Social lunch, ovvero cibo e idee innovative attorno a un tavolo

Clara Di Palermo

Social lunch, ovvero cibo e idee innovative attorno a un tavolo

- mercoledì 22 Aprile 2020 - 07:01
Social lunch, ovvero cibo e idee innovative attorno a un tavolo

Cosa sono i social lunch? Un metodo nuovo per parlare, attorno a un tavolo, di buon cibo e di sistemi innovativi per produrlo.

“Storie intorno al tavolo, tra cibo e idee innovative” è il tema dei “Social lunch” virtuali  lanciati in occasione dell’emergenza COVID, che Impact Hub Siracusa organizza on line, con iscrizione gratuita, ogni mercoledì.
È anche così che il web, tanto criticato per l’eccessivo uso, soprattutto da parte degli adolescenti, è diventato fondamentale in questo periodo di isolamento a causa della pandemia. È così che il web ha dato nuova dignità alla comunicazione social poiché ha consentito di mantenere i contatti, in barba al distanziamento sociale.
La rete è diventata fondamentale per la scuola, per le imprese, per le famiglie. Ha consentito di sperimentare nuovi modi per lavorare, nuovi metodi di studio.
E anche di lanciare nuovi modi di fare rete e di confrontarsi. Così Impact Hub ha deciso di spostare nel mondo virtuale l’esperienza felice dei social lunch, ovvero incontri di lavoro intorno a un tavolo da pranzo.
Inizia oggi, mercoledì 22 aprile, un nuovo calendario di 3 appuntamenti live dalle 12,45 alle 14.

Affrontare l’emergenza COVID-19 significa non perdere le buone abitudini, “per questo un pranzo on line a settimana significherà incontrare ospiti speciali che ci parleranno di cibo e di soluzioni innovative per produrlo, distribuirlo e consumarlo”, spiegano gli organizzatori. 
Oggi l’ospite a pranzo sarà Manuela Trovato, antropologa economica ed ex cooperante che si occupa di creazione di filiere locali, facilitazione di gruppi e sistemica. Dal 2006 si concentra sui temi di Permacultura sociale, movimenti di transizione ed educazione al pensiero ecologico.
Mercoledì  della prossima settimana, 29 aprile, l’ospite a pranzo sarà Mario Lo Presti creatore di un caseificio dove lavora solo il latte di capra girgentana del suo allevamento, perché è convinto che la differenziazione dei sapori dovuti alla razza, al pascolo e al territorio oggi sia la chiave del successo in campo agro-alimentare. Il suo latte, quindi, diventa unico perché se non è fatto da una capra girgentana, che pascola nel suo territorio, non è imitabile. Anche la sua è una linea di produzione ormai quasi estinta con gli animali sempre al pascolo, a differenza della stabulazione fissa.

Parliamo di grani antichi

Mercoledì 6 maggio, poi, è previsto un incontro con Monica Consoli che interverrà sul tema: “Recuperare per innovare. Rivoluzioni in cucina con Maiorca e Russello”.
Quindi si parlerà di grani antichi, argomento che interesserà moltissime persone anche per un uso più consapevole di quelle farine oggi tanto ricercate. Ricercate anche perché ai tempi del Coronavirus, tutti fanno pane e dolci in casa e poterli usare con maggiore consapevolezza riflette una scelta non solo etica. La Consoli organizza corsi di cucina con la sua “Cucina del Sole” per italiani e stranieri all’insegna della ricerca sulla cucina siciliana e mediterranea, puntando alla valorizzazione del chilometro zero e della stagionalità ma anche alla provenienza storica e territoriale delle ricette e degli ingredienti. Senza mai scadere nella retorica.

