Smart working: il lavoro che cresce

Patrizia Romano

Smart working: il lavoro che cresce

- martedì 07 Aprile 2020 - 07:10
Smart working: il lavoro che cresce

In Italia, l’attenzione verso lo smart working è cresciuto e continua la sua ascesa. Ma cos'è lo smart working. A chi serve. Perché conviene. Ne parliamo con Francesco Biacca, project manager

Snellisce il lavoro. Valorizza le prestazioni. Gratifica i lavoratori. Migliora i servizi. Rinnova le tecnologie. Aumenta la produttività. Innalza i livelli di qualità.
Lo smart working offre tutto questo e altro ancora.
Già consolidato nel privato, come ottimo strumento di lavoro, con l’emergenza coronavirus, lo smart working, è venuto alla ribalta anche nella Pubblica Amministrazione, spinta, quest’ultima, dalla necessità impellente di proteggere la salute dei dipendenti.


Una crescente rivoluzione culturale e organizzativa


Comprendiamo bene, però, che lo smart working non può essere recepito come un provvedimento straordinario, ma come una crescente rivoluzione culturale e organizzativa. Infatti, i risultati ottenuti tra pubblico e privato sono stati diversi.
La crisi Coronavirus ha dato una forte spinta all’introduzione di questo modello, ma i progetti dovranno diventare strutturati.
In Italia, l’attenzione verso il lavoro ‘smart’ è cresciuto e continua la sua ascesa.

Smart working in cifre


Secondo dati forniti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel privato, il 58% delle grandi imprese ha già introdotto lo smart working. I progetti strutturati sono passati dall’8% al 12% attuale, quelli informali dal 16% al 18%.
Anche la Pubblica amministrazione ha registrato buoni risultati, ma non sono quelli raggiunti nel privato. Solo il 16% delle PA, infatti, ha avviato progetti strutturati di Smart Working.
A prescindere dall’emergenza, negli ultimi anni, si è parlato tanto di smart working, ma cos’è, in realtà, lo smart working?
Ne abbiamo parlato con Francesco Biacca, project manager

Francesco Biacca

Cos’è lo smart working

Lo smart working è una particolare e specifica forma di organizzazione aziendale che mette al centro le persone. L’obiettivo generale è quello di creare una struttura aziendale agile, flessibile e scalabile, basandosi su un modello organizzativo, fondato sul potenziale individuale di ogni persona/professionista, e sulla sua autonomia operativa.
In sintesi, creare un ambiente stimolante, innovativo e proattivo.

Chi sono i fruitori

A chi può essere applicato?
Non è lavorare da remoto un giorno a settimana, né tantomeno è applicabile ai freelance o ai liberi professionisti (che restano tali). 
In questo senso, c’è tanta confusione al momento. Da un lato, dettata da una norma emanata dallo Stato in parte impropria; dall’altro, per via della situazione contingente che ha obbligato le aziende a dover trovare delle soluzioni (velocemente) per poter continuare l’operatività quotidiana. Quindi, ogni persona lavora a prescindere dal tempo, gestendosi in una logica di raggiungimento degli obiettivi, personali e aziendali. Quindi, la catena di controllo viene distribuita verso il basso, in un approccio ben equilibrato. 
Il vantaggio principale del mettere al centro le persone, è dare la possibilità di lavorare sulle proprie passioni, ascoltare le loro esigenze così da creare una cultura aziendale in sintonia con le loro aspettative. Il tutto, facendo sì che l’orizzonte temporale e l’obiettivo cui tendere sia la felicità del singolo e del gruppo.

A chi serve prevalentemente?
A tutte quelle aziende con una vision precisa, con valori ben chiari, che vogliono innovarsi abbracciando il cambiamento della società in cui viviamo.


Punti di convenienza

Per quale motivo è importante per il business? Perché conviene alle imprese?  

E’ importante perché consente alle aziende di essere più snelle, più flessibili rispetto al cambiamento esterno, ma soprattutto perché la cultura aziendale risulta ben chiara e diffusa a tutte le persone dell’organizzazione.
In generale, mettere al centro le passioni e la felicità consente alle persone di sentirsi libere, quindi più produttive. Non è più tanto una questione di lavorare o produrre di più, quanto piuttosto di lavorare meglio e usare meglio il proprio tempo.

Quali nuovi modelli organizzativi e culturali richiede?
Lo smart working è applicabile a diversi modelli organizzativi, dipende dalle specifiche esigenze dell’azienda. Da un punto di vista culturale, bisogna cambiare il proprio mindset, aprendolo alla condivisione e alla collaborazione, ponendosi in ascolto delle reali esigenze delle persone. 

Incremento della produttività


Può produrre un incremento di produttività e maggiore risparmio?Certo, sebbene conviene ri-determinate i concetti di incremento e risparmio. Su quali KPI / indicatori basiamo queste considerazioni e su quali le nostre analisi ?
Nel nostro caso, Evermind, l’obiettivo principale è la creazione di valore, solo in seconda battuta viene il “fare business”. Quindi, i nostri indicatori sono la felicità del singolo, la felicità del team, l’allineamento ai valori aziendali.
In tal senso, misuriamo la produttività aziendale in aggiunta, ovviamente, ad un’oculata gestione a progetti che ci consente di mantenere sempre in linea le attività lavorative che dobbiamo portare avanti. 

Smart working nella P.A.

Cosa possiamo dire sullo smart working nella Pubblica Amministrazione?
Che non cambia poi molto se il contesto è pubblico o privato. E’ una questione prettamente legata alla sfera organizzativa.

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