Giuseppe Antonio Borgese, un grande siciliano dimenticato

Pippo La Barba

Giuseppe Antonio Borgese, un grande siciliano dimenticato

- giovedì 13 Febbraio 2020 - 07:00
Giuseppe Antonio Borgese, un grande siciliano dimenticato

Filosofo, accademico, scrittore, critico letterario, giornalista, ideologo, seppe rappresentare, nel contesto dei grandi avvenimenti storici del secolo scorso, l’identità frammentata dell’intellettuale moderno, sempre in bilico tra contestazione e ortodossia

Gli Stati continuano ad avere bisogno di strumenti di governo che vadano al di là degli Stati”. Con queste parole il prof. Sabino Cassese il 27 novembre scorso a Palermo, nella sede universitaria di Palazzo Steri, invitava a rileggere Giuseppe Antonio Borgese. E aggiungeva: “Non bisogna stancarsi di ricordare che i problemi del mondo possono essere risolti solo lavorando insieme nel mondo, non chiudendosi nei gusci nazionali”.
Il riferimento è al progetto ideato da Borgese nel 1949, subito dopo l’ultima guerra, di una Costituzione mondiale, che fu un’utopia realistica per unire il pianeta in nome dell’umano. Idea di straordinaria attualità.
Il recente ritrovamento dei diari di Borgese proietta una nuova luce sulla sua attività di pensatore  e sui risvolti inesplorati della sua personalità.

Parla Gandolfo Librizzi

Il professor Gandolfo Librizzi

Gandolfo Librizzi è iI direttore della Fondazione “G.A. Borgese” che ha sede a Polizzi Generosa, sua città natale.
Gli ho rivolto alcune domande.
Quale importanza hanno i diari per far conoscere meglio questo grande siciliano?
I diari sono uno straordinario scrigno di informazione sull’iniziale periodo di esule in America, dove Borgese rimarrà per 18 anni. Sono la testimonianza di una lezione di vita e di arte. Vi sono affrontati molti temi: per esempio i rapporti con il fascismo e  come Borgese giunge alla decisione di non prestare il giuramento imposto ai professori universitari.

I diari

Sul piano umano cosa rappresentano di Borgese?
E sul contesto storico?
Una variegata galleria di personaggi (tra tutti, D’Annunzio, Croce e Mussolini), con giudizio e considerazioni di rilievo. Ma anche considerazioni  politiche del momento storico e la formulazione di giudizi politici di prospettiva, come, per esempio, la necessità degli Stati Uniti d’Europa.
Sul piano artistico?
Accenni e considerazioni per nuovi e inediti lavori, in particolare sul poema “Atlantide” e il dramma teatrale “La fuga in Egitto”. Insomma, per la prima volta si ha la possibilità di conoscere meglio l’uomo Borgese e quindi formarsi un giudizio più equilibrato sull’intellettuale. 

Mancanza dei giusti riconoscimenti

Perché, a parte Sciascia, l’establishment culturale non lo ha valorizzato come avrebbe meritato?
Sciascia è stato il suo più grande estimatore e, senza averlo mai conosciuto, si potrebbe ben dire, discepolo. Borgese mancò molto tempo dall’Italia e al suo rientro trovò un’altra Italia. Le sue idee, profetiche e non conformistiche, non trovarono il giusto terreno per fecondare le utopie realiste coltivate in America. Tra una cultura fortemente crociana e la forte ascendenza di un pensiero di sinistra, le sue concezioni, che prefiguravano terze vie, sembrarono fughe in avanti, avulse dalla realtà. Oggi ritornano invece con sorprendente attualità.
Allora non fu compreso e fu liquidato.

Iniziative in cantiere


Quali iniziative ha in cantiere la Fondazione per dare il giusto rilievo divulgativo  e mediatico a Borgese?
Per promuoverne e diffonderne adeguatamente il suo pensiero e la sua opera, la Fondazione è attiva da vent’anni. Ha prodotto pubblicazione e ristampe delle sue opere, convegni, seminari. Lo stesso progetto dei Diari è solo uno dei più significativi risultati a cui si è giunti non senza un gran lavoro di ricerca e di collaborazioni fra istituzioni diverse. La stessa riapertura della casa Borgese, la casa di famiglia dove crebbe il piccolo Giuseppe Antonio, è un luogo culturale di riferimento per studi sempre più approfonditi.

                                                                                          

2 commenti

  1. Nicola Lo Bianco ha detto:

    Intervista che mette a fuoco il valore di Borgese. Anni fa ho letto Rube’, si dovrebbe leggere anche i saggi

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  2. Pippo La Barba ha detto:

    Rubè l’ho letto anch’io. E’ un romanzo emblematico, perchè mette bene in luce la frammentazione culturale e la crisi identitaria dell’intellettuale nel secolo scorso.

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