Volontariato in strada. Donare con il covid19

Patrizia Romano

Volontariato in strada. Donare con il covid19

- mercoledì 06 Maggio 2020 - 07:00
Volontariato in strada. Donare con il covid19

L'epidemia riporta in primo piano il dramma dei senza fissa dimora. Un dramma, che si acuisce ulteriormente, rendendo più vulnerabili le fasce indigenti. Ma soprattutto, rendendo più complesso il volontariato in strada. Ne parliamo con il presidente del Rotary International Francesca Morvillo Onlus, Giancarlo Grassi, da anni a fianco dei più bisognosi

L’ordine imperante, di fronte all’incalzare dell’epidemia, è quello di restare a casa.
Già, ma come è possibile rispettare l’invito perentorio, giusto e sacrosanto, per carità, quando non si ha una casa?
L’interrogativo riporta in primo piano il dramma dei senza fissa dimora. Un dramma, che si acuisce ulteriormente con l’emergenza coronavirus. Il malefico virus, che rende queste persone ancora più fragili e più vulnerabili, mettendoli in una situazione di grande bisogno di aiuto. E i volontari, le associazioni e gli enti del terzo settore che da sempre si occupano di loro, per rispondere a questo bisogno, hanno moltiplicato in maniera esponenziale i propri sforzi.

L’attività della Rotary International Francesca Morvillo Onlus

Pure la Rotary International Francesca Morvillo Onlus (Rifmo) si unisce a questi sforzi, dando il proprio contributo. Un contributo, profuso da oltre 50 volontari. Uomini, donne, giovani e meno giovani, che da oltre vent’anni scendono in campo, partecipano alla rete di impegno e solidarietà che permetterà al nostro Paese di ripartire.
L’associazione opera sul territorio siciliano e, in particolare, nel capoluogo. Si dedica alle persone in condizione di fragilità e disagio socio-economico, offrendo assistenza continua, gratuita ed in autofinanziamento. Ancor più in questi giorni di emergenza globale, la Rifmo, opera quotidianamente in collaborazione con le Istituzioni locali per la distribuzione di alimenti, sia in sinergia con il Banco Alimentare sia in proprio, offrendo beni essenziali ai senzatetto e alle famiglie in difficoltà.
Il suo campo di lavoro è la strada, dove i volontari lavorano senza sosta, agendo con mezzi e con fondi propri.

La tutela dei propri volontari

Sin dal primo momento dall’emergenza Covid19, l’associazione ha cercato di garantire la salute dei propri operatori, fornendo loro i dispositivi di protezione individuale. Tutti volontari che lavorano gratuitamente.
Un grande impegno sociale, svolto in grande silenzio. Del sacrificio di questo esercito invisibile e silenzioso, di cui i volontari del Rifmo rappresentano una piccola, ma efficientissima parte, parliamo con il presidente della stessa associazione, Giancarlo Grassi.
Con il responsabile della Rifmo, parliamo pure di questa fascia sociale fragile, vulnerabile, emarginata alla quale l’associazione dedica la propria attività di volontariato.

Le cifre di chi vive per strada

A quante persone la vostra Associazione presta aiuto?

A Palermo, noi assistiamo su strada circa 80 persone, ma ritengo che “realmente”, senza fissa dimora saranno massimo una cinquantina. Inoltre, si devono tenere presenti quelle persone che al momento stanno nei dormitori e che di fatto sono anche esse senzatetto.
Vi ricordo anche che, oltre alla nostra, a Palermo, ci saranno almeno altre 10 associazioni che si occupano di svantaggiati, quindi, i numeri sono molto variabili.

Aumentano le famiglie indigenti

E’ possibile fare una stima delle famiglie indigenti che sono aumentate in questo periodo?

Le famiglie indigenti con la pandemia del coronavirus sono aumentate per lo meno del 100 per cento.
Prima di febbraio, la nostra associazione assisteva stabilmente una quarantina di famiglie a settimana. Oggi, le famiglie sono diventate oltre novanta ed ogni volta, che facciamo la distribuzione della spesa settimanale, si aggiungono altre persone.
La nostra Associazione assiste circa 180 persone che vengono a prelevare vestiti dalla nostra “CASA CLOCHARD” e, come detto circa 90 famiglie per un totale di 250 persone che, settimanalmente, ritirano i pacchi spesa.

Identikit del ‘povero’ di oggi

E’ possibile tracciare un profilo di queste persone?

