Arte urbana: un’arte multiforme

Patrizia Romano

Arte urbana: un’arte multiforme

- venerdì 03 Aprile 2020 - 07:01
Arte urbana: un’arte multiforme

L'Arte Urbana indossa una serie infinita di attributi. Darle, però, una definizione precisa e circostanziata diventa difficile. Perché? Ne parliamo con Mauro Filippi, designer e project manager, nonché esperto sui temi dell’arte e della creatività urbana

Moderna, originale, audace, sovversiva. L’arte urbana è questo e tante altre cose ancora.
Questa ‘nuova’ e rivoluzionaria forma artistica indossa a pennello una serie infinita di attributi. Darle, però, una definizione precisa e circostanziata diventa difficile.
Essa trova il suo concepimento, la sua genesi e la sua evoluzione nella strada. O, meglio, in tutti quegli spazi pubblici comuni, che si prestano ad accogliere tutte le forme artistiche multi e interdisciplinari che rientrano nelle arti visive. Inglobando l’arte visiva molti generi, il concetto di arte urbana si espande a tanti settori. Il che, genera, nello stesso tempo, molta confusione.
Cos’è, dunque, l’arte urbana?
Ne parliamo con l’architetto Mauro Filippi, designer e project manager, nonché esperto sui temi dell’arte e della creatività urbana. Temi sui quali, da anni, approfondisce la sua ricerca.

Mauro Filippi

Nel tentativo di dare una definizione

Le definizioni, soprattutto quando non si parla di scienze esatte, sono sempre molto difficili e discutibili.  La discussione sulla definizione “unica” di Street Art o Urban Art è ancora più che accesa nella comunità internazionale degli “addetti ai lavori” (in cui faccio rientrare artisti, organizzatori, curatori, galleristi, collezionisti, storici, critici, ricercatori, ma anche architetti, pianificatori, sociologi, semiologi, antropologi, geografi e politici). Quando si vuole trovare una definizione univoca per un concetto che per sua natura è estremamente vario, multi- e interdisciplinare, emergono discrepanze, eccezioni e contraddizioni. Per evitare di assumermi responsabilità di risposte “oggettive”, mi limiterò a dare la mia personale definizione, che non pretende di essere esatta ed esaustiva.

Cosa non è l’arte urbana?

A mio avviso, al momento sarebbe più semplice descrivere, all’inverso, cosa non sia la Street Art, piuttosto che tentare di comprendere e definire cosa sia. Ma di certo, dei criteri comuni per analizzare il fenomeno esistono e sono abbastanza condivisi all’interno della comunità di chi fa ricerca sul tema.
Al di là di etichette che stringono il campo su fattori specifici come “muralismo artistico” o “graffiti writing”, o ancora “community art” o “public art”, secondo me, all’interno della grande cornice dell’arte urbana (che, se mi è consentito, estenderei ulteriormente al concetto di “creatività urbana”) stanno tutte quelle pratiche di espressione – con o senza velleità o intento esclusivamente artistici e con o senza intenzionalità o responsabilità civica o morale – che utilizzano lo spazio pubblico (fisico e talvolta anche virtuale). Certo, so che questa definizione, così ampia e generica, più che dare possibili risposte, solleva probabilmente ulteriori dubbi, ma questo credo sia implicito in tutto ciò che generalmente sia legato al mondo dell’arte e della creatività. Vincolare la definizione al solo concetto del supporto, quindi il muro o la città in generale, sarebbe fuorviante. Ormai nella definizione confluiscono anche pratiche ed esempi che con la condizione e la dimensione “urbana” non sono direttamente connessi.

Arte urbana e street art

Che differenza c’è tra arte urbana e street art? Oppure, sono la stessa cosa?

La risposta migliore, come sempre sarebbe “dipende”. Dipende dal contesto in cui le si usa, dalla situazione in cui si ritrovano e soprattutto da chi le pronuncia (e quindi dal suo ruolo e dal suo grado di conoscenza e consapevolezza del fenomeno).
Poco tempo fa, a Palermo è stato pubblicato un bando per l’assegnazione dei cosiddetti “muri liberi” (ossia quelle pareti sulle quali si autorizza formalmente la creazione di opere pittoriche), facendo riferimento a pratiche di “graffiti” e “street art” – ulteriori sottocategorie che potrebbero appartenere idealmente a quel mondo che definiamo generalmente “arte urbana” -.
L’arte urbana, quindi, potrebbe essere intesa in questo caso come macro contenitore di tutte quelle espressioni artistiche (che chiaramente non possono contemplare esclusivamente quelle pittoriche o visive), che scelgono lo spazio pubblico e comune (“urbano” in senso esteso) come supporto e canale privilegiato per la propria produzione. Dentro l’arte urbana quindi si inserirebbero anche forme più espressamente legate ai mondi della performance, della scultura, del teatro, e della musica, mentre con il termine Street Art convenzionalmente si limiterebbe il campo prevalentemente all’esperienza visuale, perlopiù pittorica. 

Obiettivi ambiti

Innovazione e sostenibilità sono gli obiettivi dell’arte urbana. Quanto l’arte, già fragile e vulnerabile, potrà sostenere due obiettivi così ambiziosi?

Innovazione e sostenibilità sono alcuni dei temi di indirizzo affrontati da tanti artisti afferenti al mondo dell’arte urbana. Per quanto di certo non gli unici e forse neanche i principali. Ogni artista è mosso da propri obiettivi e orizzonti, personali o collettivi, a seconda della propria sensibilità, responsabilità, senso civico e concezione dell’arte.
Appare evidente che la differenza tra produrre arte in atelier e farlo liberamente in strada, comporta la scelta di un diverso target di riferimento, cioè di chi potrà fruire delle stesse opere prodotte.
Per cui sembra chiaro che chi interviene in uno spazio pubblico abbia maggiore esigenza di parlare ad un pubblico più esteso, quindi, spesso, anche di argomenti e temi collettivamente ritenuti generalmente utili o interessanti. Ma chiaramente non è sempre così, perché dobbiamo anche imparare a distinguere l’arte dalla comunicazione. L’intento di un artista, nonostante scelga uno spazio pubblico, può essere quello di esprimere qualcosa di intimo, personale, o ristretto ad intenditori (vedi il writing).

Gli obiettivi sono soggettivi


Gli obiettivi, ma questo vale per l’arte in generale, sono quindi sempre personali. Per molti lo scopo del proprio intervento è l’arte stessa, ma anche il gesto espressivo, l’esperienza creativa, senza secondi fini o messaggi diretti, a meno di quelli liberamente interpretati o interpretabili dai fruitori.
Fatta questa premessa, io credo che la street art stia già dando un supporto molto grande in termini di dibattito pubblico e ciò, grazie alla sua innegabile capacità di coinvolgimento, nonché, la presa sulla componente emotiva della società e la sua strettissima relazione con i mass media e la viralizzazione digitale.
Io non credo infatti che l’arte, anche quella urbana, sia “fragile”. Certo, è caduca, effimera, temporanea, un po’ come tutti noi, ma non per questo “fragile”. Anzi, una volta rimediata ed inserita nei giusti canali di comunicazione ha la capacità di estendere la sua efficacia a dismisura. E provocando impatti anche molto ampi, per quanto difficilmente visibili e direttamente misurabili.

L’arte urbana ha una grande capacità di stimolare il pensiero critico. Non disponendo generalmente di pannelli informativi con descrizioni e specifiche, lascia al fruitore completa libertà interpretativa.

Le doti che bisogna avere per fare arte urbana

Cosa bisogna avere per approcciarsi all’arte urbana, predisposizione, particolare sensibilità artistica, estro, o, semplicemente una buona conoscenza tecnica?

Per fortuna il mondo dell’arte urbana, più giovane per certi versi di molti altri settori dell’arte, già molto più istituzionalizzati, strutturati e con un mercato solido e formalizzato, lascia spazio a una pluralità di attori provenienti da varie discipline (grafica, illustrazione, tattoo, ecc.), proponendo una vasta gamma di voci interne, visioni e traiettorie. Come sempre quindi non esiste una “formula perfetta”, non esistono ancora “scuole” (nonostante inizino a comparire workshop, corsi, tutorial eccetera) che consentano un accesso agevolato, facilitato e preferenziale a questo mondo. Ci sono artisti che fanno parte di “scene” o di crew, altri assolutamente indipendenti e autonomi, chi ha il proprio manager e chi si considera “outsider” rifuggendo la definizione di “artista” e preferendo quella di “artigiano” o semplice appassionato.
Come per il resto dell’arte, anche nel campo della street art la “tecnica” non è tutto, anzi, ma sicuramente un’ottima conoscenza della storia del fenomeno e un’adeguata consapevolezza dello scenario attuale locale ed internazionale non possono non aiutare a lavorare in un’ottica di crescita e settorializzazione, se quella è la volontà.   

Che riscontro ha l’arte urbana in Sicilia?

L’arte urbana in Sicilia

In Sicilia, come altrove, l’Arte Urbana si muove a diverse velocità e su diversi livelli e canali. La componente più informale e meno istituzionale, che elegge come scenario privilegiato le grandi città, registra negli ultimi anni un grande rallentamento. Rallentamento, dovuto alla scoperta da parte delle istituzioni e delle aziende private del potenziale di marketing territoriale offerto dal grande muralismo artistico legalizzato e commissionato.
La crescente esposizione mediatica dell’arte urbana ha portato la costruzione di un nuovo dibattito orientato all’analisi di tutti gli effetti correlati alla Street Art, pure quelli indiretti e potenzialmente negativi, vedi la gentrificazione, il turismo di massa ecc.

Artisti in Sicilia

Questa rinnovata presa di coscienza ha creato un ripensamento e una revisione critica della propria pratica. Ciò a partire da alcuni fatti noti (e oggi di cronaca) come quelli relativi ai murali di Blu in Germania e a Bologna.
Sempre più artisti provenienti dai settori più disparati, e sempre meno legati all’arte urbana si sono affacciati alla street art, imbastardendo le scene e generando un definitivo addomesticamento della pratica a fini commerciali e politici.
Oggi quindi ci troviamo di fronte ad un panorama che vede da una parte comparire prevalentemente festival ed eventi ufficiali che aspirano ad un alternativo rilancio territoriale di tipo turistico, e dall’altra ad un lento ma interessante riappropriamento delle pratiche informali ed illegali che producono risultati interessanti, non solo sotto il profilo artistico. In Sicilia si registrano comunque esperienze mature e interessanti che rappresentano delle eccellenze anche dal punto di vista internazionale, e penso al caso di Festiwall, che negli anni è cresciuto esponenzialmente promuovendo la creazione di un dibattito critico locale, e la galleria Ritmo, di certo la più rappresentativa dell’isola in termini di proposta artistica di qualità. Interventi maestosi come quello dei silos di Catania o le recenti grandi facciate realizzate nel quartiere Kalsa di Palermo assumono sempre più il ruolo di catalizzatori di attenzione ed interesse culturale, ma dall’altra parte nascondono anche una richiesta di ripensamento dell’intero iter creativo, organizzativo e di pianificazione, alla luce dei risultati positivi di molte esperienze partecipative dal basso sviluppate in molte parti d’Italia e del mondo.  

Street art e turismo

La street art potrebbe dare un forte apporto al turismo. Perché street art e turismo si intersecano così?

La connessione tra Street Art e turismo a mio avviso è destinata a sbiadirsi via via nel tempo. Parte del valore artistico e culturale di un fenomeno è legata alla sua rarità e unicità. Nel momento in cui l’attenzione mediatica tocca il suo picco e inizia la fase discendente è inevitabile che anche l’interesse generale scemi, portando con sé effetti diretti ed indiretti. Se prima era possibile pensare di mappare e contestualizzare gli eventi in territori più o meno estesi, oggi pare quasi improbabile. Qualche anno fa, era possibile immaginare percorsi di collegamento tra città e paesi, tour tematici per fruire di questo ‘nuovo patrimonio artistico’ alternativo. Oggi, invece, sembra avere più senso immaginare una rete che un percorso, visto l’enorme boom di festival, eventi e iniziative lanciate da quasi tutti i comuni.


Una connessione che tende ad affievolirsi

Una rete fatta da infinite polarità in cui variano i gradi di interesse artistico e culturale, la professionalità degli approcci e dell’organizzazione, la qualità stilistica degli interventi. La relazione tra street art e turismo implica anche ragionamenti su temi controversi, come quello della gentrificazione e dell’addomesticamento dell’arte.
Fare street art oggi è diventato spesso svolgere un ruolo di velata sponsorizzazione culturale per comuni ed aziende, magari, partecipando a bandi e a call, piuttosto che reinterpretando liberamente gli spazi.
I temi e gli spazi scelti a tavolino da curatori e assessori diventano fortemente condizionanti dei risultati finali, quindi, di ricaduta, anche della qualità complessiva di output e outcome. Sono convinto che almeno in Sicilia non sia ancora matura la consapevolezza del valore culturale del
fenomeno da un punto di vista di proposta turistico-culturale”, ma credo che alcune singole realtà diano un buon esempio.

Senso civico per praticare l’arte urbana

Praticare arte urbana richiede, senz’altro, un forte senso civico. Quanto la Sicilia è pronta, in tale senso?

Dipende da cosa si intenda per “senso civico”. Il senso civico potrebbe anche essere rappresentato da un atto di ribellione verso un’istituzione, formalmente illegale, ma socialmente e moralmente giustificabile.
Oggi più che mai stiamo vivendo la fragilità del concetto di “senso civico”. Se da una parte, il rispetto delle regole, potrebbe essere inteso come giusta pratica, dall’altro non si può negare che talvolta può essere giusto anche contravvenire alle stesse, così come opporsi ad una prescrizione istituzionale magari ingiusta, mantenendo tuttavia un perfetto rigore civico e morale. Più che di senso civico infatti proverei a parlare di buon senso. In generale, proverei a parlare di beni comuni, di spirito collettivo, responsabilità diffusa e progresso partecipato.

L’arte urbana risveglia la coscienza


Di sicuro l’arte urbana, più di altre, ha la possibilità e la capacità di risvegliare le coscienze e di lanciare considerazioni anche scomode, per cui fin quando troverà ancora in qualche modo terreno fertile e libertà di esprimersi, allora, potrà aspirare a veicolare buon senso. Ma se mai un giorno dovesse essere succube di un sistema oppressivo, allora, dovrà piegarsi alle esigenze di chi la compra o la “valorizza”.
La Sicilia ha dimostrato di essere profondamente pronta a tutto questo. Anzi, ha dimostrato come spesso accade, di essere estremamente più accogliente (per tante ragioni) rispetto ad altri luoghi, con artisti, messaggi e modalità d’espressione. Spero sinceramente riesca a custodire questa sua attitudine e continui a coltivare, se non proprio favorendola, la creatività urbana, sia formale che informale.

Arte urbana ai tempi del coronavirus

Street art come luogo/opportunità di aggregazione, di unione, di contatto. Quanto il coronavirus sta incidendo sulla street art, rispetto ad altre forme artistiche?

La Street Art ha dimostrato ormai da anni di saper vivere comodamente anche sugli schermi dei computer, sfruttando i treni delle connessioni internet e i wall delle nostre bacheche social. Più che mai ha dimostrato di essere stata prodotta anche solo per essere poi divulgata online, per poi dimenticarsi del tutto della sua matrice reale.
Il caso più eclatante è quello delle opere di Banksy. Ormai tutti le conosciamo, sapremmo distinguerle tra mille, ma sarei curioso di sapere quante persone invece conoscano i reali luoghi in cui queste opere sono state create. Continuiamo ad utilizzare la retorica del “site-specific” per descrivere molti interventi di street art. Questi, in realtà, una volta approdati sul web, perdono qualsiasi connessione con la realtà fisica e, spesso, assumono solo il valore di ottime immagini dalla potenziale viralità con possibili messaggi generalizzabili e variamente interpretabili.

Gli artisti non stanno con le mani in mano

Di sicuro il distanziamento sociale e le misure di restrizione adottate a causa del coronavirus stanno avendo un impatto nella produzione fisica delle opere. Credo, però, che gli artisti più abili e intelligenti di certo in questo momento non stiano con le mani in mano.
C’è chi produce tele, chi gestisce e-commerce vendendo libri, sticker e stencil e, perfino, chi sta “vandalizzando” virtualmente treni e muri sulle foto sferiche di google maps. Siamo nel 2020 e dobbiamo arrenderci all’idea che lo “spazio” non è più quello di una volta.
La percezione dello spazio è mutata, è ibrida, fluida, dinamica. Oggi fare street art può significare anche solo fare un dipinto parietale digitale utilizzando un visore VR e delle bombolette virtuali. Se i ragazzi fanno e-learning al posto della scuola perché non possono fare anche e-graffiti sulle pareti di casa invece che su quelle delle yard?  

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