Le fragilità di un genio. Pirandello visto da Annamaria Andreoli

Pippo La Barba

Le fragilità di un genio. Pirandello visto da Annamaria Andreoli

- giovedì 26 Novembre 2020 - 09:16
Le fragilità di un genio. Pirandello visto da Annamaria Andreoli

Pregevole analisi della ricercatrice Annamaria Andreoli sulla vita e l’arte di Luigi Pirandello Le fragilità di un genio

Annamaria Andreoli e Luigi Pirandello. Nel suo ultimo saggio “Diventare Pirandello – L’uomo e la maschera”, edito da Mondadori, la Annamaria Andreoli compone, avvalendosi anche di documenti inediti, un impietoso ritratto umano di Pirandello. Un uomo depresso e sconfitto. Un uomo che seppe trovare la sublimazione e il riscatto solo nella genialità della scrittura. L’autrice individua nessi inscindibili tra il vissuto di Pirandello e alcune sue opere.

Il Fu Mattia Pascal

Considera per esempio il Fu Mattia Pascal un’opera autobiografica in forma paradossale. Anche altre opere teatrali, novelle e romanzi attingono a episodi della sua vita. La commedia “L’amica delle mogli” gli fu ispirata da una cugina della moglie. Per non parlare del romanzo “I vecchi e i giovani”. Romanzo, che rispecchia la dura contrapposizione con il padre, un borghese cedevole sul piano materiale, ma assolutamente indifferente all’evoluzione artistica del figlio. D’altro canto, siamo alla fine dell’Ottocento. E siamo in un contesto storico in cui per la prima volta in Europa, sulla spinta della modernità, emerge fortemente il conflitto generazionale.

La vera ispirazione di Pirandello

Secondo l’autrice, Annamaria Andreoli, la vera ispirazione artistica di Luigi è di tipo teatrale. Come pure teatrale è la sua stessa vita privata. I continui litigi con la moglie non restano confinati nell’intimità, ma danno luogo a finzioni e menzogne. Menzogne, che vengono sbandierate al padre e alla sorella Lina in una forma epistolare impropria, assomigliando più alla stesura di un copione che a una conversazione diretta.

Il ruolo della moglie nella vita dello scrittore

Una parte notevole del saggio è dedicata proprio al rapporto sempre più problematico con la moglie, sino alla pazzia di quest’ultima. Un matrimonio combinato e infelice, che è alla base di una condizione di dipendenza dalla famiglia. Già sposato e padre di due figli, Pirandello è mantenuto a Roma dal padre e dal suocero, entrambi ricchi imprenditori.

L’indipendenza economica solo a 30 anni

Solo a trent’anni, in virtù della laurea in lettere, riesce a entrare come docente presso la Facoltà di Magistero. Entra, con uno stipendio che gli consente appena di pagare l’affitto della sontuosa dimora romana. Tale condizione di subalternità gli procura immani frustrazioni. Ma, alla fine, diventa la chiave di volta del suo successo. Per compensazione, infatti, potenzia la creatività dell’artista e in definitiva consente a un piccolo borghese di diventare Pirandello.


Il successo arriva tardi

I “Sei personaggi in cerca d’autore” vengono rappresentati nel 1921, quando Pirandello ha 54 anni, ma lo consacrano finalmente esponente di rilievo della cultura europea. Segue l’anno successivo l’”Enrico IV”. Queste due opere esprimono la poetica di Luigi Pirandello. Una poetica, influenzata anche dalla psicanalisi, che configura nello sdoppiamento della personalità una forma di liberazione dai nodi insopportabili dell’esistenza. La disgregazione dell’io si evidenzia più compiutamente nel suo più famoso romanzo, “Uno, nessuno e centomila”. Romanzo, uscito nel 1925, in cui l’identità dell’individuo non viene mai percepita dal medesimo come definita ma fluttuante. Di contro, egli non si riconosce in quello che gli altri (i centomila) dicono che sia.

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