Massimo “Max” Tomasino: ogni emozione ha la sua luce

Clara Di Palermo

Massimo “Max” Tomasino: ogni emozione ha la sua luce

- sabato 04 Aprile 2020 - 07:05
Massimo “Max” Tomasino: ogni emozione ha la sua luce

Alcuni ricorderanno il suo nome per essere la persona che un anno fa salvò la vita ad Antonello Venditti, come rivelò lo stesso cantante. Ma Massimo "Max" Tomasino, nel mondo dello spettacolo, è noto per essere considerato un Lightning designer di livello internazionale

“Cerco di trasmettere al pubblico la mia sensazione e sensibilità che acquisisco da ogni mio lavoro”

Palermitano doc, sposato da 31 anni con Claudia, due figli, famosissimo tra gli addetti ai lavori, Massimo “Max” Tomasino, è il Lighting Designer di spettacoli di grande successo e il preferito di artisti nazionali e internazionali che non vanno in scena se non sono illuminati dai suoi giochi di luce.
Potrebbe darsi delle arie e tanti altri, al suo posto, sarebbero parecchio altezzosi. Il suo curriculum vanta collaborazioni con Nile Rodgers (quello di “Le Freak”, giusto per capirci, ndr), George Benson, Enrico Ruggeri, Antonello Venditti, Umberto Tozzi, Patty Pravo, con Peter Gabriel per Womad, con coreografi, registi e produttori di primo piano sulla scena internazionale e tantissimi altri. La lista è parecchio lunga.

Massimo Tomasino alla console

Potrebbe darsi delle arie, dicevamo, eppure ci troviamo di fronte (via Skype, visto il momento) una persona semplice, comunicativa, entusiasta del proprio lavoro, molto disponibile a spiegare a un profano del settore cosa c’è dietro le quinte di uno spettacolo. Le ore e ore di nottate, progettazione, prove, per far splendere un paio d’ore di performance su un palco. Un anello di un ingranaggio che mette in moto una macchina che, appena partono le prime note, deve essere tutta perfettamente sincronizzata.

Da ragioniere a lighting designer: quando avviene la “trasformazione” e come? 
“Appena diplomato Perito Tecnico Commerciale, Iscritto in scienze Politiche all’Università di Palermo, comincio a lavorare saltuariamente al Centro di Ricerca Teatrale Teatro Libero di Palermo. Lavoravo al botteghino, svolgendo anche le mansioni di borderò Siae (il documento in cui venivano registrati i biglietti staccati per determinare l’incasso di uno spettacolo, oggi si compila online, ndr), biglietteria,  ma solamente durante la stagione teatrale. Da giugno a fine agosto, poi, essendo libero dal teatro, lavoravo per i services , le società di servizi che si occupano di noleggiare luci, video, audio, palchi e strutture per gli spettacoli in genere . Si faceva di tutto: montaggi, smontaggi, carico e scarico delle  attrezzature”.

Inizia la gavetta

“Tornando in teatro alla ripresa della stagione, essendoci stagioni e festival con compagnie che arrivavano da tutto il mondo, dalla prosa alla danza alla musica, serviva sempre più personale tecnico. Così mi chiamavano sempre più spesso anche per altre mansioni. Sovente, per guadagnare di più, facevo anche il facchino per le compagnie esterne. Mi spiego: queste chiedevano al teatro il personale di carico e scarico dei materiali per i loro spettacoli, e il teatro mi chiedeva di occuparmi di recuperare questo personale. Io mi inserivo nella lista e riuscivo a seguire  anche gli allestimenti,  sia di produzioni locali che di altre compagnie nazionali e straniere che venivano ospiti in teatro. Quindi dal botteghino a facchino a responsabile di sala, poi  aiuto elettricista, ancora aiuto tecnico, fino a essere io stessoTecnico e, infine, Direttore tecnico”.

Massimo Tomasino con la moglie e Umberto Tozzi

Quindi ha fatto tutti gli step della gavetta?
“Esatto, cominciavo  anche a fare l’operatore luci per le produzioni del teatro stesso o per compagnie che lo richiedevano, eseguivo quindi uno show, in consolle luci, di progetti realizzati da Lighting designer di varie compagnie. Con il passare degli anni sono passato a fare io stesso i progetti, avendo acquisito una vasta esperienza, ma anche non fermando mai un continuo e attento studio sul mondo dell’illuminotecnica.  Ho iniziato a creare sia il disegno tecnico che l’esecuzione vera e propria dello spettacolo. Per diversi anni esattamente 1990 al 1997, da settembre a maggio, stavo in teatro ormai a tempo pieno  a seguire spettacoli di prosa, danza, danza buto, festival e musica live, invece nel periodo giugno/ agosto, libero dagli impegni teatrali, lavoravo per i Services o per piccole compagnie di teatro e danza che avevo conosciuto  durante i miei lavori .

Quasi come un pittore

Qual è il ruolo di un lighting designer nella realizzazione di un concerto e come si coordina il suo lavoro con tutta la squadra che è dietro le quinte? 
“Il lighting Designer è a tutti gli effetti un Artista. Io lo paragono ad un pittore, quindi con gusti propri nel vedere una scena teatrale :un alba, un imbrunire, magari in un opera lirica, oppure in un concerto un colore che in quel determinato brano ispira più di un altro colore. Quindi per la nascita di un spettacolo live, dato che parliamo in particolare del concerto, il Lighting Designer è ispirato in primis dal titolo del tour e poi dai titoli dei brani del concerto.  Il LD comincia a fare il progetto luci, cioè il posizionamento di tutti i punti luce, valutando se c’è una scenografia da illuminare o esaltare con le luci. Infatti  si ci riunisce con scenografi, allestitori, artisti e produttori, prima in un primissimo incontro alla nascita del progetto e, dopo, in via di esecuzione progetti scenografici e illuminotecnici”.

“Spesso il lighting designer si occupa anche dell’aspetto scenografico, sopratutto per i concerti. Una volta fatto il project light, e approvato dall’Artista o dalla Produzione, si invia  agli allestitori per la parte scenografia e palco e ai services audio, video, luci per la richiesta del  personale tecnico e del noleggio audio video e luci. Aggiungo che oggi spesso mi occupo non solo del progetto luci, ma di tutto lo show: video luci ,scenografie, movimenti, ecc .Oggi infatti alcuni di noi sono definiti Lighting Show Designer”.

È mai accaduto di dover modificare uno spettacolo perché il lighting designer, lei in questo caso,  evidenziava particolari esigenze?  
“Uno spettacolo concepito da un artista con una scaletta di brani,  o uno spettacolo che spesso e stato ideato da un Regista o un Artista, al momento di progettazione potrebbe essere modificato. È successo spesso che un Artista mi abbia dato una scaletta di brani dove io facevo notare che le luci in quel brano dovevano essere più morbide e pacate dato che il brano è moderato, e che per l’inizio del concerto sarebbe stato più opportuno fare la scelta di iniziare con il brano più forte per evidenziare la bellezza e la potenza del palco dal punto di vista illuminotecnico. Quindi l’Artista cambia il brano per assecondare le mie indicazioni. Oppure, per esigenze di posizionamento dei punti luce, spesso si chiede ad un Artista di fare ingressi o uscite da un punto del palco invece che da un altro. Infatti, prima della  nascita di uno spettacolo, si tengono riunioni in cui sono presenti i principali addetti ai lavori che hanno ideato lo show: proprio il  LD ha una importanza notevole”.

Il lampadario creato con un gioco di proiezione di video led per un concerto di Venditti

Quanto è importante la sintonia con l’artista? Di solito questi si affida totalmente a lei o vuole intervenire nel suo lavoro?
“Credo sia un elemento fondamentale. Ci sono Artisti, registi, produttori …. che non hanno idea di come si illumina uno spettacolo o, spesso, hanno un’altra concezione che non ha niente a che vedere con quella che ha il professionista delle luci.  Magari, arrivano dicendo qui il blu là il verde e così via.  In quel caso, devi far capire  il senso che ha la scelta di quel tipo di luci che hai pensato per quel determinato show. Quasi sempre l’Artista sceglie il suo LD e vuol dire che gli darà piena fiducia. Molto spesso, però, la fiducia devi conquistartela. Faccio sempre il paragone coi calciatori: ogni allenatore vuole il giocatore più forte e quelli forti in giro si conoscono. Allo stesso modo, nel mio settore, quando sei scelto accade sempre perché sanno come lavori e, sopratutto, apprezzano il tuo modo di dipingere con la luce”.

Masimo “Max” Tomasino

Progettare le luci per uno spettacolo è come fare un vestito su misura. Ma se uno stesso spettacolo deve essere messo in scena in un teatro e poi in un palazzetto dello sport e ancora in uno stadio o in un set televisivo, ad esempio, quali esigenze cambiano? Bisogna fare tanti diversi progetti luci? 
“Quando si progetta uno show, un tour live, un musical, o altro tipo di spettacolo, sin dall’inizio si conoscono le tappe che farà sia come città sia come location e stage. Quindi, in fase di progettazione, io preparo il progetto A (Normale) che può diventare B (Ingrandito) e a sua volta si trasforma in C (Rimpicciolito). Per esempio, ultimamente molti tour per cui ho fatto progetto e programmazione, si concludono con lo stesso show, però in un grande stadio. Oppure, viceversa, si passa da un tour di stadi o palazzetti dello sport che prosegue nei teatri. Succede sempre. Quindi da subito si prepara il piano A,B,C. Però, va detto che se vieni dal teatro acquisisci una sensibilità che sfrutti in tutti i campi: teatro, danza, rock, musical, opere, operette, televisione. Viceversa, se vieni dal live difficilmente farai il teatro”.

Gli strumenti a disposizione cambiano abbastanza rapidamente, soprattutto oggi che la tecnologia progredisce in tutti i settori. Quanto è importante la formazione? 
“La tecnologia oggi corre e noi, di pari passo, dobbiamo essere aggiornati e pronti sopratutto a proporre nuove idee e conoscere nuovi prodotti tecnologici all’avanguardia e che possano fare la differenza. Io studio ancora oggi, sempre, e tutte le volte che esce un nuovo prodotto voglio conoscerlo e  approfondire per usarlo personalmente. Così è nel caso di consolle luci o mediaserver video, nel caso di tecnologie di moving light o effetti  luci e video. Serve per stare al passo e per proporli nei tuoi show e stupire l’artista e le produzioni ma, sopratutto, il pubblico. Io personalmente faccio  formazione,  che ritengo fondamentale, non solo  di illuminotecnica, ma di strumenti oggi indispensabili per fare il nostro mestiere”.

Una volta ultimato il progetto luci di uno show, se l’artista ha delle richieste specifiche, è difficile adattare il proprio progetto e, quindi, la propria visione di quello spettacolo ai desiderata dell’artista?
“Certo, capita spesso. Succede che l’Artista abbia delle richieste perché gli piace qualcosa in particolare. Ma succede anche che spesso siano richieste che non condividi perché magari vuole il verde in un brano che tu hai battezzato magenta oppure vuole la luce stroboscopica in un momento che per me non c’entra nulla. O ancora c’è chi ti chiede di andare a tempo in battere e non in levare, oppure un regista ti chiede di avere tanta luce durante una scena dove dovresti simulare la notte e la luce lunare. Eh sì……… Succede. O trovi il modo di giungere a un compromesso o spesso, quando hai richieste assurde, accade di dover dire: il progetto lo firmo io e quindi sono io che devo metterci la faccia. O ti fidi o chiami un altro! Vi racconto un episodio: un’ Artista famosa italiana, in tour, mi chiese di usare il colore verde in un brano lento, bellissimo, e che era stato un gran successo al festival di Sanremo. Io chiesi il perché e la risposta fu: perché amo il verde! Ebbene ….. il brano rimase rosso…..”.

Lei ha lavorato con nomi dello spettacolo di rilevanza non solo nazionale ma anche internazionale. Qualche aneddoto inedito? 
“Con George Benson è successo che durante lo show, uno dei 2 follow spot (la luce che segue l’artista, ndr) si è spento causa rottura della  lampada. A fine show, mi chiamano in camerino di Benson perché voleva parlarmi. Ho subito pensato che sarebbe stato arrabbiato per l’accaduto e che avrebbe voluto spiegazioni. Invece si è complimentato per aver eseguito degnamente il proseguimento dello show con un solo follow spot. In pratica, per gli assoli musicali, ho cercato di tenere in luce sia l’artista sia il solista.

Consapevolezza delle proprie competenze

Altro aneddoto con Nile Rodgers: in scaletta abbiamo un brano per il quale, dopo diverse date europee, tra un aeroporto ed un altro, decisi  di proporre, ad un certo punto preciso, di fare un blackout a tempo di musica di 2 secondi. Tutti i musicisti, compreso l’Artista dovevano bloccarsi restando immobili. C’era il rischio di non beccare a mano l’attimo preciso.  Ma il giorno dopo,  la prima frase che scrisse Nile su tutti i suoi social fu: “Massimo, il  blackout è stato fantastico x tutti noi sul palco e ci ha emozionati. Grazie!!

Qual è la richiesta più strana che le hanno mai fatto?
“Un Artista italiano molto famoso, che ha sempre fatto cinema, per la prima volta debuttava in un grande Musical che poi ha avuto un successo incredibile. A inizio spettacolo entrava lui in scena, doveva sembrare l’interno di un camerino di teatro. Anche con le luci si prepara una scena adeguata. Ebbene, questo attore mi chiese se fosse possibile illuminarlo bene con il follow spot perché essendo protagonista voleva essere in piena luce”.
Lavorare dietro le quinte, pur sapendo di avere un ruolo fondamentale nella riuscita di uno show, può mai essere frustrante o fa parte del gioco?
“Assolutamente splendido!!! Sapere che uno show in genere, è apprezzato al 70% per l’aspetto visivo, strappare un applauso per un buio perfetto al momento giusto o far emozionare il pubblico o l’artista durante uno show, è la cosa più bella. Leggere una critica in cui si parla delle tue atmosfere è veramente bello”.

Con qualcuno sarà certamente capitato di instaurare un rapporto che va oltre il lavoro? Ciò influisce, poi, sui rapporti lavorativi?
“Ho sempre cercato di dividere lavoro da amicizia o altro. Ho Artisti clienti che hanno festeggiato il compleanno a casa mia, come ho artisti con cui ho fatto la vacanza in barca, o Artisti che quando io sono nella loro città o loro sono nella mia città, si sta insieme a bere o cenare. Però, quando li ritrovo al lavoro, ritorno il LD professionista”. 
Lei ha di fronte una inguaribile appassionata dei “Fab Four”, cresciuta a pane e Beatles… ci regala una nota su Paul McCartney?
“Paul l’ho conosciuto grazie a Nile Rodgers, quando venne a trovarci a Liverpool. Andava in giro come se niente fosse, come un qualsiasi cittadino, e poi è venuto a cena con noi”.
E dopo aver potuto solo immaginare la situazione, con un pizzico di sana invidia, concludiamo questa chiacchierata con Massimo Tomasino mostrandovi alcune immagini che riassumono la magia degli spettacoli dipinti dai suoi giochi di luce.

Un commento

  1. Gasparemarchese ha detto:

    Grande Max Complimenti ed un Abbraccio!

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