Ernest Junger, figlio del Sole, figlio della Sicilia

Redazione

Ernest Junger, figlio del Sole, figlio della Sicilia

- giovedì 21 Maggio 2020 - 07:00
Ernest Junger, figlio del Sole, figlio della Sicilia

La passione per la simbologia storica dell'Isola, per la sua tradizione letteraria e per la bellezza dei paesaggi, nelle opere di uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, Ernest Junger

Dall’archivio cartaceo n° 79 – Anno 2002

di Alberto Samonà

Ernest Junger è forse uno dei più grandi scrittori del 900. Nei suoi scritti, minoranze e avanguardie esistenziali hanno trovato una chiave per opporsi in modo integrale alle pseudo certezze di ogni epoca.
Junger il teorico della ribellione totale al mondo di oggi. L’anarca mistico di un tempo universale. Junger il nazista che osò guardare Hitler con gli occhi di chi non ha paura di non applaudirlo. Ernest il poeta. Il profondo conoscitore di ogni specie di insetto esistente al mondo. L’ambientalista asserragliato nella propria foresta fisica e spirituale. Ernest Junger il figlio del sole, che da figlio fu ossequioso verso quella terra che del sole si nutre e che dall’astro bollente si fa bruciare.
La Sicilia, tappa di un viaggio fisico, ma anche spirituale. Santuario di un pellegrinaggio silenzioso e non celebrativo.
La Sicilia e il poeta. Un binomio poco conosciuto, ma che caratterizzò la vita e parte della produzione letteraria di questo uomo del secolo scorso. Pochi sanno dell’esistenza di questo intimo rapporto che iniziò nel periodo della gioventù e mai si interruppe, nonostante quella solitudine che ha connotato la ricerca di tutta una vita.

I viaggi in Sicilia

Il poeta, come amava definirlo la sua inseparabile segretaria Inge Dahms, venne in Sicilia per ben tre volte. La prima, nel 1929. La seconda, nel 1977. La terza, nel 1984, n occasione del premio Mediterraneo, che gli venne conferito a Palermo il 30 ottobre del 1986. In questa occasione restò nel capoluogo siciliano tre giorni e fu questa l’ultima volta che il poeta e la terra di Sicilia si rincontrarono, quasi a volersi salutare prima che l’anima dell’uomo intraprendesse quell’ultimo viaggio verso il superamento della linea del meridiano 0 in direzione della libertà assoluta. Questa volta, non più soltanto dalla propria fisicità dai condizionamenti o banalmente dal divenire di ogni giorno. Libertà dalla vita stessa.

Grande considerazione per la Sicilia e per Palermo

Per la Sicilia e per Palermo, Junger ebbe sempre una considerazione, che andava ben oltre un semplice gradimento. In lui c’era quel rispetto ingenerato dalla contemplazione della forte simbologia che la Sicilia stessa ha sempre evocato con la sua storia, con il mito di Federico II e con l’immagine simbolica incarnata da quest’isola del Mediterraneo, come centro ed espressione di un confronto magistrale di molteplici tradizioni e identità. La cultura indo europea e poi quella araba, espresse in quella che, in occasione di una sua visita nella borgata marinara di Mondello nel 1929, Junger stesso definì “la magica sfera d’azione della grande potenza solare”.

Riflessioni sull’essenza siciliana

Una riflessione sull’essenza siciliana che proseguì in un giardino di alberi di limone, anche stavolta nel corso del suo primo soggiorno palermitano. Proprio tra gli alberi della borgata marinara, Junger afferma di trovarsi “a calcare spazi segretamente affini ai frutti nobili della vita umana, alle azioni eroiche, alle opere pie, ai sacrifici dell’amore. Attingiamo energia all’origine”.
Inoltre, quando nel 1986 ritirò nel capoluogo siciliano il premio Mediterraneo, parlando ad una folta platea, volle sottolineare la propria ammirazione per il romanzo il Gattopardo Di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che non è un inno al divenire progressista e relativista, ma l’amara considerazione di un mondo della bellezza e della naturalità che si spegne, per lasciare il posto al suo parto sgangherato e ipocrita. Jung stesso volle ancora ricordare, quasi assaporare nuovamente quei momenti irripetibili dei suoi viaggi di gioventù in Sicilia, che ispirarono il suo breve racconto intitolato Dalla conca d’oro e anche La lettera siciliana all’uomo nella luna. Scritti poco conosciuti anche a tanti estimatori dell’opera jungeriana.

Rispetto ascetico per la Sicilia

Non era la sua un’ammirazione turistica nei confronti della Sicilia, ma semmai espressione di un rispetto ascetico verso una terra evocativa di virtù magica e valori esterni.

L’incontro con le spoglie di Federico II

Forse uno dei momenti di più alta spiritualità della sua ultima visita siciliana fu quello vissuto all’interno della Cattedrale di Palermo, dove sono conservate le spoglie di Federico II.
Junger era accompagnato da un editore palermitano e pochi giorni dopo la sua morte volle ricordare quei momenti per suggellare lì come l’ultimo tributo del poeta alla nostra terra. In quell’incontro di Junger con Federico II sentimmo davvero una corrispondenza spirituale notevole. Lui rimase 10 minuti davanti la barra dell’imperatore con il capo leggermente chinato, noi un po’ in disparte. Era come se tornasse a sentire l’eco della concezione imperiale attraverso questo dialogo muto con Federico II.

La contemplazione

In questa immagine di rispetto e di silenzio vive quell’intima contemplazione dell’assoluto che è presente in tutta l’opera jungeriana e che accompagnò l’ultimo soggiorno palermitano di un uomo che, con le proprie intuizioni, ha saputo consegnare al mondo molto più di una semplice bibliografia.

L’apprezzamento dopo la morte

Lo Junger tornato di moda dopo la morte e apprezzato anche dai suoi detrattori, fu lo stesso che immaginò il ribelle che non guarda al successo o all’insuccesso, ma si proietta oltre, nel cerchio mistico dell’assoluto, nell’azione libera e liberata, superando con l’ultima linea di confine che lo lega alla propria cecità.

Fuori da ogni categoria e limitazione. Al di là della linea di quell’ ultimo e primo Meridiano. Verso il centro di sé stesso. L’Uno. Il Tutto.

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