Via libera al nuovo Piano regionale dei rifiuti. Un Piano nato vecchio

Alfio La Rosa

Via libera al nuovo Piano regionale dei rifiuti. Un Piano nato vecchio

- giovedì 03 Dicembre 2020 - 10:44
Via libera al nuovo Piano regionale dei rifiuti. Un Piano nato vecchio

Nuovo Piano regionale dei rifiuti: la posizione di Federconsumatori Bene uscire dalla gestione commissariale, ma il nuovo piano potrebbe essere già vecchio

La commissione Via-Vas ha appena dato il via libera al nuovo Piano regionale dei rifiuti che adesso verrà trasmesso all’Assemblea Regionale Siciliana. Il Piano è stato giudicato dalla Commissione “conforme alla legislazione regionale, nazionale ed europea”. Secondo il Governo regionale, rappresenta un’altra tappa del percorso che porterà a chiudere con un passato fatto di continue emergenze e di gestioni commissariali.

Il nuovo Piano regionale dei rifiuti potrebbe essere nato vecchio

L’approvazione del Piano Rifiuti, certamente, pone fine a decenni di stato emergenziale del settore rifiuti. Purtroppo, però, in un certo senso, potrebbe essere “nato vecchio”. Ciò, se non sarà incentrato sui decreti legislativi di recepimento dell’ultimo pacchetto europeo di misure sull’economia circolare. Pacchetto, che ha modificato 6 direttive europee in materia di rifiuti e discariche. Tali decreti attuativi sono stati pubblicati a settembre scorso in Gazzetta Ufficiale e sono quindi legge su tutto il territorio italiano.

I nuovi obiettivi

I nuovi obiettivi previsti dalla normativa vigente non sono più incentrati (come sembra trasparire dalle dichiarazioni del Governo regionale) sul raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata (il 65%, tra l’altro, secondo la precedente normativa andava raggiunto entro il 2012) ma sulla percentuale di materiale riusato e riciclato, senza considerare il compostaggio.

Previsioni per il futuro

Entro il 2025, la soglia da raggiungere si attesta in almeno il 55% dei rifiuti urbani. Percentuale che diventerà il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Questa impostazione serve ad evitare che i cittadini facciano la differenziata ma i rifiuti finiscano poi comunque in discarica, per mancanza degli impianti “virtuosi” necessari.

Previsioni nella nuova normativa

Nella nuova normativa europea è previsto, di conseguenza, che entro il 2035 (tra 15 anni) non più del 10% dei rifiuti urbani finisca in discarica. Vietato anche portare in discarica i rifiuti provenienti da raccolta differenziata e destinati al riciclaggio o alla preparazione per il riutilizzo. Il 65% degli imballaggi dovrà essere realmente riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili dovranno essere raccolti separatamente dal 2025, i rifiuti domestici pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, olii e solventi) entro il 2022. I rifiuti biodegradabili, entro il 2023, dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio.

I nuovi piani programmatici devono adeguarsi alle nuove esigenze future

Se non ci saranno azioni conseguenti ai nuovi obiettivi nel Piano in esame della Commissione ARS e adottato dal Governo regionale, la Sicilia manterrà l’emergenza. Ma anche una pessima qualità del servizio erogato e costi ancora più elevati.​Occorre, per questo, definire subito le azioni necessarie a colmare il deficit di impianti per il trattamento dei rifiuti. Stabilire un percorso per raggiungere questi nuovi obiettivi vincolanti in materia di diminuzione, riuso, riutilizzo e riciclaggio. Non continuare a pensare agli inceneritori come unica scelta possibile anche solo per una piccolissima parte restante dei rifiuti.

Soluzioni superate e obsolete

Una soluzione semplicemente superata, obsoleta, dannosa e costosa, quella del nuovo Piano regionale dei rifiuti . L’aumento dei costi di gestione dei rifiuti a cui assistiamo da anni in Sicilia dipende principalmente dal mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. Così come ,dall’incapacità di riciclare, riutilizzare e riusare i rifiuti e, conseguentemente, dall’elevato ricorso alla discarica. Esattamente l’opposto di quanto ci chiede l’Europa. Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) la media nazionale di raccolta differenziata nel 2018 è stata pari a 58,1%. Ma in Sicilia la soglia ha raggiunto appena il 29,5%. Le famiglie siciliane pagano 389 euro in media di TARI nel 2020. La Sicilia è al secondo posto tra le Regioni dove la TARI è più cara, subito dopo la Campania con 419 euro. Tutto, ispetto ad una media nazionale pari a 300 euro.

Bisogna prendere in considerazione la nuova normativa

Federconsumatori chiede quindi al Parlamento siciliano di prendere in considerazione la nuova normativa vigente. Nonché, di promulgare una norma che istituisce un Comitato di consultazione dei consumatori e degli utenti del settore (sia a livello regionale che territoriale). Tale strumento di partecipazione democratica sarà utile a diffondere una corretta informazione sulla riduzione dei rifiuti e sulla loro differenziazione. Passo fondamentale sia per rispettare le direttive europee che per ridurre la TARI in Sicilia.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta