Io lo so chi siete, la storia di Antonino Agostino

Redazione

Io lo so chi siete, la storia di Antonino Agostino

- venerdì 11 Settembre 2020 - 10:30
Io lo so chi siete, la storia di Antonino Agostino

Un appuntamento, quello di oggi, per tenere desta l'attenzione su uno dei più grandi depistaggi, una storia che ancora attende verità e giustizia.

Oggi pomeriggio, alle ore 19.30 presso il Cinema De Seta, ai Cantieri culturali alla Zisa, verrà proiettato il documentario “Io lo so chi siete”, diretto da Alessandro Colizzi e scritto da Silvia Cossu, sulla storia dell’agente Antonino Agostino. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Palermo. Alla proiezione seguirà un dibattito moderato dalla giornalista Elvira Terranova al quale prenderanno parte il sindaco Leoluca Orlando, Vincenzo Agostino e la produzione del documentario.

Sinossi

Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di polizia della Questura di Palermo, è a Villagrazia di Carini con la giovane moglie incinta. Mentre entrano nella casa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella più piccola, due uomini in motocicletta li raggiungono e li crivellano di colpi. I genitori di Agostino, sentiti gli spari, corrono a soccorrerli ma non c’è più niente da fare. Nino muore tra le braccia del padre, Ida poco dopo, nel tragitto che la porta in ospedale.
La stessa notte alcuni appartenenti alle forze dell’ordine entrano nell’abitazione dei coniugi uccisi e requisiscono degli appunti manoscritti che il poliziotto teneva nascosti in un armadio. Molti ritengono essere lui l’agente che, solo un mese prima, avrebbe contribuito a sventare l’attentato all’Addaura. Ai funerali del poliziotto e della moglie sono presenti anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e in quel frangente Falcone confida a un amico: «A quel ragazzo devo la vita.»
I mandanti e gli esecutori dell’omicidio Agostino sono tuttora ignoti.
Nessun processo si è celebrato.
Carte scomparse, verbali d’interrogatorio mai più ritrovati, armadi svuotati, denunce insabbiate, ritardi, omissioni, depistaggi, e un’improbabile pista passionale seguita dagli inquirenti per mesi, caratterizzano una delle vicende più oscure dei misteri siciliani irrisolti.
Un caso che a rileggerlo, solo volendo seguire questa “mano occulta” che dagli anni Settanta fino al 1992/93, ha guidato l’alterazione di tutti gli scenari dei più gravi delitti mafiosi – quando nel trapanese operava il centro “Scorpione” dell’operazione “Stay Behind” di Gladio, all’interno del quale poi risulteranno coinvolti diversi ufficiali delle forze armate e dei servizi segreti – fa rabbrividire.
I genitori di Nino da quel tragico giorno si battono per avere giustizia. Vincenzo ha giurato sulla bara del figlio che non si sarebbe più tagliato la barba e i capelli finché non si fosse accertata la verità, e a dispetto dell’incrollabile muro di gomma che si è trovato di fronte in questi trent’anni, non si arrende, non abbandona la lotta, non si rassegna. Così, insieme alla moglie (scomparsa nel febbraio del 2019), è diventato per moltissimi cittadini un simbolo. Un simbolo di dignità e resistenza, e di devozione verso quel figlio nei cui confronti non ha mai smesso di essere padre.
Salvatore Borsellino scrive che è ormai evidente come le grandi stragi di mafia e terrorismo in Italia siano legate da un filo “che traccia un faticosissimo percorso in salita per i familiari delle vittime di quelle stragi e per i pochi, all’interno delle Istituzioni, che hanno tentato di arrivare alla verità. Un filo che racconta storie accomunate da depistaggi, isolamento, umiliazioni, bugie, dolore e tanta rabbia; e nega giustizia ai morti costringendo i parenti a sospendere il normale corso delle proprie esistenze e a improvvisarsi, egregi investigatori, giornalisti o addirittura politici.”
La lotta di Vincenzo Agostino pone in primissimo piano la questione, centrale per il nostro paese, dei familiari costretti a farsi personalmente carico della ricerca della verità in sostituzione dello Stato. E racconta in maniera inequivocabile la commistione di interessi, responsabilità e complicità intercorse tra lo Stato e la mafia in quest’arco di tempo.

