quando nasce la passione per la moda e per il disegno di moda?
“Purtroppo devo rispondere con una banalità ma è la pura verità. È iniziato tutto quando avevo 7 anni. Andai a un matrimonio dove fui letteralmente folgorato dall’abito da sposa, un abito bellissimo che mi spinse, una volta tornato a casa, a cominciare a disegnare abiti da sposa. Disegnavo anche i particolari”.
Per chi fa il suo mestiere, da cosa si trae ispirazione?
“Guardi, l’ispirazione può arrivare sia da un’opera d’arte che da un oggetto apparentemente insignificante. Ricordo che una volta in accademia ho tratto ispirazione, per un progetto di design, da tre differenti elementi: il Kosovo, il folklore e l’oro. Per me questi tre elementi hanno un filo che li unisce e da lì ho creato un abito che era costituito da una serie di anelli che si univano e si intersecavano dando vita a una vera e propria opera d’arte che poteva essere anche indossata, lavorai molto sulla superficie dei tessuti stessi”.

Come nasce un modello

Quasi come gli improponibili abiti che si vedono in alcuni momenti delle sfilate?
“Quelli sono studi. Dietro prototipi come quelli ci sono anni di studi e sperimentazioni, test sui tessuti e sulle forme. Preparare una sfilata è un impegno non indifferente, dietro ogni singolo capo proposto c’è un lavoro immane anche di ricerca. Vi faccio un esempio: ricordate quando anni fa furono realizzati i costumi per alcuni nuotatori con delle fibre particolari? Ebbene, osservando queste fibre con l’ingrandimento e passandole tra le dita, si poteva notare una struttura che simulava tante piccole pinne di delfino. Studi avevano provato che questo avrebbe causato meno attrito con l’acqua”.

Abiti da palcoscenico

Abbiamo notato che ci sono dei modelli storici qui in sartoria

“Sì. Fanno parte del risvolto teatrale della mia professione. Amo molto il teatro e realizzo costumi per gli spettacoli e, inoltre, faccio parte di una compagnia di danze storiche, per la quale realizzo anche diversi costumi. Mi piace confrontarmi con le diverse sfaccettature della creazione sartoriale, è una sfida continua”.

Intanto, mentre chiacchieriamo (e scopriamo che Vangelo tiene anche dei corsi di sartoria di base e sartoria teatrale), dando un’occhiata in giro nella sartoria, notiamo un semplice tubino nero su un manichino.

– È un abito realizzato per una cliente?
“No. A dire il vero è il vestito che una cliente mi ha portato per essere rimodernato. Proprio il discorso di cui dicevamo prima. Nel caso specifico, questa signora di è stufata di questo abitino ma, dato che è di buona qualità, mi ha chiesto si cambiarlo un po’. Guardi…..mi è venuta un’idea: ha un po’ di tempo così le faccio vedere come trasformarlo? Se vuole può anche scattare qualche foto ai vari passaggi che possono essere utili alle vostre lettrici. Avevo già preparato la fascia che devo applicare per realizzare la scollatura a barca ma il resto è tutto da fare e lo può seguire passo a passo”.

Giovanni Vangelo al lavoro

Il tutorial

Ovviamente l’idea ci piace, eccome! Anche perché Giovanni Vangelo ci lancia una proposta che ci entusiasma: fare una serie di mini tutorial per spiegare come riutilizzare capi che abbiamo dimenticato in armadio, con piccoli accorgimenti e un po’ di manualità. Dalla giacca al pantalone, al jeans. Intanto cominciamo a seguire la trasformazione dell’abito nero.
“La signora voleva che si chiudesse un po’ la scollatura e mi ha chiesto anche di rendere il vestito un po’ più prezioso, il tutto in tempi brevi perché deve partire e vorrebbe portarlo con sé. Così adesso applicherò questa fascia che avevo già tagliato e cucito alla scollatura, tutto in giro alle spalle”

La fascia applicata alla scollatura per la modifica

“Una volta cucita la fascia – continua Vangelo – applichiamo degli strass, in colore bronzo e colore argento, di dimensioni leggermente diverse”.

“Non avendo tanto tempo a disposizione, utilizzo quelli termoadesivi che si applicano facilmente utilizzando il ferro da stiro”.

Il momento dell’applicazione degli strass

“Però li proteggiamo poggiandovi sopra un panno pulito – suggerisce Vangelo -“.

Il procedimento viene ripetuto anche all’altezza della vita dell’abito, sempre accostando le due diverse tipologie di strass, e attorno al bordo delle maniche che, però, il giovane sarto ha leggermente accorciato mentre noi stiamo osservando da vicino gli strass.

In effetti, adesso l’abito ha cambiato aspetto ed è decisamente gradevole. Abbiamo assistito a una trasformazione che non sembra impossibile da realizzare in casa e ci viene spontaneo chiedere al nostro ospite se davvero è disposto a tornare sull’argomento refashion con l’InchiestaSicilia e realizzare una sorta di guida in puntate per spiegare come fare. Incassata la sua disponibilità, adesso stiamo già correndo a rovistare nell’armadio di casa per vedere cosa riportare a nuova vita!

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