Messina, Assoturismo: il 60% delle imprese potrebbe non riaprire

Clara Di Palermo

Messina, Assoturismo: il 60% delle imprese potrebbe non riaprire

- giovedì 07 Maggio 2020 - 13:59
Messina, Assoturismo: il 60% delle imprese potrebbe non riaprire

Prenotazioni cancellate e nessuna previsione rosea. Il settore turistico paga lo scotto della pandemia. Nostra intervista al Presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina

Dati allarmanti, imprenditori in piena crisi, aziende che rischiano di non aprire più: il turismo è letteralmente alla canna del gas. Il Coronavirus ha colpito duramente l’economia mondiale e nel nostro paese la situazione decisamente grave. Il settore turistico, da sempre traino anche per un vasto indotto, non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel e si rischia di vedere sparire tantissime imprese con conseguente disastro anche per i livelli occupazionali.
Albergatori, ristoratori e gestori di locali di intrattenimento non hanno ancora attivato (se ma lo si potrà fare) i contratti stagionali che costituivano linfa vitale per tantissime famiglie. Molti i nuclei familiari che riuscivano a sopravvivere l’intero anno grazie ai contratti a termine che, in alcune regioni d’Italia, inclusa la Sicilia, avevano una durata fino a 7/8 mesi.
Fermato il turismo, in Sicilia, si ferma una grossa fetta dell’economia e lo spettro non è solo quello della povertà, ma anche quello dell’usura e dell’aggressione della criminalità organizzata alle aziende che erano sane. Disponendo di grossi capitali e liquidità immediata, infatti, le mafie potrebbero acquisire strutture ricettive a poco e prendere il posto dell’imprenditoria che non riceve aiuti concreti dallo Stato.
Di tutto ciò abbiamo parlato con Vittorio Messina, siciliano, imprenditore del settore ricettività, Presidente di Confesercenti Sicilia e Presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti.

Il turismo è una voce trainante della nostra economia, messa in ginocchio dal Coronavirus. Quante imprese non saranno in grado di ripartire?
“Tante, purtroppo. Abbiamo fatto un sondaggio alla vigilia dell’avvio della Fase 2 e il risultato è che il 32 per cento delle piccole e medie imprese di commercio e turismo ha detto di temere la chiusura definitiva della propria attività per via del lockdown già troppo lungo e un altro 35 per cento di chiudere se l’emergenza coronavirus dovesse protrarsi ancora. La verità è che per il settore del turismo le due percentuali possono tranquillamente sommarsi: Il 100 per cento delle aziende sa che chiuderà l’anno in passivo il 60 teme di non potere più riaprire. La pandemia ha bloccato partenze, arrivi, ha creato un clima di paura che non facilita il turismo. Possiamo dimenticarci gli arrivi dall’estero e il turismo interno è davvero poca cosa per un comparto che oggi produce in Italia in media il 13 per cento del Pil e in alcune regioni come la Sicilia è il vero motore dell’economia, sommando due punti in più rispetto alla media nazionale”.

Il Teatro Massimo di Palermo

Dati ufficiali sia dell’ufficio statistica del Comune di Palermo che dell’ISTAT, denunciano una situazione gravissima per il settore ricettivo e alberghiero a causa della pandemia. Spesso, però, questi numeri trascurano il settore del campeggio che è ancora molto amato, non solo dagli italiani. Voi che dati avete in merito?
“Assocamping, la sigla che per Confesercenti si occupa del turismo all’aria aperta, ha fornito dati allarmanti. In Sicilia, per esempio, i gestori dei campeggi denunciano il 95 per cento di disdette fino ad ottobre. I campeggi sono aziende della ricettività ma hanno peculiarità profondamente diverse da alberghi o B&B. Qualche settimana fa, Salvatore Di Modica, responsabile regionale e vice presidente nazionale di Assocamping, è intervenuto per chiedere ascolto e per prospettare le difficoltà di questo segmento. Temi che ai tavoli tecnici sono poco considerati perché, a torto, questo settore viene ritenuto di minore importanza rispetto agli altri settori della ricettività turistica. È chiaro che in queste strutture dove le aree e i servizi in comune sono un tratto distintivo, riuscire a garantire la sicurezza richiede un impegno e uno sforzo maggiore. C’è poi una questione comune a tutte le aziende ricettive: la responsabilità civile e penale che pende sulle teste degli imprenditori. Questo é il principale ostacolo che allo stato attuale determinerà la scelta della non apertura delle strutture da parte degli operatori del settore”.

L’Etna

A suo avviso, quali paesi apriranno al turismo? Regioni come la Sicilia o l’Alto Adige, le piccole isole per le quali il turismo è la principale fonte di reddito, cosa faranno? Ha sentito la proposta del M5S all’Ars, per promuovere una Sicilia Covid-free: cosa ne pensa?
“Sicuramente i luoghi dove i contagi sono stati contenuti, possono essere quelli con più attrattività e i primi a ripartire. Ma bisogna essere chiari: la stagione è compromessa. Anche se si apre agli arrivi, dubito che ci siano flussi paragonabili agli anni scorsi. Ho sentito della proposta del M5S di portare avanti una campagna che faccia passare il messaggio Sicilia –COVID free. Ma non credo che sia la strada giusta. Un messaggio di questo tipo può essere fuorviante. Quello che dobbiamo promuovere è la ricchezza di offerta culturale, paesaggistica, storica che l’Isola, come anche tante altri parti d’Italia, offre e comunicare come stanno le cose: non che siamo #Covid-Free perché questo virus ci ha insegnato che nessuno è immune, ma che qui il Coranovirus ha avuto un impatto minimo e che la Regione ha messo in campo una rete di controlli per continuare a mantenere basso il rischio di contagio e che le imprese si sono adoperate per garantire al massimo le condizioni di sicurezza”.

I turisti devono essere certificati

“Questo richiede da subito l’attivazione di misure straordinarie: ogni turista in arrivo deve essere certificato – aggiunge Messina -. I controlli agli arrivi vanno fatti a tappeto, non a campione. Se si lavora bene insieme – operatori e istituzioni – potremo iniziare a risalire la china, forse, nel 2021”.
Quali gli adempimenti immediati per far ripartire il settore?
“A rischio di sembrare banale e ripetitivo: serve liquidità. Le misure messe a punto dal Governo nazionale non hanno funzionato come avrebbero dovuto. E più di ogni altra cosa non ha funzionato il rapporto con le banche: molti dei prestiti fino a 25 mila euro da ottenere con la garanzia dello Stato, non sono stati accordati. Abbiamo fatto presente che quello che serviva erano piccoli finanziamenti a fondo perduto ma finora non ce ne sono stati. La Regione che pure in Finanziaria li aveva previsti, ora deve fare i conti col Governo Nazionale che dovrebbe destinare i Poc a questo scopo e ha già storto il naso. Le dico però anche un’altra cosa: serve che lo Stato tuteli le imprese rispetto al rischio penale e civile a cui la pandemia espone chi riapre le attività. In queste prime giornate della Fase 2, la paura in questo senso è fortissima come il timore di non riuscire a sostenere le spese lavorando al 30 per cento delle proprie potenzialità. Abbiamo ricevuto migliaia di segnalazioni da albergatori, titolari di campeggio, balneari, ristoratori. E anche da tutta l’area Igiene e Benessere”.

Noto

In molti casi, dietro l’angolo c’è lo spettro dell’usura, gestita dalla criminalità. Ma la stessa criminalità, approfittando del momento di difficoltà, potrebbe tentare di acquistare le attività turistiche a prezzi stracciati. Che supporto può dare Confesercenti?
“Noi siamo al fianco degli imprenditori dall’inizio di questa pandemia. Abbiamo creato digital desk, numeri di ascolto ma soprattutto sportelli territoriali per accompagnare e seguire le imprese nel confronto col sistema bancario ufficiale, l’Irfis e i Cofidi. Il rischio di cui Lei parla è reale ed è frutto di quello che si diceva prima, la carenza di liquidità e l’assenza di aiuti immediati. La nostra attenzione su questo tema è massima”.

Bisognerà fare un’adeguata comunicazione, alla ripresa. Quale ruolo potranno avere i social?
“Avranno un ruolo importante. Tanto più incisivo se si sarà in grado di fare sistema e lanciare un messaggio chiaro: dai siti istituzionali, quanto dagli operatori privati del comparto. Ognuno per la sua parte dovrà muoversi nella stessa direzione. I social rappresentano un pezzo della comunicazione contemporanea da cui non si può prescindere. Ma se vogliamo risalire la china occorre lavorare su più canali rafforzando l’immagine dell’Italia e dei vari territori del Paese. Lavorare in maniera glocal, globale e locale, insieme. Un’idea potrebbe essere quella di coinvolgere alcuni testimonial. Per la Sicilia penso a personalità come Fiorello, Jannuzzo, Zingaretti, ormai siciliano di adozione grazie al commissario Montalbano. La Regione ha un compito arduo ma fondamentale: tutelare gli investimenti e le quote di mercato che l’Isola è riuscita a ritagliarsi negli ultimi 10 anni”.
Le imprese hanno bisogno di liquidità: alla riapertura, quando avverrà, si troveranno con le casse vuote per i mesi di inattività ma diverse cose da pagare. Anche i dispositivi per il distanziamento, dovranno essere acquistati, ma con quali soldi? A voi non sembra che si sia parlato tanto ma fatto ben poco, fino ad ora?
“Sicuramente ci sono stati pochi interventi finora. Ci auguriamo di non dovere assistere a nuovi intoppi burocratici anche per gli sgravi sull’acquisto dei dispositivi di sicurezza. E’ stato messo a punto da Invitalia “Impresa SIcura” (Cura Italia), un bando che prevede il rimborso integrale a sportello alle imprese che hanno acquistato DPI per i dipendenti. Le prenotazioni potranno partire dall’11 maggio. Vedremo come andrà. Nel frattempo ci auguriamo che ai tanti dipendenti delle aziende costrette a chiudere per il lockdown, arrivi quantomeno la cassa integrazione”.

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