Famiglie multiproblematiche, ancora più problematiche con il coronavirus

Patrizia Romano

Famiglie multiproblematiche, ancora più problematiche con il coronavirus

- mercoledì 01 Aprile 2020 - 07:00
Famiglie multiproblematiche, ancora più problematiche con il coronavirus

Alla Sicilia, il Paese più povero già prima della pandemia, destinate le maggiori risorse. In particolare, alle famiglie multiproblematiche

Famiglie multiproblematiche in Sicilia. Di fronte all’emergenza coronavirus, la Regione Sicilia, per i beni di prima necessità, sta disponendo una cifra pari al doppio della cifra disposta per le altre Regioni.
Alla Sicilia, il Paese con il più alto tasso di povertà già prima della pandemia, verranno destinate le maggiori risorse: 100 milioni di Euro
I destinatari saranno i siciliani più indigenti, che vivono distribuiti su 390 comuni dell’Isola.

La regione più povera già prima del coronavirus


Fare una distribuzione delle risorse in un Paese come la Sicilia, già profondamente provato dalla povertà, anzi, povero da sempre, non è difficile. La Sicilia è la Regione più povera da sempre.
La Regione, infatti, sovrappone i conti attuali con quelli già affrontati in passato.Negli ultimi anni, in Sicilia, si è registrato un aumento del numero di famiglie ‘povere’. In realtà, letteralmente sul lastrico. Addirittura, un terzo delle famiglie nell’Isola è povero. La Sicilia occupa su scala nazionale il secondo posto, dopo la Calabria. Famiglie multiproblematiche
Ma, tra le famiglie povere, emerge una fascia sociale ancora più povera, ma che più povera non si può. Sono famiglie in cui alla povertà intesa in termini squisitamente economici, si aggiunge una forte miseria socio-culturale. In poche parole, sono famiglie, oltre che povere, emarginate, disorganizzate, semianalfabete. In una sola asserzione: multi problematiche.

Conosciamole meglio


Spesso, quando si parla di emarginazione sociale, la nostra attenzione ricade sul singolo individuo.
In realtà, l’emarginazione è una malattia che sempre più di frequente colpisce interi nuclei familiari. Si tratta di famiglie investite da una molteplicità di problemi e che, secondo un’accezione sociologica, vengono definite, come dicevamo, famiglie multiproblematiche.


Chi sono le famiglie multiproblematiche

Il termine, coniato intorno agli anni ‘50 da un gruppo di operatori e ricercatori anglo sassone, tende ad individuare famiglie di bassa estrazione socio economica e con difficoltà relazionali tra membri dello stesso nucleo. Pertanto, relegate ai margini sociali. Conseguenza, quest’ultima, che si verifica soprattutto in un contesto urbano ampio, cioè in una grande città dove le strutture di aggregazione sociale sono dispersive e non riescono ad integrarsi.
Ci riferiamo ai tre capoluoghi siciliani principali: Palermo, Catania, Messina. E’ proprio a questi, infatti, che andranno le maggiori risorse stanziate per fronteggiare la crisi aggravata dal coronavirus. Fra i capoluoghi, quindi, a Palermo andranno 5,5 milioni, a Catania 2,5 milioni e a Messina 1,7 milioni. Tutti gli altri comuni sono sotto la soglia del milione.
Nel momento in cui emerge il bisogno di aiuto in una famiglia molto problematica, la richiesta viene inoltrata a istituzioni diverse: scolastica, giudiziaria, sanitaria, sociale, psichiatrica.

Si moltiplicano a dismisura


In alcune realtà, però, queste istituzioni sono dure a recepire tale richiesta. E ciò che avviene a Palermo, dove a causa del contesto socio urbano, questa tipologia di famiglia prolifera a dismisura.
Le famiglie multiproblematiche siciliane sono caratterizzate da una condizione di deprivazione economica e culturale. Non dimentichiamo che la miseria è un fattore di grosso rischio per tutto.
Spesso, una famiglia multi problematica genera una famiglia multi problematica.


Condizioni alloggiative


Quando si pensa alla distribuzione delle risorse messe a disposizione delle famiglie per arginare tra queste il coronavirus, non si può non tenere conto delle condizioni alloggiative.
Le famiglie multiproblematiche sono rappresentate da nuclei numerosi, resi tali da una mancata programmazione delle gravidanze. Ciò rende la situazione ancora più pesante, soprattutto quando si aggiungono, appunto, problemi alloggiativi. L’organizzazione abitativa è specchio fedele di una disorganizzazione che aggrava ulteriormente lo stato di miseria. Precarietà e abbandono sono caratteristiche costanti all’interno delle mura domestiche. Una caratteristica comune è la mancanza di una delimitazione corretta degli spazi. Bambini, adolescenti e adulti non hanno stanze e luoghi al di là di quelli comuni con conseguenze sconcertanti sulla definizione dei ruoli e dei rapporti. In alcuni quartieri, il problema abitativo e reso ancora più grave dalla struttura urbanistica che coinvolge l’intera popolazione del quartiere. In questi quartieri esistono edifici dove convivono più di 30.000 persone con i loro 30.000 problemi. Le pareti sono sottili e i drammi vengono trasmessi.

L’assistenzialismo


Sul piano dell’assistenza, non si è mai fatto molto o meglio si è fatto soltanto assistenzialismo. Queste famiglie vivono prevalentemente sul reddito del vecchio nonno. Spesso, non conoscono nessun mestiere attraverso il quale guadagnare. Le entrate sono spesso illegali, integrate da sussidi di vario ordine. Emerge quasi sempre l’incapacità di programmare le entrate e le uscite. Cosa che invece sanno bene gli assistenti sociali, che in passato, hanno sempre preferito fornire beni come pannolini, cibo, vestiti, piuttosto che soldi.


Famiglie monogenitoriali


Famiglie multiproblematiche sono pure quelle mono genitoriali. La donna abbandonata dal marito che non ha mai lavorato rischia di perdere la patria potestà.
Anche la donna di mezza età nubile, che per anni ha soltanto accudito i genitori. vive una serie di drammi di tipo economico e sociale. Morti i genitori, rimane sola in mezzo ad una strada.
Lo stanziamento del governo regionale (100 milioni) ha anticipato la misura a livello nazionale. E il presidente della Regione ha sciolto ogni dubbio in merito alla destinazione, affermando che i soldi devono andare direttamente ai sindaci siciliani, che rappresentano il polso della situazione, rispetto alla bomba sociale che sta già scoppiando.
Le risorse dovrebbero arrivare dai plafond europei di Poc e Fse. Lo storno sarà comunque a saldo zero, rispetto ai progetti già finanziati con i 100 milioni.

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