Medea di Euripide. Eroina protofemminista della classicità

Redazione

Medea di Euripide. Eroina protofemminista della classicità

- giovedì 07 Maggio 2020 - 07:10
Medea di Euripide. Eroina protofemminista della classicità

Medea di Euripide. Tragedia scritta nel quinto secolo Avanti Cristo, eppure di una sconcertante attualità, per l’intramontabilità delle tematiche trattate e per l' odierna pregnanza delle problematiche sollevate

Medea di Euripide. Dramma dell’identità e dell’alterità. Dei sentimenti traditi e delle controllate passioni della condizione femminile nell’antichità e nella contemporaneità.
E’ questa la Medea di Euripide. Tragedia scritta nel quinto secolo Avanti Cristo, eppure di una sconcertante attualità, per l’intramontabilità delle tematiche trattate e per la odierna pregnanza delle problematiche sollevate.
Storia esemplare quella narrata da Euripide. Ampiamente indicativa delle difficoltà legate ai sempiterni processi di integrazione in terra straniera al di là di qual si voglia forzatura interpretativa del testo drammaturgico. Testo, del tutto in linea con le travagliate contingenze legate all’immigrazione e all’incontro-scontro fra differenti modelli culturali e di civiltà.

Medea di Euripide: donna, straniera e barbara

Medea, infatti, è assai più che una semplice straniera. Non xena, ma, addirittura, barbara e, quindi, non considerabile come una propria pari. Assolutamente estranea ai propri modelli culturali e subalterna in termini di livello di civiltà.
La maga della Colchide, che per Giasone ha tradito la sua famiglia, giunta in Ellade, si trova ad affrontare le meccaniche di una feroce esclusione. Vivendo sulla propria pelle un autentico processo di allontanamento e separazione.

Medea ripudiata

Dopo avere dato due figli a Giasone, infatti, viene da questi ripudiata e abbandonata in favore della figlia di Creonte, re di Corinto. Ritrovandosi, così, in una terra non più accogliente. Spinta all’esilio e per di più impossibilitata al ritorno alla patria d’origine.
Barbara e donna. Relegata in una doppia condizione di minorità, Medea incarna il topless immortale di chi è vittima di modelli socio culturali estremamente rigidi e conservatori. Decisamente poco inclini e permeabili alle novità, soprattutto se fisicamente rappresentate da individui provenienti da contesti lontani ed estranei al proprio mondo geografico e mentale.

Ostilità verso il diverso

L’ostilità al diverso della Grecia classica nel dramma europideo, si fa metafora eterna di uno stato delle cose. Tendente a riprodursi puntualmente in qualsiasi spazio e tempi si presentano gli stessi eventi o condizioni.

Medea esiliata


La duplice subalternità cui è costretta Medea, fa sì che il tradimento degli affetti e l’allontanamento verso una vita da esiliata, vengono presentati come inconvenienti. Inconvenienti, del tutto funzionali al mantenimento degli assetti costruttivi dell’intero corpus sociale.

Ostilità verso il nuovo

Ma proprio la barbarie di cui Medea di Euripide è portatrice, è lo strumento concreto di quell’infrazione della norma e di quella versione del sistema. Un sistema, in grado di consentire l’eruzione del nuovo nei perimetri di una stantia stabilità.

Medea vindice dei torti subiti

E’ qui che affiora pienamente il carattere proto femminista del l’eroina euripidea. Proprio quel finale tragico ed efferato, vede Medea di Euripide farsi vindice dei torti subiti attraverso l’uccisione della rivale e l’infanticidio dei suoi figli.
In questa rivendicazione dei diritti di donna, di madre e di cittadina negati e cancellati, risiede, dunque, la vis innovativa del personaggio euripideo. Non a caso prototipo efficace di un modello di donna volitivo e tutt’altro che passivo e acquiescente di fronte ai dettami del potere patriarcale.

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