I senzatetto, che dividerei in due grandi categorie, sono i ‘locali’ e gli ‘stranieri.
Nel primo caso, si tratta di persone che hanno perso il lavoro o si sono separate, per vari motivi, dalla propria famiglia di origine, e non riescono più a mantenersi. Così, inevitabilmente, finiscono per strada. Vorrei, comunque, dire che ognuno ha una propria storia alle spalle, diversa, da quella degli altri.
L’altra categoria, invece, è quella degli ‘stranieri’. In quest’altro caso, si tratta di persone in parte che lavoravano e che oggi si trovano senza lavoro per la mancanza del permesso di soggiorno o perché avendo perso il lavoro non possono più rinnovarlo. Gli altri, invece, entrati clandestinamente, non sono molto interessati ad emergere. Questi usano la Sicilia come una tappa per potere andare al nord e magari ricongiungersi con amici e parenti.

Fare a meno di un abbraccio

Come vivono queste persone l’emergenza coranovirus?
Per l’emergenza coronavirus vedo grande attenzione nei nostri confronti nel cercare di tenere le distanze e nel capire che se oggi noi siamo costretti a non abbracciarli o stringli la mano, lo facciamo solo per tutelare loro ed anche noi.

I volontari Rifmo

Chi sono i vostri volontari? Qual è la figura tipo del volontario in Sicilia?

I nostri volontari sono VERI VOLONTARI. Uomini e donne che decidono, senza alcun compenso o rimborso spese, di dedicarsi agli altri, donando il loro tempo e, spesso, anche denaro sotto forma di aiuti alimentari.
Considerate che i nostri associati e volontari i pasti per i senzatetto (circa 80), li preparano a casa a spese loro.

Normalmente, il pasto è fatto da un primo piatto caldo (pasta), un secondo (polpette, pollo o altro), 500 c.c. di acqua, una merendina, un frutto e un panino con relative posate.Per quello che riguarda la figura del volontario in Sicilia e non solo, preferirei non rispondere, perché vorrei evitare di fare polemiche.
Posso solo dire che l’associazione che rappresento è in parte fatta da Rotariani che hanno nel loro DNA il “SERVIZIO AL DI SOPRA DI OGNI INTERESSE PERSONALE” ed in questa maniera si comporta.

Istituzioni assenti

Spesso, se non sempre, il volontariato si sostituisce alle istituzioni. Che atteggiamento hanno queste ultime nei confronti di associazioni di volontariato come la vostra?

Purtroppo, le Istituzioni riversano sulle associazioni di volontariato tutto quello che loro non possono o non  vogliono fare, ma credo che, in parte, il nostro ruolo venga riconosciuto a tutti i livelli istituzionali.
Ricordo che proprio in questi giorni, stiamo affiancando, per non dire sostituendo, il Comune nell’istruire ed accettare le pratiche relative ai BUONI SPESA COMUNALI.

I senza tetto visti dagli altri

Qual è l’atteggiamento della gente comune verso chi vive per strada?

I palermitani sono persone inclusive ed accoglienti ed in linea di massima, hanno sempre avuto atteggiamenti “benevoli” nei confronti degli “ultimi”.
Poi, il mondo è vario e qualche volta si trovano persone, anzi “personaggi”, che esprimono il loro dissenso anche nei nostri confronti, che cerchiamo di dare una mano agli “ultimi” e questa parola proprio non mi piace.

Sos in aumento

Da quando c’è l’emergenza, il numero delle persone che vivono per strada è aumentato?E il bisogno di aiuto?

Ho spesso detto e lo confermo che a Palermo non si muore di fame. Troverai sempre una rosticceria, una pizzeria, un ristorante, una persona che ti darà qualcosa da mangiare.
Anche in questi momenti difficili, riceviamo telefonate da esercizi commerciali che ci donano del cibo da potere dare ai meno fortunati.

Carenze strutturali

Esistono strutture di accoglienza adeguate? E quelle poche che ci sono, sono organizzate per fare fronte ad emergenze come quella in atto per il Covid-19?

La domanda è: ma perché le persone dovrebbero stare in strada, se avessero un lavoro ed una abitazione?
Non ci dovrebbero essere strutture di accoglienza, ma posti di lavoro e politiche di accompagnamento e sostentamento.
Comunque, NO. Non ci sono strutture adeguate né per quantità né per qualità.

Vivere per strada: scelta o costrizione

Vivere per strada è più spesso una scelta di vita o una costrizione della vita?

Credo che solamente un esiguo numero di persone abbia scelto liberamente di vivere per strada. Le altre, purtroppo, sono costrette dalle necessità e dagli accadimenti della vita. Ricordiamo che tra quelle che vivono per strada ci sono anche persone che hanno problemi mentali e alcolisti e per questo hanno ulteriori difficoltà a trovare una collocazione.

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