 La partecipazione ai social lunch è gratuita , basta iscriversi: https://bit.ly/2wMtbB4
Noi de l’InchiestaSicilia abbiamo voluto fare qualche domanda a Rosario Sapienza, presidente di Impact Hub, innanzitutto per capire come nasce l’idea dei social lunch e che risposta c’è stata fino a oggi.
“La risposta è molto semplice. Noi ad Impact Hub li abbiamo sempre fatti, i social lunch, settimanalmente, e anche più spesso, presso i nostri spazi, che sono dotati di una funzionale zona lunch/cucina. Lavorare, per noi, è sempre stato un universo denso e ibrido. Fatto di relazioni, creatività, motivazioni, istinto, talento e soprattutto condivisione. Il nostro spazio fisico, a Ortigia, è stato pensato a questo scopo. È ovvio che all’indomani del lockdown questo aspetto ci mancasse. Ed è altrettanto ovvio che ci venisse in mente di farlo, nonostante tutto, online: “Ehi – ci siamo detti – ma perché non possiamo fare i nostri social lunch tutti insieme, come al solito ma semplicemente online”. In queste settimane ci siamo accorti di quante cose si possono fare online e questa è, tutto sommato, una di quelle. Riguardo alla risposta, non è mai troppa, per fortuna, e ad ogni pranzo siamo quelle 10-15 persone che ci vogliono. Tredici a tavola? Non è ancora capitato e non so se porta sfortuna anche online…”
Cibo e idee innovative: quali le idee innovative sul cibo? Cosa chiede il mercato?
“Rispondo con un apparente ossimoro: “spesa online a chilometro zero”. Durante questa pandemia molti di noi sono tornati a rifornirsi di prodotti di prossimità usando internet. Si sono ulteriormente accorciate le distanze fra produttori e consumatori. Inoltre, si è riflettuto sul prodotto fresco, ovvero quello che la terra offre in questa stagione e lo si è fatto, oggi, in maniera più consapevole, perché guardiamo più spesso dalla finestra il cielo, la luce l’arrivo della bella stagione”.

La tavola come simbolo di comfort

“Inoltre -continua Sapienza-, la tavola è rimasta, per noi italiani specialmente, una delle ultime roccaforti del comfort, in questa condizione di reclusione. Scambiarsi ricette, consigli, dedicare del tempo alla preparazione dei cibi, è una pratica con cui ci si coccola e che è tornata ad avere connotazioni dense e corroboranti, prima e durante il consumo vero e proprio delle pietanze”.  
In questo periodo di isolamento, l’imprenditoria legata al cibo, almeno quello da consumare a casa, è l’unica che non soffre. Che richieste avete dal settore? Quali le idee da sviluppare?
“Immaginare una ripartenza durante questa famigerata “fase 2” è un esercizio di immaginazione molto stimolante. Uscire dalle conversazioni da bar (virtuale) è però importante per saper dare gambe alle idee migliori. Ed è proprio questo il nostro lavoro. In parte lo facciamo già, e gratuitamente, sotto forma di “caffè digitali”, un’iniziativa che rientra all’interno della campagna nazionale di solidarietà digitale promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione. E poi ci sono tutti i nostri servizi. Il grosso della sfida risiede già in questi giorni nel pensare la riorganizzazione della proposta di valore e del business model delle aziende legate al food, per poi sapersi destreggiare nella giungla di accesso al credito e a misure di finanza agevolata per come si vanno dispiegando in questi giorni e come si svilupperanno nel corso dei prossimi mesi. Un enorme lavoro per tutti, ma anche una miniera di opportunità per chi le sa cogliere”.

Che futuro per il settore enogastronomico in Sicilia?

“Filiera agroalimentare e servizi alla persona (e non solo di tipo sanitario) saranno secondo molti i due settori che per primi dovranno riprendere abbrivio. Molto prima del turismo e di tanti altri comparti del terziario. Inoltre, molto ci sarà da fare per promuovere l’accesso a beni e servizi per le categorie più disagiate che a valle di questa crisi saranno molte di più di prima, con l’emergere improvviso di nuove povertà fino a ieri impensabili. In questa ultima prospettiva ci sarà da lavorare, e molto, all’attuazione della recente riforma del terzo settore, mai veramente decollata e molto utile adesso”.

In uno dei social lunch in programma si parlerà di farine autoctone. Mercato in forte sviluppo per esigenze etiche o moda?
“Non direi che si tratta semplicemente di etica o di moda. Le farine autoctone sono più buone, più sane e più nutrienti. Parlerei quindi anche, e perlomeno, di gusto e di salute. Chi usa le farine autoctone, insomma, fa semplicemente la cosa giusta. Non solo per sé, non solo per i propri figli, perché sostiene un’agricoltura sostenibile e attenta alla biodiversità, ma anche per per il proprio territorio, perché difende i suoi prodotti, i suoi produttori e i suoi lavoratori. Discorso lungo… per saperne di più bisognerebbe frequentare i nostri social lunch …”  
Cosa serve, una volta passata l’emergenza per la pandemia, alle imprese del settore enogastronomico?
“Riorganizzazione della offerta e della distribuzione, in una logica consortile e di rete allargata (cioè non composta dai soli produttori), accesso al credito, flessibilità del mercato del lavoro, credito per sostenere i flussi di cassa, e-commerce e la giusta comunicazione”.

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