Disturbi del comportamento alimentare, come uscirne?

Clara Di Palermo

Disturbi del comportamento alimentare, come uscirne?

- martedì 18 Febbraio 2020 - 07:02
Disturbi del comportamento alimentare, come uscirne?

Una dieta drastica e una non accettazione del proprio corpo sono spesso tra le cause scatenanti dei disturbi alimentari

Dieci giovani su 100, in Italia, soffrono di disturbi del comportamento alimentare, siano essi anoressia o bulimia o altri meno noti, e ben 8500 persone ne sono afflitte ogni anno.

I 10 giovani su 100 colpiti da questi disturbi, in che fascia di età si collocano? Prevalentemente sono tra i 15 e i 19 anni ma il dato davvero preoccupante è quello che rivela un forte abbassamento dell’età in cui insorgono i disturbi del comportamento alimentare, fino ad arrivare a colpire bambini di età tra gli 8 e i 9 anni. Notoriamente colpiscano di più le donne, nella misura del 95%, e i tempi di recupero sono ancora troppo lunghi: venirne fuori definitivamente è difficile. Il recente fatto di cronaca che ha visto un ragazzo del torinese morire a soli 20 per anoressia e la concomitanza con un convegno sui disturbi alimentari, ci hanno spinto a fare alcune domande sul tema alla dottoressa Angela Ganci, psicologa psicoterapeuta ed esperta in scienze criminologiche.

La dottoressa Angela Ganci

Anoressia e bulimia, due aspetti di una stessa patologia, il disturbo del comportamento alimentare, sono una vera anomalia comportamentale. Quanto si deve a modelli fisici idealizzati e quanto alla non accettazione di sé stessi per come si è?
“Le origini riconosciute di bulimia e anoressia sono sicuramente ascrivibili alla scarsa autostima e valorizzazione del Sé, che vengono compensate in maniera disfunzionale da un controllo rigido del peso e delle forme corporee”.

Un problema serio

“I modelli culturali che inneggiano alla magrezza hanno un’influenza sullo sviluppo delle patologie, ma solo nella misura in cui essi vengono filtrati da una personalità fragile, in cui è centrale l’importanza attribuita alla magrezza in quanto valore personale”.
I disturbi alimentari sono un problema serio ancora sottovalutato?
“Si tratta di problemi seri, che le pazienti e i pazienti sottovalutano perché si tratta di disturbi egosintonici, in particolare nel caso dell’anoressia, poiché il disturbo non viene percepito come fastidioso, anzi la magrezza viene considerata come valore e traguardo da raggiungere, anche a costo delle sue complicanze fisiche o addirittura della morte”.  

Il recente fatto di cronaca che ci racconta di un giovane morto di anoressia nel Torinese, ci fa capire che il fenomeno con è solo dell’universo femminile?
“Il fenomeno non appartiene solo al mondo femminile, nell’ultima versione del DSM V, il Manuale Statistico dei Disturbi Mentali, infatti, si parla di patologie anche al maschile, con la soppressione del criterio dell’amenorrea per la diagnosi di anoressia”.
Quali sono, a suo avviso, le cause principali? Come ci si può accorgere che un nostro familiare è affetto da disturbi del comportamento alimenare?
“Le cause precipitanti sono solitamente una dieta drastica, ma, come dicevo prima, la causa principale predisponente al disturbo è da rintracciare nella non accettazione del proprio corpo e nell’idealizzazione della magrezza. La comunità scientifica ha stabilito con certezza che intraprendere una dieta dimagrante anche in condizioni di modesto sovrappeso, qualora esista una predisposizione al disturbo, rappresenti un fattore cruciale scatenante il manifestarsi della patologia.  I sintomi clinici dell’anoressia sono evidenti per un sottopeso sotto il valore di 17 BMI, per la bulimia il discorso si complica poiché le pazienti sono normalmente normopeso ed è complicato accorgersi della presenza di comportamenti quali abuso d lassativi o vomito, solitamente consumati di nascosto”.

Se ne può venir fuori?

Come si interviene? Come può, una persona, venirne fuori?
“In alcuni casi di anoressia grave l’ospedalizzazione è fondamentale: in questi casi il razionale prevede un primo momento di panificazione dei pasti, una psicoterapia mirata alla ristrutturazione di pensieri quali “Sarò valida solo se magra” e un  coinvolgimento dei familiari, chiamati a non giudicare e/o colpevolizzare il familiare, vittima, in realtà, di una vera e propria patologia mentale”.
Il soggetto affetto da questa patologia, ha la sensazione di vivere un problema oppure no?
“Trattandosi di un disturbo ego sintonico, la paziente anoressica non mostra sintomi di consapevolezza del problema, diverso il caso della persona bulimica, che vive con disagio le abbuffate e i metodi compensativi e accede più facilmente alla psicoterapia”.
I disturbi alimentari nei bambini possono essere indotti da un errato comportamento dei genitori?
“Oggi le ricerche hanno dimostrato che il rapporto madre-bambino ha un ruolo nel disturbo alimentare futuro, essendo il cibo un regolatore delle emozioni e il rifiuto dello stesso un metodo sovente utilizzato come rifiuto della relazione (come nei capricci dei bambini che possono diventare nel tempo, se indicatori di una patologia, rifiuto generalizzato del cibo)”.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta