Da Salaparuta a New Orleans. Le origini siciliane del jazz

Fabio Vento

Da Salaparuta a New Orleans. Le origini siciliane del jazz

- venerdì 29 Maggio 2020 - 07:00
Da Salaparuta a New Orleans. Le origini siciliane del jazz

Se è vero che il jazz nasce e prende forma per merito dalla minoranza nera in America, è altrettanto vero che la sua diffusione fuori dal “ghetto” e la sua apertura a un pubblico ampio, si devono a musicisti bianchi. In particolare, immigrati di origine siciliana. Le origini siciliane del jazz

Le origini siciliane del jazz. New Orleans, primi del ‘900. Girolamo La Rocca è un immigrato siciliano, uno dei tanti che all’America, e alle sue promesse, ha affidato le speranze per un futuro migliore. Per sopravvivere fa il ciabattino a pochi dollari al giorno. Dalla sua Salaparuta, a Trapani, ha portato una cornetta, la stessa che suonava nella banda del paese. Suo figlio, Dominic, è appena un ragazzino: un giorno, rovistando fra i ricordi del padre, scova quel misterioso strumento. E’ amore a prima vista. Ogni giorno si ritaglia ore intere per suonarlo. Il padre lo osteggia: la carriera del musicista è incerta, pensa a una professione stabile come quella del medico. Ma il figlio è testardo. E insiste. E appena una decina di anni dopo, nel 1917, con la sua Original Dixieland Jass Band, incide Livery Stable Blues, il primo disco jazz della storia. 

Le origini siciliane del jazz

Già: se è vero che il jazz nasce e prende forma per merito dalla minoranza nera in America, è altrettanto certo che la sua diffusione fuori dal “ghetto”, la sua apertura a un pubblico ampio, si devono a musicisti bianchi. E in questo è stato inestimabile il contributo degli immigrati di origine siciliana. Proprio a New Orleans, patria del jazz, approdava già dalla fine dell’Ottocento il piroscafo Montebello, che da Palermo trasportava balle di cotone ed emigranti in cerca di fortuna. Erano tempi in cui l’America, dopo aver comprato la Louisiana dai francesi, regalava la terra ai contadini disposti a coltivarla. Così capitava spesso che neri e siciliani si trovassero a stretto contatto, sperimentando i lavori più umili e, purtroppo, la stessa discriminazione. Nacque così, forse anche per “contagio”, la carriera jazz di tanti siciliani: pur non sapendo leggere la musica, avevano dalla loro una capacità di improvvisazione che li portava a sperimentare e talvolta perfino a modificare i modelli di ritmo. 

Nick La Rocca

La carriera di Dominic “Nick” La Rocca (New Orleans, 1889) iniziò in modo umile, in piccole esibizioni davanti alla cassiera del teatro vicino casa sua; solo nel 1916 entrò a far parte del gruppo di Johnny Stein, in seguito noto come Original Dixieland Jazz Band, imponendosi come leader. Successo e popolarità non tardarono ad arrivare, con lavori come il già citato Livery Stable Blues, ma anche Dixieland Jass One Step e Tiger Rag, forse la sua composizione più famosa. Il coronamento arrivò nel 1919 in Canada quando il gruppo si esibì come orchestra ufficiale per festeggiare al Savoy Hotel la firma del Trattato di Versailles, che pose fine alla Prima Guerra Mondiale: re Giorgio V ne rimase affascinato, al punto che nello stesso anno furono incisi 17 brani per la Columbia Britannica. Tornato a New York, proseguì la sua carriera fino al 1922, quando il nascente movimento contro il jazz costrinse la band a trasferirsi ad Harlem dove le leggi anti-jazz furono approvate solo nel 1925. A quel punto il gruppo, che aveva già sperimentato numerose scissioni e ricongiungimenti, si sciolse definitivamente. Dopo un ritorno sulle scene dal 1936 al 1938, si sposò ormai cinquantenne. Morì a New Orleans nel 1961: dei suoi figli solo James Dominik segue ancora oggi, da apprezzato musicista, le orme del padre. Anche lui contribuì a fondare le origini siciliane del jazz.

George Wallington

Altro grande jazzista di origini siciliane è George Wallington. Pianista e compositore, nacque a Palermo nel 1924 come Giacinto Figlia ed all’età di sette anni emigrò a New York insieme ai genitori. A soli nove anni il padre, già cantante lirico, prese a dargli le prime lezioni di solfeggio e di pianoforte. Giovanissimo iniziò ad esibirsi nei jazz club del Greenwich Village: destò l’attenzione non soltanto per l’indiscutibile talento, ma anche per la ricercatezza nel vestire che gli valse il soprannome “Lord Wallington” da cui mutuò il nome d’arte. Impostosi presto come solista di pianoforte, non meno rilevante fu il suo contributo alla composizione: suoi celebri temi jazz come Lemon Drop (inciso nel 1948 dalla big band di Woody Herman) e Godchild (inciso nel 1949 per la Capitol da Miles Davis). Fra le sue tante incisioni, sempre apprezzate dalla critica per vivacità e originalità, spiccano classici come Festival, Christine, Baby Grand. Dopo avere dato forte impulso alle origini siciliane del jazz, negli anni ’50 si ritirò dalle scene per dedicarsi all’azienda di famiglia, che commercializzava condizionatori d’aria, e all’attività di radioamatore: con una potente stazione rice-trasmittente operò da New York con la sigla “W2DSE“. Dopo un ritorno alla musica nel 1984, e l’uscita di altri tre album, morì a Miami nel 1993. 

Louis Prima

Impossibile poi non citare il noto cantante e trombettista Louis Prima. Questi nacque a New Orleans nel 1910: il padre, Anthony Di Prima, era nato anch’egli a New Orleans ma era figlio di un emigrato di Salaparuta, mentre la madre, Angelina Caravella, era arrivata ancora in fasce da Ustica. Giovanissimo la madre lo invitò allo studio del violino, ma il piccolo Anthony non tardò a scoprire la sua vera passione: la tromba. Dopo alcuni anni di gavetta iniziò a suonare nel gruppo di Leon, suo fratello maggiore, e nell’orchestra del Sanger Theater; pochi anni dopo fondò un gruppo suo, il Louis Prima’s New Orleans Gang. Nel 1934 si trasferì a New York, dove venne accolto come ospite fisso nei club più prestigiosi. Sua la celebre canzone Sing, sing, sing, che si impose presto come uno degli standard swing più eseguiti all’epoca. Storica ne fu l’interpretazione di Benny Goodman al gran finale del concerto alla Carnegie Hall del 16 gennaio 1938. Il suo album The Wildest!, registrato nel 1956 con Keely Smith, gli varrà nel 1999 il prestigioso Grammy Hall of Fame Award. Orgoglioso come pochi delle sue origini italiane, che non mancava di rimarcare ad ogni esibizione, morì a New Orleans nel 1978 per un male incurabile. 

Vito Musso

L’elenco potrebbe continuare a lungo: Vito Musso (1913-1982), sassofonista e clarinettista nato a Carini, provincia di Palermo; Phil Zito (1914-1998), batterista originario di Bisaquino, ancora nel Palermitano; Pete Rugolo (1915-2011), compositore e arrangiatore, nato a San Piero Patti in provincia di Messina. E tanti altri ancora. Un contributo, quello siciliano, che sarebbe durato ancora per tanti anni a venire: anche nel dopoguerra, con talenti del calibro di Chick Corea, messinese da parte di madre; Tony Scott, i cui genitori erano di Salemi in provincia di Trapani; e naturalmente Frank Sinatra, il cui padre era originario di Palagonia, nel Catanese. 

A che si deve questa particolare fecondità? In tanti hanno provato a rispondere, e qualcuno ne ha fatto anche materia di studio. «C’è sicuramente una sicilianità nel jazz – dichiara il regista Franco Maresco, autore di un documentario su Tony Scott – perché questi musicisti si sono formati con le musiche di famiglia, con le bande, le tarantelle. Anche i nuovi jazzisti come Pat La Barbera o Chuck Mangione sono tutti siciliani. E se i neri hanno il ritmo nel sangue, i siciliani hanno il fuoco dentro. C’è una rabbia, una storia, una tenerezza, una mediterraneità che vuol dire pathos, sentimento, grinta: tutto questo è stato trasferito in musica». O forse dipende dal fatto che, come sostiene il jazzista americano Ben Sidran, se è vero che il blues è quella musica che “ti fa sentire bene quando stai male”, di certo gli italiani sono maestri in questa arte.

Un commento

  1. Antonio Licata ha detto:

    “Io sono siciliano”.

    Così esordì Frank Sinatra nel 1987, iniziando il concerto alla Favorita di Palermo, ma non rivelò il paese di origine della sua famiglia. Dopo circa vent’anni, gli scrittori Irlandesi, Anthony Saummers e Robbyn Swan, documentarono che la famiglia Sinatra proveniva da Lercara Friddi, grosso centro della Sicilia situato a sessanta chilometri da Palermo; e nel corposo volume dal titolo “Sinatra, The Life”, pubblicato nel 2005, ne raccontano la vita, la carriera e la leggenda.

    Partendo da Ellis Island, i due scrittori nel 2002 giunsero a Lercara ed acclararono che in questo paese nacquero, si sposarono e vissero i nonni paterni, Francesco Sinatra e Rosa Saglimbeni, i quali a Lercara ebbero due figli, Isidoro e Salvatore. Poi, nel 1889 la famiglia si trasferì a Palermo, dove vennero al mondo due figlie e nel 1894 Antonino, il futuro padre del nostro Frank.

    Nel 1900 Francesco parti per gli Stati Uniti d’America, stabilendosi a New York. Lo seguirono primo Isidoro, poco dopo Salvatore e nel 1903 si ricongiunse la famiglia, che, successivamente, si trasferì a Hoboken. Qui, Antonino, divenne Anthony Martin o Marty, conobbe la moglie Natalina Garaventa, originaria della Liguria, la sposò nel giorno di San Valentino del 1913 e dalla loro unione nel 1915 nacque FRANK.

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