Gli autori

SILVIA COSSU. Ha scritto i romanzi La vergogna (Marsilio-1999), L’abbraccio (Marsilio-2006), e con pseudonimo un romanzo per Mondadori – Strade Blu nel 2013, tradotto in tedesco (edizioni Weltbield 2014, e Bastei-Lubbe 2015). Due suoi racconti sono presenti nelle antologie I racconti delle fate sapienti (Frassinelli – 2005), e Pensiero Madre (NeoEdizioni – giugno 2016). Un suo profilo è inserito nel volume antologico Scrittrici Italiane dell’ultimo Novecento realizzato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Pari Opportunità, a cura di Neria De Giovanni (2003), e nel volume Una stanza tutta per loro, cinquantuno donne della letteratura italiana, (Avagliano 2018), a cura di Alessio Romano e Ale Di Blasio. 
Per il cinema ha partecipato al soggetto, alla sceneggiatura, e curato la produzione de L’ospite (tratto dal suo romanzo La vergogna – Festival Int. di Berlino; Montreal; Bratislava; etc 1999); Fino a farti male (Dublin Int.; Denver; Fort Lauderdale; Lecce; etc. 2005); e la commedia Crushed Lives – Il sesso dopo i figli – tutti di Alessandro Colizzi – (Cinequest Int.; WorldFest-Houston-Gold Remi Winner; Uruguay; Los Angeles Comedy Festival; etc. 2015) 
Ha anche collaborato alla realizzazione del documentario Tutte le donne di Fassbinder (1997), su cui Media Programme ha centrato il Workshop Lisbon Doc Conference – Apordoc e EDN nel 1998; del film in digitale Anna Weiss (Mostra Int. del Cinema di Venezia – Nuovi Territori 2002); e alla sceneggiatura di “77” di Francesca Pirani, cui hanno collaborato Daniela Ceselli e Giovanni Greco.
La sceneggiatura de L’ospite e il suo percorso produttivo fanno parte del volume Speriamo che sia un film, mappa di un esordio (Edizioni Papageno).
Nel 2020 ha scritto e prodotto il film-documentrario “Io lo so chi siete,” di Alessandro Colizzi.

ALESSANDRO COLIZZI. Nato a Roma nel 1962. Si laurea alla “Sapienza” in Storia e Critica del Cinema con una tesi sulla figura della donna nel cinema di R.W.Fassbinder.
Per il cinema scrive e dirige L’ospite (85 min. – 1999) tratto dal romanzo di Silvia Cossu La vergogna (Marsilio Editori) Festival: Int. di Berlino; Montreal; Bratislava; etc. Fino a farti male (94 min. – 2004) Festival: Dublin Int.; Denver; Fort Lauderdale; Lecce; etc. Crushed lives – il sesso dopo i figli (94 min. – 2015) Festival: Cinequest Int.; WorldFest – Houston – Gold Remi Winner; Uruguay; Los Angeles Comedy Festival; etc. In collaborazione con la RAI realizzazione del documentario Tutte le donne di Fassbinder (1997), su cui Media Programme ha centrato il Workshop Lisbon Doc Conference – Apordoc e EDN nel 1998. Nel 2001 dirige Anna Weiss, (45 min.) dallo spettacolo teatrale di Pier Paolo Sepe, prima traduzione italiana del testo di Mike Cullen, vincitore del Festival di Edimburgo nel 1997. Il film in formato digitale viene selezionato nel 2002 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Nuovi territori.
La sceneggiatura de L’ospite e il suo percorso produttivo fanno parte del volume Speriamo che sia un film, mappa di un esordio (Edizioni Papageno).
Nel 2020 ha diretto il film-documentrario “Io lo so chi siete”.

Ha scritto inoltre i romanzi: Il corpo di mia madre (Marsilio Editori – 2005) e Le parole mancate (Marsilio Editori – 2013).
Insegna regia presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma.

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