La vita è uno sballo. Vi raccontiamo gli adolescenti e le droghe oggi

Gabriella Scaduto

La vita è uno sballo. Vi raccontiamo gli adolescenti e le droghe oggi

- martedì 21 Luglio 2020 - 07:00
La vita è uno sballo. Vi raccontiamo gli adolescenti e le droghe oggi

La vita è uno sballo. Vi raccontiamo gli adolescenti e le droghe oggi, i pericoli e le insidie che si nascondono, anche dietro a un brano musicale

A molti di noi saranno rimasti impressi nella mente i volti di quei due adolescenti della provincia di Rieti, Gianluca e Flavio, rimasti uccisi una decina di giorni fa dall’ingestione di metadone liquido. Quanta fragilità mista ad ingenuità c’era nei loro occhi? Quanta tenerezza e pena ci hanno suscitato? Ma soprattutto, per molti genitori, quanto questa vicenda ha scatenato paura? Paura di non riuscire a controllare un fenomeno così complesso e dilagante che oggi assume dimensioni ancor più grandi a causa del coinvolgimento del web.

Mondo virtuale e rischi reali

Il mondo virtuale è troppo vasto e spesso insidioso, dove gli adolescenti trovano con un semplice click veri e propri tutorial che mostrano le procedure di preparazione di composti chimici, ormai denominati da tempo “purple drank” (bevanda viola). Si tratta di miscele liquide di facile accessibilità, ottenute mescolando codeina ad altre bevande (acqua, bibite gassate o alcool) e in alcuni casi unendo farmaci come antibiotici o antidepressivi, che generano un effetto esplosivo. Basta andare in farmacia ed acquistare il classico sciroppo per combattere la tosse, contenente proprio questa sostanza, e il gioco – si fa per dire – è fatto. La codeina insieme al metadone liquido sono oppiacei analgesici che, se assunti con queste modalità, producono un forte effetto sedativo che agisce sul Sistema Nervoso Centrale e sull’apparato cardio-circolatorio.

Percezioni ingannevoli

Rispetto dunque all’ecstasy, che è un derivato delle anfetamine dai potentissimi effetti eccitanti, codeina e metadone liquido agiscono invece rallentando il funzionamento dell’organismo e inducendo una forma di torpore; in entrambi i casi tuttavia l’esito è l’entactogenesi, ossia la percezione che tutto il mondo sia buono e meraviglioso…. No ragazzi, il mondo non è tutto buono e meraviglioso e se avete bisogno di credere per qualche ora questo, vi ritroverete prima o poi in serie difficoltà. Non si fugge dalle criticità della vita, ma si guardano in faccia e con l’aiuto degli adulti si affrontano, fino a giungere ad una soluzione!

Ma il web non è l’unica fonte ispiratrice in tema di droghe per gli adolescenti. Esistono anche potenti modelli a livello mediatico che agiscono sulla mente dei ragazzi in modo molto negativo, e tra questi vi è il Trap. Molti di voi potrebbero chiedersi “trap cosa?”. Vi spiego. Parliamo di un genere musicale che dal più noto Rap si è evoluto (Trash Rap), caratterizzandosi per basi elettroniche psichedeliche e aggressive che ricorrono all’autotune e per contenuti aggressivi e trasgressivi che spesso inneggiano alla violenza e all’assunzione di droghe, come ricerca di sollievo da una vita frustrante. Numerosi sono già solo in Italia i trapper, con migliaia e migliaia di giovani followers.

La fragilità dell’adolescenza

Detto questo, è utile capire quanto sia delicata l’adolescenza per avere una visione d’insieme del fenomeno qui discusso. Parliamo, infatti, di una fase del ciclo di vita in cui spesso imperversano emozioni e sentimenti contrastanti verso sé stessi e gli altri, dove esiste un continuo “braccio di ferro” interno tra il bisogno di affermarsi e di essere autonomi contrapposto ad un profondo senso di vulnerabilità che induce il giovane a cercare ancora una volta rifugio nelle figure genitoriali. La paura di non farcela, di non essere in grado, di sentirsi sopraffatti dalle sensazioni ambivalenti sperimentate, spinge dunque gli adolescenti a trasformarsi in “finti guerrieri”: l’armatura pesante che indossano potrà spesso impedirgli di riconoscere chi gli tende la mano per aiutarli, reputandoli paradossalmente dei nemici da combattere a tutti i costi.

Droghe mortali

Disorientamento e reattività

Non di rado accade in questi casi che un padre o una madre, disorientati, stentino a riconoscere quel ragazzo come colui che hanno messo al mondo, quasi come se si ritrovassero davanti un’altra persona. In questi difficili momenti il genitore deve cercare, se vuole essere concretamente d’aiuto per il proprio figlio, di non concentrarsi sulle provocazioni ricevute o sugli atteggiamenti aggressivi, bensì su quelle parti fragili di lui, così ben nascoste e camuffate da tanta spocchiosità, che senza alcun dubbio però esistono. Ciò non significa certamente assumere nei loro confronti un atteggiamento passivo, ma gestire con padronanza il problema e il conflitto senza perdere mai di vista l’obiettivo: raggiungere emotivamente il ragazzo per poter instaurare insieme una comunicazione funzionale e di supporto. Al centro di questa comunicazione può esserci a volte proprio il tema “droghe”. Se così non sarà, il rischio è che il giovane si ritrovi solo a combattere contro i suoi fantasmi e per difendersene svilupperà un falso senso di onnipotenza che lo porterà a percepirsi come un finto gigante e a commettere vari errori. Tra questi anche l’uso e l’abuso di sostanze droganti. In questi casi, infatti, l’identificazione con modelli mediatici distruttivi quali quelli precedentemente citati, che inneggiano alla trasgressione e all’autodistruzione, possono divenire preponderanti nella psiche dell’adolescente.

La dr.ssa Gabriella Scaduto

La presenza della famiglia

Ciò che voglio rimarcare dunque è il ruolo del contesto familiare di fronte al fenomeno droghe. Rimaniamo accanto ai nostri figli, anche quando sembrano respingerci: loro incamerano in realtà nella loro memoria la nostra presenza, anche quando sembrano volerci buttar via, anche quando svalutano e disprezzano il nostro ruolo. Osserviamoli senza atteggiamenti moralistici, ma proponendoci suggeritori di “coordinate” utili per loro e nelle loro scelte. Accostiamoci ai loro silenzi, lasciandoci sempre intravedere e mai valicando prepotentemente i loro confini. Infine, usciamo il più possibile dalle nostre quotidiane distrazioni e dalle nostre velleità narcisistiche e ricordiamoci di loro, dei nostri figli, perché il detto “chi semina raccoglie” mai è stato più vero di come lo è in questo momento.
Ai miei pazienti di tutte le età e a tutti i lettori.
Dr.ssa Gabriella Scaduto, Psicologa e Psicoterapeuta

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta