Ancora oggi… al di là dello Stretto. Il fenomeno migratorio in Sicilia

Patrizia Romano

Ancora oggi… al di là dello Stretto. Il fenomeno migratorio in Sicilia

- sabato 05 Settembre 2020 - 07:00
Ancora oggi… al di là dello Stretto. Il fenomeno migratorio in Sicilia

Voglia di evasione o di cambiamento. Ricerca di nuove esperienze? Smania di novità? Il fenomeno migratorio in Sicilia, negli ultimi anni, ha ripreso con un andamento in crescita, raggiungendo cifre non indifferenti, e trascinandosi dietro una grande ‘fuga di talenti’

Il fenomeno migratorio in Sicilia. La storia dell’emigrazione siciliana può essere distinta in due grandi fasi: il primo che va dalla fine del Diciannovesimo secolo agli inizi del ventesimo e che registra un grande esodo dei siciliani verso l’America; il secondo, che inizia intorno agli anni Cinquanta e che si prefigge come meta prevalentemente l’Europa.

Dopo un periodo di tregue, il fenomeno è di nuovo in crescita

Dopo un periodo di tregua, in cui il fenomeno si riduce notevolmente, assistiamo, negli ultimi anni, a una certa ripresa dello stesso. Certo non parliamo più di esodo di massa, ma, anche se in maniera silente, il flusso migratorio riprende. Anche se, per certi versi, cambia la tipologia di migrante, sempre di migrazione si tratta.

Il fenomeno migratorio in Sicilia in cifre

Al di là, comunque, delle battute d’arresto che il fenomeno ha registrato in certi periodi dell’ultimo decennio e a prescindere dal suo andamento altalenante, la comunità emigrata continua ad aumentare sia per nuove partenze, che proseguono, sia per crescita interna.
Per ogni cento italiani che risiedono nel nostro Paese, ce ne sono quasi nove che invece vivono all’estero.
Secondo i numeri  della Fondazione Migrantes nel suo ultimo rapporto sono infatti più o meno 5,3 milioni gli iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), che cioè hanno segnalato allo stato di essere emigrati altrove nel mondo.
Ancora come allora, la regione che registra più emigrati è la Sicilia, con 646 mila 993 unità e con una maggiore concentrazione in Europa. Tra i comuni siciliani, la provincia con il tasso più alto di emigrati è quella agrigentina, perfettamente in linea con il rapporto emigrazione/povertà.

Livello culturale

All’inizio del Duemila, comunque, il fenomeno ha assunto una diversa connotazione, perché diversa è la tipologia di emigrante. Oggi, infatti, l’emigrazione è caratterizzata prevalentemente da soggetti con un livello socio-culturale medio alto.

Ma chi sono questi siciliani che decidono di lasciare i propri natali e sondare mete d’oltralpe?

Tracciarne un identikit è molto semplice. Si tratta, prevalentemente di soggetti non più giovanissimi, anagraficamente maturi, con unità compresa tra i 25 e i 40 anni. Molti di loro, come la maggior parte di altri connazionali provenienti da altre regioni e che hanno fatto la stessa scelta, si sono spostati alla ricerca di un lavoro più ambito o per imparare una lingua. Tutti quanti, comunque, secondo studi sociologici condotti da istituti di ricerca sociale, hanno un comune denominatore: una certa irrequietezza esistenziale che si allarga alla vita affettiva, professionale, economica e personale.

Motivazioni che spingono il fenomeno migratorio in Sicilia

Voglia di evadere? Di cambiare aria? Lasciare un Paese che a volta si indossa stretto? Accrescere le proprie esperienze? Conoscere nuove realtà diverse? Misurarsi con sé stessi? Cercare il miraggio di una società più meritocratica e più aperta?

Una terra che respinge

Qualunque sia la ragione, il nodo da sciogliere rimane quello di individuare le motivazioni che spingono questi giovani a scegliere l’esodo. A prescindere dalle scelte sacro sante di cui ciascuno di noi ha diritto, non possiamo certo dire che, a ragione o a torto, si faccia nulla per trattenerli. Intanto, già costituzionalmente il nostro Paese, al di là del sole e del mare, non è certo un luogo appetibile. Quindi, per molti è meglio partire piuttosto che restare. Nell’agenda della classe politica locale, la voce composta ‘fare restare chi se ne va’ non è contemplata. L’abbandono della Sicilia, e la fuga di risorse che questo comporta, non sembra allarmare più di tanto le istituzioni. L’importante è che durante il periodo elettorale, anche pagandogli il biglietto di andata e ritorno… perché no…, i nostri connazionali fuggiti ritornino per l’occasione e adempiano il proprio dovere di cittadini italiani.

Fuga di cervelli

Soltanto lo scorso anno, si è registrato un vero e proprio boom di partenze. Il dato più allarmante è che questo esodo sta alimentando un nuovo fenomeno, a detta dei sociologi, molto grave e con pesanti ripercussioni sull’economia del nostro paese. Ci riferiamo alla ‘fuga di talenti’, o in una sua accezione più diffusa, ‘fuga di cervelli’. Un fenomeno, quest’ultimo che ha riguardato il 45 per cento, circa, dell’andamento medio complessivo del nuovo flusso migratorio. Secondo i più recenti dati dell’Anagrafe della popolazione Italiana residente all’estero (Aire), gli italiani emigrati sono passati dai 27 mila 616 espatri del 2011 ai 35 mila 435 del 2012. In un solo anno, insomma, l’emigrazione è aumentata del 30 per cento circa.

Più gli uomini

Ultima nota sul fenomeno migratorio in Sicilia è il sesso di appartenenza. Dei siciliani emigrati nell’ultimo quinquennio, il 57 per cento, circa, è rappresentato da uomini, il 44 per cento da donne. Anche l’allivellamento numerico tra i due sessi è, comunque un ulteriore chiave di lettura del nuovo fenomeno.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta