Divorzio. Cosa ha cambiato il divorzio breve

Patrizia Romano

Divorzio. Cosa ha cambiato il divorzio breve

- mercoledì 29 Gennaio 2020 - 07:00
Divorzio. Cosa ha cambiato     il divorzio breve

Sono sempre più in crescita le separazioni e i divorzi. In Sicilia, si parla di un aumento del 15,4 per cento relativamente alle separazioni, e del 18,7 per cento per il divorzio. Al boom dei divorzi hanno contribuito due importanti variazioni normative: la legge del 2014, e la legge sul divorzio breve che ha accorciato da tre anni a sei mesi il periodo fra separazione e divorzio. Ma cosa è cambiato in realtà? Ne abbiamo svelato le novità con Diego Sabatinelli, Segretario Lega Italiana Divorzio Breve (LID)

Il divorzio dopo la crisi del 17esimo anno? Un anno fatidico al quale poche coppie sopravvivono. E non è una leggenda dato che secondo il rapporto dell’Istat, infatti, la durata media del matrimonio al momento della separazione è di circa 17 anni.
Ma c’è chi resiste ancora meno, anzi, molto, molto meno.
E così sono sempre più in crescita su tutta la Penisola le separazioni e i divorzi.
In Sicilia, si parla di un aumento del 15,4 per cento relativamente alle separazioni, e del 18,7 per cento per il divorzio.
Al boom dei divorzi hanno contribuito due importanti variazioni normative in materia di separazione e di scioglimento delle unioni coniugali che, per la prima volta nel 2015, esplicano i loro effetti.

Arriva il divorzio breve

Stiamo parlando, da una parte, dell’entrata in vigore della legge del 2014, in base alla quale i coniugi possono avvalersi di un iter più semplice, più rapido e meno oneroso; dall’altra, alla legge sul divorzio breve, entrata in vigore a metà del 2015 e che ha accorciato da tre anni a sei mesi il periodo fra separazione e divorzio.
Ma cosa cambia, in realtà con il divorzio breve? Alle nuove procedure, possono fare ricorso anche chi ha una causa di divorzio già in corso. Secondo una prima stima sarebbero circa 200 mila i procedimenti pendenti che potrebbero dunque approfittare di regole più veloci. Sei mesi per dirsi addio. Al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice.

Una svolta dopo 40 anni

Il via libera al divorzio breve, rappresenta una vera e propria svolta per l’Italia visto che va a modificare una norma vecchia di oltre 40 anni.
Non saranno più necessari tre anni di attesa, innanzitutto, indipendentemente dalla presenza o meno di figli; restano i due gradi di giudizio.
Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale. Novità temporale anche per la divisione dei beni: la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. L’ordinanza con la quale sempre i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale di stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

L’Inchiesta Sicilia ne parla con Diego Sabatinelli, Segretario Lega Italiana Divorzio Breve (LID)

Quanto ha influito sull’aumento dei divorzi la legge entrata in vigore nel 2014, con un iter più semplice, più rapido e meno oneroso? E quanto la legge sul divorzio breve del 2015, che ha accorciato da tre anni a sei mesi il periodo fra separazione e divorzio?
“Dopo la riforma della legge sul divorzio, con l’introduzione del cosiddetto Divorzio Breve, era previsto un aumento nel breve periodo dei divorzi. E ciò perché tutti coloro che erano bloccati nel limbo della separazione triennale obbligatoria, si sono trovati nella condizione di poter sciogliere in tempi brevi il vincolo matrimoniale. Ma è totalmente errato valutare il fenomeno dal punto di vista dei freddi numeri statistici”.
Cos’è cambiato con l’introduzione del divorzio breve?
“La realtà è che l’Italia tra i paesi europei era rimasta nel diritto di famiglia al palo. Anacronistico era ormai il triennio obbligatorio tra la separazione ed il divorzio. Come anacronistica era un po’ tutta la procedura, o la mancanza di una legge sulle unioni civili. Il tutto era legato ad una vecchia concezione del matrimonio e della famiglia non più aderente da decenni all’evoluzione culturale della società italiana”.

Un divorzio …tra nord e sud

Al sud, in particolare in Sicilia, le separazioni e i divorzi sono in continua crescita. Si registra un aumento del 15,4 per cento relativamente alle separazioni, e del 18,7 per cento per il divorzio. C’è un divario tra Nord e Sud?

“Ci sono state sempre delle differenze tra nord, centro e sud. Separazioni e divorzi….. Anche in questo caso dietro una fredda fotografia fatta di numeri si celano differenze culturali tra varie realtà del paese. Differenze che andranno nel tempo sempre più scomparendo. Se la statistica rileva la crescita di separazioni e divorzi nel sud Italia questa dovrebbe essere interpretata come l’evoluzione del Paese verso una omogeneità tra le varie regioni. Per ridurre di molto quel divario culturale che nel passato, invece, era molto più netto e marcato. Di fatto oggi chi vuole unirsi ad un’altra persona in modo stabile può usufruire di scelte che prima non esistevano”.

Scelta culturale o esigenze economiche?

“Scelta che si compie sempre anagraficamente più tardi seguendo un trend ormai ben definito che richiama fattori non solo culturali ma anche economici. Oggi si entra sempre più tardi nel mondo del lavoro con professioni stabili. Questo fa rimandare l’impegno che necessita anche di risorse economiche non indifferenti. Va bene due cuori ed una capanna, ma vivere tutti insieme a casa di mamma e papà è una scelta molto difficile che pochi hanno intenzione di fare. Insomma, tante cose contribuiscono a modificare quei numeri statistici che noi leggiamo spesso in modo freddo. Non si dovrebbe, invece, trascurare il cambiamento epocale che il nostro Paese ha vissuto in questi ultimi 30 anni. Le leggi non hanno fatto altro che adattare il dato normativo al contesto in cui andava applicato”.

Divorziare “conviene”?

Con la nuova legge, il divorzio è diventato meno oneroso. Quanto incide il divorzio breve sulle tasche delle coppie che stanno per divorziare e sulle tasche degli avvocati?
“Sul fronte economico se il cliente sorride, perché in svariati casi risulta più economico chiudere con una storia di coppia che non ha più futuro, anche il professionista non ha subito una contrazione del proprio lavoro. Infatti la presenza del legale in moltissime situazioni che riguardano il diritto di famiglia è necessaria e richiede sempre maggiore professionalità. Da un certo punto di vista la nuova normativa sta aiutando la professione ad evolversi. Si va verso la specializzazione, e questo non può che essere un beneficio per tutti”.

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