25 Aprile: Festa della Liberazione. Un’occasione per riflettere

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25 Aprile: Festa della Liberazione. Un’occasione per riflettere

- domenica 25 Aprile 2021 - 10:20
25 Aprile: Festa della Liberazione. Un’occasione per riflettere

25 Aprile: Festa della Liberazione. Un'occasione per riflettere, ricordando la stagione travagliata che ha condotto alla fine della Seconda guerra mondiale, partendo proprio da alcune testimonianze relative a corrispondenze epistolari

Il Cnddu, in occasione del 25 aprile: Festa della Liberazione, intende ricordare la stagione travagliata che ha condotto alla fine della Seconda guerra mondiale. Lo fa, partendo proprio da alcune testimonianze. Testimonianze, relative a corrispondenze epistolari strettamente personali che oggi assumono un valore particolarmente importante, indipendentemente dall’appartenenza politica.
Questo è il modo migliore per ricordare il 25 Aprile: Festa della Liberazione

Testi carichi di umanità

I testi proposti sono tutti caratterizzati da una toccante umanità. Proprio perché pervasi dagli affetti familiari e dai legami universali. Valori in cui tutti gli uomini possono riconoscersi e che dovrebbero costituire il comune denominatore per la costruzione di una società più giusta e solidale.

Una testimonianza dal passato valida ancora oggi

I valori che vengono espressi all’interno delle lettere costituiscono la fonte d’ispirazione su cui i padri costituenti hanno redatto la nostra Costituzione. Onestà, coraggio, libertà intellettuale, fiducia nelle istituzioni democratiche, nello studio come mezzo di emancipazione individuale soprattutto femminile, speranza nella giustizia e nel futuro. “Studia di buona lena come hai fatto finora per crearti un avvenire. Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle raccomandazioni di tuo papà e soprattutto dell’esempio di tua mamma.

Il valore dello studio

Studia non solo, per il tuo avvenire ma per essere anche più utile nella società. Se un giorno i mezzi non permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si può studiare ancora. E anche arrivare ai sommi gradi della cultura pur lavorando”. (Lettera di Eusebio Giambone, partigiano piemontese, alla figlia Gisella scritta in data 3-04-1944, Carcere giudiziario di Torino).

Piero Calamandrei nel ’55

Piero Calamandrei nel suo Discorso sulla Costituzione pronunciato a Milano nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 ne rimarcava i sacrifici. Quanti sacrifici in termini di vite umane fosse costata la Costituzione. Quanto la sua realizzazione fu determinata anche dall’apporto degli umili. Soprattutto loro lasciarono un segno indelebile della propria coerenza attraverso i propri atti e le proprie memorie. “Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.

Quanto sangue per la Costituzione

Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi. Caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento. Morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze. Che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.” (Piero Calamandrei)

Il pensiero di uomini sull’orlo della morte

È straordinario come uomini sull’orlo della morte riuscissero a conservare un pensiero così lungimirante, generoso e assertivo; la consapevolezza della propria integrità non viene mai meno e diventa monito / esempio per la condotta morale da indicare ai propri figli. “Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno. […] Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora. Te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre. Nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore. Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre”. L’ultima lettera del professore partigiano, Paolo Braccini alla figlia adorata prima di essere fucilato. (https://www.globalist.it/politics/2018/04/03/l-ultima-lettera-del-professore-partigiano-figlia-adorata-saro- fucilato-all-alba-2022093.html )

Riflettere su quel periodo

Il CNDDU propone di ripensare al periodo storico in oggetto. E lo fa, riflettendo proprio sugli aspetti umani evidenziati nei carteggi del tempo collegandoli ai valori della nostra Costituzione e della DUDU. Gli elaborati, con le relative autorizzazioni, potranno essere inviati al nostro indirizzo email: coordinamentodirittiumani@gmail.

I migliori

I migliori saranno pubblicati sui nostri canali social. “Vedi, figlia mia, in tutti questi anni non sono riuscito a ritrovare la Fede. Ma ogni volta che guardo il fazzoletto, il mio pensiero corre a quel Natale del ‘44. E, ogni volta, quasi trascinato da una forza misteriosa,​torno a ripetere la preghiera che mi insegnò mia madre: “Ave Maria, gratia plena. Dòminus tècum. Benedicta tu in mulièribus et benedictus fructus ventris tui, Jesus…”. Ritrovo così la mia giovinezza e i miei sogni, mentre rivivo le speranze di quei giorni”. (Lettera scritta dal partigiano Vladimiro Diodati, Paolo, alla figlia Milena. (https://storiedimenticate.wordpress.com/2014/12/25/quel-natale-del-44-60-anni-dopo-bellissima-lettera-di- un-partigiano-alla-sua-figlia/ )

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU 2

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