Franco Scaldati, per non dimenticare

Pippo La Barba

Franco Scaldati, per non dimenticare

- venerdì 26 Giugno 2020 - 10:19
Franco Scaldati, per non dimenticare

Acquisito dalla prestigiosa Fondazione Giorgio Cini di Venezia, l'archivio di Franco Scaldati ha provocato non poche reazioni. Nostra intervista esclusiva ai figli di Scaldati

L’Archivio di Franco Scaldati, l’Eduardo De Filippo di Palermo, è stato acquisito dalla prestigiosa Fondazione Giorgio Cini di Venezia.  L’evento ha suscitato reazioni contrastanti, di approvazione e di dissenso.
Abbiamo chiesto ai due figli di Scaldati, Giuseppe e Gabriele,  il loro punto di vista.

La Fondazione Giorgio Cini

L’acquisizione dell’Archivio da parte della Fondazione Giorgio Cini contribuisce secondo voi a preservare la memoria storica di Franco Scaldati?
Certamente! Questa scelta è stata molto ponderata. Ci abbiamo pensato per molto tempo, e, grazie ai consigli di tanti, adesso possiamo dire di aver scelto il meglio.

Come nasce l’operazione

Come è nata questa operazione culturale?
E’ nata grazie alla professoressa Valentina Valentini, che già cinque anni fa ci propose  questa operazione che inizialmente rifiutammo, ma con il passare del tempo sapete tutti come è finita.

Perché non ad un’istituzione locale?

Non sarebbe stato più appropriato affidare l’Archivio a un’istituzione locale come il Comune di Palermo o l’Università?
Sicuramente! Ma tra le poche proposte che abbiamo ricevuto quella della Fondazione Cini è stata la migliore, visto che tutto il materiale verrà restaurato, digitalizzato e quindi studiato dalle persone interessate.

Franco Scaldati reinterpretato

Franco Scaldati qualche anno fa è stato riproposto al grande pubblico con una serie di suoi spettacoli interpretati da giovani attori.  Secondo voi sono stati rispettati la  poetica e il linguaggio artistico?
Sicuramente le operazioni vanno fatte e devono essere fatte,  poi possono piacere come non possono piacere. Anche per questo Palermo dovrebbe avere una scuola per poter studiare la lingua e la poetica di nostro padre.

Franco Scaldati nel privato

Com’era Franco Scaldati nel privato? Libertario, francescano, rigoroso?
Era una persona normalissima, non aveva nessun atteggiamento da “intellettuale”, con lui si poteva parlare di tutto a 360 gradi; sicuramente rigoroso nel lavoro, ma nella vita privata  quel rigore scompariva come per incanto.

L’eredità morale

Che eredità morale vi ha lasciato?
L’essere persone per bene!  L’onestà e l’umiltà  che oggi sembrano due valori ormai persi.

Un talento poco valorizzato

E’ stato adeguatamente valorizzato mentre era in vita?
Assolutamente no! Meritava  molto di più.

Come lo spiegate ?
Era fuori dai circuiti politici e culturali.  Ma ha rappresentato come nessun altro l’anima popolare della città.

In che modo?

Oltre alle sue grandi qualità artistiche, riconosciutegli da tutti gli amanti del teatro, è stato uno dei pochi poeti che ha avuto questa città. Lui ha saputo raccontare una Palermo diversa da quella che siamo abituati a vedere nei nostri giorni… In ogni suo testo si può cogliere una bellissima magia che lascia il lettore e lo spettatore immerso in un mare di poesia…

3 commenti

  1. Nicola Lo Bianco ha detto:

    Fa bene Pippo la barba a far circolare il nome e l’opera di Franco. Chi lo ha conosciuto e avuto amico come me deve prendere l’impegno di farlo conoscere per il grande uomo e poeta che era. Grazie Pippo La Barba

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  2. Francesco Galioto ha detto:

    L’acquisizione dell’archivio “Scaldati” da parte della fondazione Giorgio Cini di Venezia, è cosa da accogliere col dovuto rispetto per la scelta operata dai figli, in contrapposizione alla sordità delle Istituzioni Siciliane e Palermitane in particolare.
    La valenza dell’autore, attore e regista, è indiscutibile, avendo rappresentato egli i bisogni, materiali e spirituali, degli esseri più dimenticati, degli emarginati e degli oppressi, del sottoproletariato, volutamente ignorato dalla “intellighenzia” più bacchettona palermitana e con la puzza sotto il naso. La stessa “corporazione” che solo per apparire colta, in determinati momenti ne ha condiviso parte del suo vissuto teatrale, intervenendo in qualche suo spettacolo.
    Ma purtroppo, come si evince dal profondo articolo/intervista di Pippo La Barba, “nemo profeta in patria”, anche da morto!!!
    Certo, al di là dei testi, della tematica e della poetica di Scaldati, un archivio è sempre “altro”, è fatto di carte, di scritti, annotazioni, spunti e appunti, idee e intenzioni, progetti, cose che bisognerebbe avere sottomano, a disposizione per studiare e approfondire ciò che il destino ha interrotto. Cosa che, per farlo, ora non può più essere fatta a Palermo. O no?!

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  3. Giovanna Sciacchitano ha detto:

    Bella ed esplicativa questa intervista di Pippo La Barba ai figli di Franco Scaldati. Proprio pochi giorni fa il teatro Biondo ha ricordato questo grande artista in occasione del settimo anniversario della sua scomparsa. Con grande tristezza apprendo che l’archivio della sua produzione poetica e teatrale andrà alla Fondazione Cini di Venezia che ringrazio per l’accoglienza e la cura che avranno per il nostro Scaldati..Peró non posso non rammaricarmi del fatto che le nostre istituzioni, come giustamente chiede La Barba nell’intervista, si siano lasciati sfuggire dalle mani una così preziosa occasione culturale. Grazie a Pippo La Barba e a Inchiestasicilia per la puntuale informazione

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