Il dipinto la Vergine Annunciata che scampò al terremoto del Belice

Salvo Sbacchis

Il dipinto la Vergine Annunciata che scampò al terremoto del Belice

- sabato 04 Luglio 2020 - 07:00
Il dipinto la Vergine Annunciata che scampò al terremoto del Belice

Grazie ad Antonio Salinas, allora direttore della Galleria Nazionale di Palermo, la Vergine Annunciata di Antonello da Messina si salvò dal terremoto del Belice del '68...

Molti sapranno che la Vergine Annunciata, la tavola del dipinto realizzato da Antonello da Messina nel 1475, ha come sede naturale la stanza al primo piano di Palazzo Abatellis. Meno sanno, invece, che l’Annunciata, stava prima appesa a Salaparuta in una stanza del palazzo del filosofo e filologo, monsignor Vincenzo Di Giovanni (Salaparuta, 1832-1903). Palazzo che andò distrutto nel terremoto del ’68.
Il sacerdote che teneva l’Annunziata, fu uno tra i maggiori eruditi siciliani dell’ Ottocento, e anche docente di Lettere e consigliere comunale a Palermo nel 1895. Scrisse una “Storia della filosofia in Sicilia dai tempi antichi al secolo XIX” e una “storia topografica di Palermo”.

Il Salinas


Ma, il suo nome comunque, più che per i suoi eruditi studi, rimarrà legato alla tavoletta dell’Annunziata e al Salinas.
Infatti, se non fosse stato per il Salinas, che dopo la morte del sacerdote, andò a prenderla a Salaparuta, a quest’ora, la tavoletta sarebbe andata distrutta assieme a tutte le altre suppellettili del sacerdote finite sotto le macerie del terremoto del Belice del ’68.
A raccontare del misterioso passaggio dell’Annunciata dalla casa del prete al museo Abatellis, è don Baldassarre Graffagnino, presidente del Centro di Deputazione Salitana. E questa è la sua storia.

L’eredità di monsignor Di Giovanni

Dopo la morte di monsignor Di Giovanni, avvenuta il 20 Luglio 1903 – racconta don Graffagnino – le proprietà del Di Giovanni, compresa l’Annunciata, passarono in eredità nelle mani della sorella settantenne Francesca.
Intanto nel 1904 una Commissione di esperti decretò che il dipinto era da attribuire ad Antonello da Messina, e dipinto il 1476.
I testi d’arte – dice don Graffagnino – riportano che «Quando il Di Marzo la vide in casa Colluzio a Palermo nel 1899, quando ancora era attribuita al Durer; poi passò a monsignor Di Giovanni, e poi ancora nel 1906, la cedette alla sede odierna dell’Abatellis». Ma nulla su come avvenne il trasferimento dell’Annunciata da Salaparuta a Palermo.

L’Enigma

“Com’è possibile – dice don Graffagnino – che il sacerdote abbia donato di sua volontà la tavoletta al museo se era già morto da tre anni? Solo la sorella – continua il racconto di don Graffagnino – avrebbe  potuto permettere alla tavoletta di lasciasse Salaparuta per poi diventare l’ Annunciata di Palermo.

Un enigma. Che ancora oggi divide gli eredi del Di Giovanni e l’Abatellis.

Le rimostranze dei nipoti

Eredi che nel giorno del centenario della scomparsa di monsignor Vincenzo Di Giovanni, mentre alcuni lodavano il sacerdote per il dono fatto dall’illustre concittadino alla Galleria di Palermo, i lontani nipoti dubitarono si trattasse di una donazione, in quanto non esisterebbero documenti che lo comprovassero, nemmeno tra le carte dell’ archivio di Deputazione storia patria salitana di don Graffagnino.
E su come l’Annunciata passò da Salaparuta a Palermo, i salitani, hanno la loro versione.

Le voci in Paese


In paese si racconta, che, attorno al 1904, un anno dopo la morte di monsignor Di Giovanni, partito da Palermo in calesse alla volta di Salaparuta, il dottore Antonio Salinas, allora direttore della Galleria Nazionale di Palermo, e amico dell’intanto scomparso monsignor Di Giovanni, si presentò a casa della sorella del defunto sacerdote, e durante la visita, il Salinas chiese alla sorella del sacerdote in dono uno dei quadri del sacerdote, a ricordo del caro amico scomparso; promettendole tra l’altro, di darne degna conservazione, e di affiggere una targa ricordo accanto all’ opera, che perpetuasse la memoria dell’ illustre amico; scelta che cadde proprio sull’Annunciata, che intanto era aumentata in prestigio e notorietà e prestigio, grazie agli studi del Di Marzo e del Brunelli. Ricevuta l’Annunziata, il Salinas salutò la sorella del sacerdote, avvolse la tavoletta, la mise sotto braccio, e se la portò a Palermo.
Dopo cinquant’anni dalla promessa, nel 1953, la tavoletta ricompare al museo Abatellis come l’ “Annunciata di Palermo”.

La targhetta

A ricordo di tutta questa storia – riprende don Graffagnino – rimaneva una targhetta: quella che il Salinas aveva promesso e posta accanto al quadro, con su scritto “dono di Mons. Di Giovanni”. Targhetta che una volta caduta e perduta, non venne messa più.
Non sarà certo la targhetta a dare o a togliere prestigio e notorietà al Quadro, già celebre di per sè e conosciuta in tutto il mondo. ma sicuramente servirà a ricordare i salitani non solo per il terremoto del ’68, ma anche per come l’Annunciata scampò al terremoto del Belice.

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